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Il ponte vecchio serve a ricordare che non siamo soli; possiamo darci appuntamento; abbiamo tempi e spazi per ragionare insieme; ci è data la grazia di non scivolare via, di non essere evasivi: ci possiamo fermare!
Pubblicato il 11 ott 2021
Visto 10.465 volte
Ma cos’ha di speciale il ponte vecchio? Ok, è molto antico e lo dice il nome stesso. Ammonimento del governatore Luca Zaia: “vecchio” è un appellativo troppo generico; è il ponte degli alpini. Punto. Certo, un qualsiasi alpino delle nostre terre, in un giorno qualsiasi, calpestando il pavimento del ponte vorrebbe pronunciare le seguenti parole: “Prometto di esserti fedele sempre, nella gioia e nel dolore, nella salute e nella malattia…”.
Non dimentichiamo le griffe prestigiose che l’opera porta con sé, i tatuaggi indelebili lasciati dalle firme dei grandi artisti: l’architetto vicentino Andrea Palladio e successivamente l’ingegnere orologiaio di Solagna, Bartolomeo Ferracina. E si potrebbe continuare a lungo un elenco di fatti e pensieri che raccontano il percorso drammatico e glorioso, esaltante e travagliato, attraverso i secoli, di un monumento nazionale. E anche il nome rimane una questione irrisolta.
Concedetemi soltanto l’attimo fuggente di una suggestione. Il ponte vecchio di Bassano è unico perché ti costringe a rallentare, a usare i piedi come mezzo di trasporto, ad aumentare il tasso di delicatezza e ad essere gentile: devi salutare le persone che incontri. È il luogo ideale per vivere momenti che hanno il sapore dell’eterno. Non puoi avere la fretta di passare all’altra riva; è uno spazio che merita il piacere della lentezza; è un ponte che serve a sostare; non è stato progettato soltanto per il transito; non a caso è l’unico ad avere un tetto; anche in caso di pioggia puoi prendere l’aperitivo e scambiare una parola con qualcuno.
Qualsiasi altro ponte appartiene al gorgo della frenesia automobilistica, accompagnata dal rumore dei clacson e dagli insulti che ogni conducente vorrebbe indirizzare a chiunque ostacoli la corsa, nell’intento esasperato e costante di ottimizzare i tempi. È un fatto istintuale sentire che l’altro è nemico, minaccia, pericolo; o semplicemente un peso.
Il ponte degli alpini invita a costruire una storia diversa, e ricorda a tutti i viandanti una verità semplice e dirompente: per misurare il valore del tempo non serve il cronometro! Nel cuore della nostra splendida cittadina esiste un ponte che incoraggia gli umani a condividere parole, sguardi, silenzi, pensieri, progetti, promesse, emozioni; ad avere il sospetto che l’altro, colui che ha opinioni diverse dalle tue, non sia necessariamente un … “rivale”; il ponte nasce perché le rive opposte abbiano finalmente uno spazio di incontro. Per realizzare tutto questo bisogna tornare a condire la vita con l’ingrediente speciale: la lentezza.
I minuti trascorsi sul ponte hanno un valore aggiunto rispetto alle ore passate a navigare nelle acque del web, frequentemente torbide e turbolente: lì è veramente difficile… “darsi la mano”! È faticoso alimentare la speranza nei flussi virtuali che diffondono odio e rancore.
Dal ponte di Bassano lo sguardo si allarga a contemplare panorami e prospettive che mostrano ancora una bellezza resiliente, antica e immortale. E viene spontaneo tornare a crederci; riattivare il cervello e le viscere, il cuore e le membra; riconoscere la forza di una vita che scorre, un patrimonio ambientale e culturale da proteggere, il futuro dei giovani da garantire, il lavoro da promuovere, le persone fragili da non abbandonare. È necessario diventare più lenti se vogliamo dare una maggiore qualità al pensiero, alla politica, al lavoro, all’amministrazione, al volontariato, a tutte le nostre interazioni.
E quando la Valsugana spara verso sud i suoi venti più gelidi, il ponte di legno ci ricorda che i conflitti e i problemi devono essere attraversati e abitati; c’è bisogno di cura, anche quando l’aria diventa irrespirabile.
Il ponte vecchio serve a ricordare che non siamo soli; possiamo darci appuntamento; abbiamo tempi e spazi per ragionare insieme; ci è data la grazia di non scivolare via, di non essere evasivi: ci possiamo fermare!
Un ponte che rallenta serve a rigenerare la polis; a guarire la società dalla fretta di giudicare, condannare, colpire, offendere, punire… a orientare in una direzione nuova i protagonismi individuali, favorendo le connessioni, evitando il lugubre scenario di un territorio frantumato da competizioni sterili.
Il ponte vecchio di legno, degli alpini, di Palladio, di Bassano… deve rimanere per sempre un’area di sosta; perché il volto di ogni persona merita il tempo di una fermata.
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