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“Dialogando”, i nuovi italiani allo specchio
Prima giornata del Festival dell’Integrazione a Bassano. Riflettori puntati su cittadinanza, religioni e imprenditoria straniera. Cimatti: “Colpito dal rifiuto di tanti Comuni all’accoglienza dei profughi”
Pubblicato il 03 giu 2011
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Suonano le note dell'inno di Mameli, associato alle immagini della firma della Costituzione, dei Mondiali dell'82, di Sofia Loren, di Roberto Benigni.
Si alzano tutti in piedi, compresi i giovani delle “seconde generazioni”, figli di immigrati stranieri nati in Italia o arrivati in Italia da piccoli, a cui la manifestazione si rivolge prima di tutti.
Inizia così “Dialogando”, la grande scommessa del Comune di Bassano del Grappa sui temi dell'integrazione affidata all'organizzazione dell'associazione Dialoghi Asolani presieduta da Pietro Piccinetti.
Il dibattito di "Dialogando" dedicato al confronto tra religioni (foto Alessandro Tich)
Il sindaco Cimatti, nell'introdurre i lavori, coglie la palla al balzo. “Sono colpito - afferma al microfono della Sala Jacopo Da Ponte, sede dell'evento - dai così tanti Comuni che hanno espresso il loro rifiuto all'accoglienza dei profughi dal Nord Africa. Ciò è possibile per la carenza di leggi che permette alle Amministrazioni di non prendere seriamente in considerazione il problema. La politica deve fare in modo che i Comuni non debbano avere degli alibi in situazioni come questa.”
“Con questa iniziativa - aggiunge il primo cittadino - Bassano del Grappa intende candidarsi ad essere centro di discussione sul tema dell'integrazione. Abbiamo il dieci per cento di immigrati sul nostro territorio. Gli immigrati vanno inseriti e integrati sin dall'inizio e per questo ci vuole flessibilità e un sostegno, anche in termini normativi, da parte della politica.”
“Il problema della politica non è essere d'accordo coi fenomeni, ma saperli governare e non subirli. La politica deve smettere di vivere di rendita sulle posizioni di parte.” - replica, nel primo panel di discussione, l'on. Andrea Sarubbi del Partito Democratico, primo firmatario della nuova proposta di legge sulla cittadinanza, sottoscritta da una cinquantina di deputati di area trasversale, che propone il conferimento della cittadinanza italiana ai bambini nati in Italia da genitori stranieri residenti in Italia da almeno cinque anni, oppure - anche per i bambini giunti in Italia da piccoli - al termine di un ciclo scolastico.
“Nel 1993 - spiega ancora Sarubbi - nascevano in Italia 7000 bambini stranieri all'anno. Oggi sono 78.500. Ogni ora, cioè, nascono 9 bambini stranieri ed entro le due ore di questa mattinata ne saranno nati 18. Sono tutti italiani di fatto, ma non italiani per la legge. E allora dobbiamo decidere se dobbiamo convivere con questo problema oppure risolverlo. Oggi la legge sulla cittadinanza è basata sullo "ius sanguinis", e cioè sul Dna: l'italianità di uno straniero, al compimento dei 18 anni, è riconosciuta solo se ha qualche avo italiano. Se non c'è questo requisito, peraltro molto raro, un ragazzo che è cresciuto, che ha studiato nel nostro paese e che parla la nostra lingua a 18 anni deve avere il permesso di soggiorno. Bisogna applicare il principio dello "ius soli" come negli Stati Uniti: chi nasce qui deve avere il diritto alla cittadinanza. O bisogna rassegnarsi al destino di essere ospiti a vita?”.
“L’Italia di oggi - afferma Khaled Fouad Allam. docente di Sociologia del mondo musulmano e editorialista del “Sole 24 ore” - è ancora legata allo "ius sanguinis" e fa fatica a passare allo "ius soli", che invece corrisponderebbe meglio al mondo che si sta configurando nel rapporto tra identità e territorio. Non bisogna ragionare sull’islam, bisogna ragionare sulla capacità dei musulmani ad integrarsi. Bisogna strutturare un islam italiano anche con la formazione di imam che si identifichino con ciò che è la storia culturale di questo paese. L’Europa si è basata tutta sull'identificazione tra identità e territorio, tra identità e territorialità. Oggi tutto questo non funziona più. Andiamo verso una diaspora tra popoli e culture e questa diaspora deve trovare una configurazione politica. Servono spazi di aggregazione e riflessione, ci vuole un dibattito, una narrazione.”
Temi estremamente attuali, come gli argomenti discussi nella sessione pomeridiana che ha affrontato le questioni del “ruolo per le religioni in Italia” (con gli interventi di Ahmed Gianpiero Vincenzo, presidente degli Intellettuali Musulmani Italiani; Tobia Zevi, presidente dell’associazione di cultura ebraica Hans Jonas; Augusto D’Angelo, docente di Storia Contemporanea all’Università La Sapienza di Roma; Paolo Branca, docente di Lingua e Letteratura Araba all’Università Cattolica di Milano e Markus Kinke, professore associato di Etica Sociale Cristiana) e del “ruolo degli imprenditori stranieri nel nostro Paese” (interventi di Luca Artesi, managing director di Babel Tv; Francesco Bernardi, presidente del raggruppamento di Bassano dell’Associazione Industriali; Andrea Orlandini, presidente di Extrabanca; Marian Mocanu, vicepresidente Lega dei Rumeni in Italia e Carlo Brugnoli, docente di Economia aziendale della Bocconi).
L'unica nota stonata della prima giornata di “Dialogando”, a fronte degli interessanti contenuti e dell'alto livello degli interventi, è stata la partecipazione del pubblico.
Presenti in platea una settantina di “giovani cervelli” provenienti da tutta Italia, rappresentanti di associazioni e delle istituzioni. Ma gli spettatori bassanesi - vuoi per il ponte del 2 giugno, vuoi per il limitato appeal delle tematiche legate all'immigrazione nel Veneto laborioso - hanno disertato l'incontro. La qualità della partecipazione è stata assicurata, ma non la quantità. Un segno di quanto la strada dell'integrazione sia ancora lunga e tortuosa.
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