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“A” come amianto

“Amianto: problemi ambientali e sanitari”. Un incontro a Romano d'Ezzelino. E intanto il Comune, dopo la bonifica dei manufatti in amianto nelle case private, annuncia la mappatura delle coperture in eternit degli edifici pubblici e produttivi

Pubblicato il 11 giu 2010
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E' stato uno dei materiali più usati nell'industria del secolo scorso, finché, negli anni '90 - dopo la scoperta dei gravi danni per la salute umana provocati dalle sue fibre, se respirate nell'aria - la produzione e la vendita sono state vietate.
Ma l'amianto, chiamato anche absesto, è ancora - e abbondantemente - tra noi. Nelle case, negli edifici pubblici, nei capannoni industriali: dalle coperture ondulate in cemento amianto (il famoso “eternit”) ai più diversi e disparati prodotti realizzati prima del 1992 e che riguardano soprattutto l'edilizia e l'impiantistica come - solo per citarne alcuni - tettoie, pannelli isolanti, pareti divisorie, rivestimenti di tubi e caldaie, intonaci, prefabbricati, guarnizioni, controsoffittature.
“Finché non si è avvertita la pericolosità sanitaria dell'amianto, se ne è fatta man bassa.” - ha affermato il dott. Alessandro Bizzotto, responsabile del servizio di Vigilanza Ambientale dell'ARPAV di Vicenza, intervenuto come relatore - assieme al dott. Francesco Bravo, della Vigilanza Ambientale ARPAV e al dr. Maurizio Sforzi, direttore del Dipartimento di Prevenzione dell'Ulss n.3 - a un incontro-dibattito con la cittadinanza dal titolo “Amianto: problemi ambientali e sanitari”.

Il sindaco di Romano Rossella Olivo introduce l'incontro informativo sui problemi ambientali e sanitari dell'amianto

L'appuntamento, ospitato alla Chiesetta Torre di S.Giacomo, è stato organizzato dal Comune di Romano di Ezzelino a seguito del progetto “Amianto: togliamocelo dalla testa...e non solo”, l'iniziativa promossa nel 2009 dall'Amministrazione comunale ezzelina per la raccolta e la bonifica di piccole quantità di materiale in amianto nelle case private dei cittadini. Con un ottimo risultato: grazie all'azione lanciata dal Comune - come ha riferito l'assessore all'Ecologia Giuseppe Saretta - sono stati raccolti dalle abitazioni e smaltiti ben 9840 chili di manufatti in amianto.
Un progetto - come ha annunciato nell'occasione l'assessore alle Attività Produttive Massimo Ronchi - che ora passa alla “fase 2”: con la mappatura delle coperture in eternit degli edifici pubblici e produttivi del territorio comunale alla quale, nel 2011, seguiranno gli interventi di bonifica più urgenti. “Salvo Tremonti” - ha puntualizzato Ronchi, in vista dei tanto temuti tagli alle risorse comunali.
“L'amianto non è in realtà un problema ambientale - ha spiegato all'incontro il dott. Bizzotto -. E' inerte, non interagisce con l'acqua e gran parte delle condotte degli acquedotti è stata costruita in cemento amianto. Se in tempi recenti il cemento amianto non fosse stato classificato come rifiuto pericoloso, non ricadrebbe nella normativa ambientale. Ma se le sue fibre si liberano nell'aria allora diventa un problema sanitario. E' stato utilizzato fino agli anni '90, con il massimo utilizzo tra gli anni '50 e '70. Il suo divieto di impiego è in vigore dagli anni '90 e oggi i materiali in amianto non possono essere più venduti. Ma non c'è il divieto, per i prodotti in amianto già esistenti, di mantenerli in utilizzo.”
Il vero problema, oggi, è dunque lo stato di conservazione in cui versano i manufatti in amianto che ci troviamo in casa, in giardino, in azienda.
Se l'amianto è “compatto” - e può essere sbriciolato solo con l'impiego di attrezzi meccanici - non esistono particolari rischi per la salute. Se invece l'amianto è “friabile” e può ridursi facilmente in polvere, oppure è danneggiato o deteriorato, vuol dire che le sue fibre sono debolmente legate e possono liberarsi nell'aria, rimanendovi in sospensione anche a lungo e pertanto facilmente inalabili.
Quali dunque i comportamenti da attuare? “Stabilire se l'amianto è di matrice compatta o friabile, evitare danneggiamenti e abrasioni e effettuare il programma di controllo e manutenzione previsto dalle normative.” “Ma io consiglio sempre - ha detto Bizzotto - la rimozione totale del manufatto, per evitare il rilascio di fibre e problemi per gli anni futuri.”
“Le fibre di amianto che vengono inalate - ha affermato il dr. Maurizio Sforzi - entrano nei polmoni e vi rimangono inalterate, senza degradarsi, anche per decenni. Le malattie che ne conseguono sono principalmente tre. La prima è l'“absestosi”: una malattia professionale, con un'incubazione di una decina d'anni, che causa insufficienza respiratoria e colpisce chi è stato a lungo esposto all'amianto e che oggi non vediamo quasi più. C'è poi il tumore al polmone, che avviene anche per esposizioni basse o molto basse a fibre di amianto e ha una latenza di 20-40 anni. C'è infine il mesotelioma pleurico, tumore maligno pure causato dall'inalazione di fibre a dosi basse o molto basse, con un tempo di latenza fino a 40 anni.” “Il tumore ai polmoni e il mesotelioma da fibre di amianto, per il loro lungo tempo di latenza, ci interesseranno ancora per molti anni - ha sottolineato il dr. Sforzi -. Nel Veneto, negli ultimi dieci anni, i casi di mesotelioma pleurico sono raddoppiati e continueranno ad aumentare fino al 2030-2040.”
Individuare e rimuovere i manufatti danneggiati in amianto, per i relatori, è dunque “una politica intelligente rispetto ai nostri figli e ai nostri nipoti”. Ben vengano iniziative come quella del Comune di Romano, anche se servirebbe “una regia sovracomunale, e almeno provinciale” per coordinare una più vasta politica di bonifica dell'amianto sul territorio.

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