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Oro nero a Bassano
Il gruppo orafo “Balestra” nel mirino della Guardia di Finanza. Scoperte fatture false per 448 milioni di euro, una base imponibile evasa di 204 milioni, Iva evasa per 40 milioni e la “strana” vendita di una lussuosa villa a Porto Rotondo
Pubblicato il 19 mag 2011
Visto 8.168 volte
Un giacimento di oro nero. Non si tratta di petrolio, ma di un vorticoso giro di milioni di euro sottratti al Fisco dal gruppo “Balestra”, storica azienda del bassanese, fra le più antiche e rinomate imprese orafe del distretto vicentino.
E' il clamoroso esito dell'indagine denominata “Gold Vision” condotta dai finanzieri del Nucleo di Polizia Tributaria della Guardia di Finanza di Vicenza, coordinati dal PM dott.ssa Monica Mazza dalla Procura della Repubblica di Bassano del Grappa, e conclusa con la denuncia di 12 persone indagate e accusate, a vario titolo, di falso in bilancio, emissione ed utilizzo di fatture fittizie, mendacio bancario e favoreggiamento personale.
Una complessa e articolata operazione che ha permesso di segnalare all'Autorità Giudiziaria tre ex amministratori, un dipendente e cinque professionisti succedutisi nel collegio sindacale della “Balestra 1882” S.p.a. (ora in liquidazione) di Bassano del Grappa fra il 2001 e il 2007, gli ex amministratori unici delle società “Vicenzaoro” S.r.l. (anch’essa in liquidazione), già con sede a Vicenza e ora a Bassano del Grappa, “Sibeor” S.r.l. di Vicenza e “Magnum” di Vicenza - queste ultime due fuse per incorporazione alla fine del 2006 nella “Balestra” S.p.a. - e tre professionisti appartenenti al collegio sindacale di “Vicenzaoro” S.r.l.
I militari del Nucleo di Polizia Tributaria della Guardia di Finanza di Vicenza
Gli accertamenti delle Fiamme Gialle - attraverso sette verifiche fiscali, di cui quattro a carico di società, risultate tutte evasori paratotali e tre nei confronti di altrettante persone fisiche, due delle quali per alcune annualità sono risultati evasori totali - hanno portato alla luce fatture e ricevute false per circa 448 milioni di euro, costi indeducibili per circa 200 milioni (di cui 180 per utilizzo di fatture false) da recuperare a tassazione e redditi non dichiarati per circa 4 milioni di euro: per un totale di base imponibile evasa al Fisco di 204 milioni e di Iva evasa per quasi 40 milioni di euro.
Ma non è tutto: la Guardia di Finanza ha infatti accertato “l'occultamento di corrispettivo” ai fini dell'imposta di registro di 4,8 milioni di euro, relativo alla cessione di una lussuosa villa a Porto Rotondo ceduta al valore dichiarato di 10 milioni ma in realtà venduta per la cifra di 14,8 milioni di euro. Il costoso immobile era stato acquistato da una società con sede a Ravenna, formalmente amministrata da un cipriota, dietro la quale si celerebbero gli interessi di investitori russi. Accertate inoltre, nei confronti degli indagati, disponibilità finanziarie detenute all'estero e mai dichiarate, per tre annualità dal 2007 al 2009, per complessivi 14,4 milioni.
Nel giro illecito scoperchiato dai finanziari rientra anche la sottrazione di oltre una tonnellata (circa 1.115 chilogrammi) di oro fino, a suo tempo assegnato dalle banche alla “Balestra 1882” S.p.a. in prestito d'uso perché lo lavorasse: l'oro, in realtà, era stato sottratto alla società tramite l'emissione di documenti di trasporto fittizi.
Dulcis in fundo, il sequestro preventivo di circa 3,2 milioni di euro, corrispondenti ad Iva indebitamente detratta a seguito di fatture fittizie per operazioni inesistenti nel corso del 2007.
Le investigazioni hanno preso il via nel 2009, quando - nell'ambito del costante monitoraggio del settore orafo svolto dal Nucleo di Polizia Tributaria di Vicenza - erano emersi diversi elementi di criticità nei bilanci della “Balestra 1882” S.p.a.
L'approfondimento delle indagini aveva individuato numerosissime operazioni commerciali, relative alla compravendita di oreficeria lavorata, effettuate tramite l'emissione di documenti di trasporto dell'oro - rivelatisi poi fittizi - tra la Balestra e le altre tre imprese del medesimo gruppo societario. Carte false che, in realtà, avevano lo scopo di mascherare l'ammanco fisico di oro in magazzino, dovuto alle cessioni in nero effettuate nel corso degli anni.
Nonostante le difficoltà finanziarie delle società del Gruppo, i soci si erano comunque assicurati un “bonus” dalla vendita di alcuni assets personali, effettuata per sanare la difficile situazione finanziaria di “Balestra 1882” S.p.a. e “Vicenzaoro S.r.l.”: da qui la vendita della lussuosa villa di Porto Rotondo, già di proprietà dei soci della “Balestra 1882” S.p.a.
Il sequestro delle somme è frutto dell’attività d’intelligence degli investigatori e del coordinamento con le strutture nazionali che si occupano del monitoraggio delle movimentazioni di capitali (l’Unità di Informazione Finanziaria che opera presso la Banca d’Italia), le quali, prima di Natale, avevano allertato il Nucleo Speciale di Polizia Valutaria della Guardia di Finanza su movimenti di somme dalla Svizzera, riconducibili agli indagati, che stavano per rientrare nel territorio nazionale per essere depositate presso un conto bancario in essere presso un istituto di credito vicentino.
Appreso che, successivamente al bonifico sul conto italiano, gran parte delle somme sarebbero state oggetto di prelievo, le Fiamme Gialle hanno immediatamente richiesto all’Autorità Giudiziaria il sequestro preventivo delle somme stesse a tutela degli interessi erariali. Successivamente, sono state avviate attività di rogatoria all’estero, ancora in corso di svolgimento.
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