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Sbatti il mostro in prima pagina
L'architetto Antonio Guglielmini interviene sulla nuova trave reticolare in acciaio inox che sta per essere montata alla base del Ponte. “Un autentico mostro metallico”
Pubblicato il 03 mar 2019
Visto 13.355 volte
Sbatti il mostro in prima pagina. Mi riferisco alle “travi monster” in acciaio inox che stanno per essere montate alla base del Ponte di Bassano, in variante d'opera rispetto all'originario progetto esecutivo strutturale del prof. ing. Claudio Modena.
“Travi monster” è l'appellativo con cui l'architetto bassanese Antonio Guglielmini, noto osservatore critico delle vicissitudini della Pontenovela, definisce la nuova trave reticolare di fondazione prevista per l'intervento di restauro.
L'argomento è oggetto di una riflessione che l'arch. Guglielmini ha trasmesso in redazione e che pubblichiamo di seguito:
Foto Alessandro Tich
PONTE VECCHIO
Io non sono in linea di principio contrario all’utilizzo di materiali moderni o tecnologie che le nostre conoscenze di oggi ci permettono di adottare negli interventi di restauro, purché comunque si rispetti la storia del bene su cui si interviene.
Questo intervento invece, che non chiamerei più di restauro, va contro la storia del nostro Ponte, va contro la storia della nostra Città che ha sempre avuto nel merito un ruolo primario, sin da quando il 31 marzo 1568, dopo la travolgente piena dell’anno prima che travolse l’esistente, il Consiglio Cittadino rifiutò la soluzione di un Ponte in pietra inizialmente proposta dal Palladio: il Ponte doveva essere “refatto et costrutto nel modo et forma che era il precedente menato via dalla Brenta...”!
Il Palladio fu quindi allora costretto a rifarlo in legno rispettando il passato, la storia, oggi invece siamo noi Cittadini costretti a subire un progetto che non rispetta affatto la storia.
Sta infatti entrando nel vivo quella scelta progettuale condotta in perfetta autonomia e solitudine dall’Amministrazione Comunale senza alcun confronto con la Città, e senza alcun confronto con altre possibili soluzioni: questo è il “nostro” progetto, e non importa la sua storia, non ci importa il vostro pensiero, così è che vi piaccia o meno.
Ponetevi ora solo una domanda: cosa rimarrà, dopo questo pesante e invasivo intervento di alta ingegneria, del modello strutturale del Ponte in legno inizialmente progettato dal Palladio?
Sarà ancora come prima?
E tutto questo per che cosa?
Per consentire che questo Ponte, simbolo della nostra Città nel Mondo, e non solo, possa avere un futuro pluricentenario privo di deformazioni future e con minimi interventi di manutenzione nel tempo?
Ridurre i futuri costi d’intervento quindi, questo è il vero obiettivo, in spregio alla storia e all’importanza del bene culturale giunto a noi dal passato.
Ma allora nel futuro che cosa potrà essere apprezzato, il progetto originario del Palladio, il rifacimento del Ferracina piuttosto che di Casarotti, oppure la odierna rivisitazione strutturale voluta da questa Amministrazione?
In fondo dopo 450 anni dalla costruzione del Palladio questo Ponte ligneo è stato interamente ricostruito 3 volte, di cui 2 a seguito di eventi bellici (1813 e 1945) e solo 1 per le piene del Brenta (1748).
Nel 1966 si piegò ma resistette al suo posto!
Certo, si chiamerà ancora Ponte degli Alpini, o Ponte Vecchio, o come vorrete voi.
Dov'è allora il problema, c'è un problema?
Sono ormai quattro anni, da quando questo progetto ha avuto luce, che cerco di dare il mio contributo, e non solo io onestamente, per una sua rivisitazione, ma purtroppo inutilmente.
Mi piacerebbe ora che tutti aprissero gli occhi e valutassero con serenità ed obiettività quello che sta accadendo.
E sarà anche facile farlo, dal momento che tra pochi giorni i primi 2 mostri metallici saranno posti in opera.
La nuova trave reticolare di fondazione, una per ogni stilata del Ponte, è un unico elemento in tubi di acciaio inox lungo circa 12 metri e alto almeno 120-130 cm.
Non poserà più primariamente sulle 8 teste di palo esistenti per ogni stilata, come previsto dal progetto del prof. Modena, bensì in una unica campata su due nuovi plinti in calcestruzzo che sono appena stati eseguiti a monte e a valle delle stilate.
Tutta un’altra cosa, molto peggio di quanto inizialmente previsto, un autentico mostro metallico.
Una sorta di trave ponte che reggerà a sua volta la struttura del Ponte.
E la ormai arcinota trave di soglia del Casarotti del 1821 che fine farà?
Nel progetto Modena la trave del Casarotti era mantenuta nella sua attuale posizione, al centro della nuova struttura metallica, in asse con le colonne e nella sua attuale posizione verticale, come avvolta ed inglobata dalla nuova struttura di fondazione metallica, privata però di alcuna funzione statica.
Una soluzione molto complessa e di difficile realizzazione, ma comprensibile.
Nel mostro che hanno invece realizzato in variante come voluto dall’impresa appaltatrice la vecchia trave non potrà essere inserita al suo interno, non è previsto infatti alcun alloggiamento e l’eventuale inserimento non risulterebbe più in asse verticale con le colonne e nemmeno alla sua quota iniziale, semplicemente buttata li a caso, come una salma in un loculo.
Con questa soluzione hanno sconvolto la storia e distrutto per sempre ogni memoria della secolare struttura lignea di fondazione del nostro Ponte!
E queste mostruose travi in acciaio inox si vedranno, non si vedranno?
Da quanto mi risulta la trave reticolare dovrebbe essere installata in modo che la quota media dell'acqua del Brenta non sommerga la scatola di appoggio delle colonne lignee sulla reticolare stessa.
Anche secondo il progetto del prof. Modena la base di appoggio delle colonne lignee sulla reticolare non era previsto fosse sommersa dalla quota media dell'acqua del Brenta, e il livello dell’acqua era indicato pari a circa 130 cm dall’alveo.
In questi giorni a Ca' Barzizza il livello idrometrico del Brenta registra un'altezza di circa 75 cm!
E allora come la mettiamo se la portata del Brenta dovesse scendere sensibilmente sotto a questi valori, con conseguenze anche sul livello dell'acqua sotto al ponte, come è già accaduto più volte in passato?
È pur vero che superiormente sarà riproposta la banchina in legno, e quindi guardando ortogonalmente dall’alto in basso non si noterà nulla, ma lateralmente non ci sarà, e non ci potrà essere, alcuna copertura, e quindi la trave reticolare in acciaio risulterà completamente scoperta e perfettamente visibile.
Non oso pensare quindi quello che si potrà vedere nei periodi estivi di magra del Brenta, ed in ogni caso l'acqua del Brenta mi risulta essere ancora trasparente, per fortuna. Secondo voi quindi questa struttura in acciaio inox, luccicante come uno specchio, come apparirà con i riflessi del sole nell'acqua?
Vedremo, buona visione a tutti.
Antonio Guglielmini
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