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Nuova Valsugana. Chisso: “Una risposta vera al territorio”

Il consigliere regionale PD Laura Puppato attacca: “L'ennesima lingua d'asfalto di Zaia e Chisso”. L'assessore regionale: “Non sa di cosa sta parlando”. "C'è una voragine nera da risolvere. Ci sono stati troppi morti in quella strada"

Pubblicato il 15 dic 2011
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“Mentre la realizzazione della metropolitana di superficie, opera che ridarebbe ossigeno alla mobilità quotidiana di larga parte della popolazione, si trova parcheggiata su un binario morto, Zaia e Chisso pensano a costruire l’ennesima lingua d’asfalto, che peraltro sarà percorribile solo a pedaggio. Dove sta l’interesse pubblico? Per non parlare delle conseguenze ambientali. Una su tutte: siamo sicuri che bucando il Grappa non si vadano ad inficiare le risorse acquifere che stanno sotto questa montagna?”.
E' la dichiarazione, diffusa oggi alle redazioni, del consigliere regionale del PD Laura Puppato il merito al progetto della Nuova Valsugana.
“Si tratta - ha ancora affermato la Puppato - dell’ennesima decisione presa in senso opposto ai richiami che vengono dall’Europa sul fronte dello sviluppo sostenibile.”

L'assessore regionale alla Mobilità Renato Chisso: "Nasce una struttura capace di ripagarsi senza gravare su casse pubbliche e residenti"

“Circa la Valsugana - ha replicato nel pomeriggio l'assessore regionale alla Mobilità Renato Chisso - io ho addirittura perso il conto dei morti che l’hanno insanguinata nel sciagurato tratto di Carpanè e San Nazario: forse un centinaio, di certo molte decine. Leggere la dichiarazione della consigliera Laura Puppato sulla questione mi fa pensare che, al di là del legittimo confronto politico e della diversità di posizioni, lei non sappia di cosa sta parlando”.
“Dove sta l’interesse pubblico? Ne discutiamo in cimitero, verrebbe da dire - ha dichiarato ancora Chisso -. La Valsugana, strada strategica in tutti i sensi, venne adeguata alle nuove esigenze di traffico verso la fine degli anni settanta e divenne, da Trento a Bassano, una superstrada a quattro corsie, due per senso di marcia, tranne che per una decina di terribili chilometri, che hanno funestato gli utenti e compromesso la qualità della vita delle comunità locali. I Comuni interessati, da almeno un trentennio e forse più, chiedono l’eliminazione del problema: non c’è nessuna voglia di asfalto o di cemento, c’è da risolvere una voragine nera e la richiesta delle realtà locali è fortissima”.
“I vari tentativi progettuali fatti nel corso dei decenni successivi - ha proseguito l'assessore regionale - si sono scontrati con veti degli apparti statali, che dicono no, ma non danno suggerimenti. Soluzione in destra Brenta? Non si può. Soluzione in sinistra? Non si può. Finalmente si è arrivati, circa un lustro fa, ad una ipotesi concordata ritenuta accettabile e senza veti, il cui costo, circa 700 milioni di euro, non era però sostenibile da nessuno: né dallo Stato, né dalla Regione, né tantomeno da Provincia e Comuni, né da tutti questi enti assieme.”
“Nasce qui - ha concluso Chisso - l’ipotesi di una struttura capace di ripagarsi senza gravare su casse pubbliche esauste e sui residenti. Una prima ipotesi, in destra Brenta, venne ritenuta troppo impattante. Abbiamo aperto ad una proposta alternativa, in sinistra, come chiedevano i sindaci. Ora c’è un project financing che prospetta una risposta vera, che le società proponenti ritengono sostenibile. Il problema non è di opporsi, ma farlo nel migliore dei modi per rispondere a tutte le esigenze del territorio. E’ quanto stiamo facendo”.

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