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"Togliamo il disturbo". Firmato: Bifrangi.
Già lo scorso anno si era parlato della possibilità che l’azienda metalmeccanica di Mussolente - specializzata nello stampaggio a caldo dell’acciaio - potesse chiudere i battenti e trasferirsi altrove.
Ebbene, quella che pareva una lontana ipotesi è diventata realtà. Sul tavolo del Presidente del Consiglio di amministrazione dell’azienda, comm. Francesco Biasion, sono arrivate di recente ben cinque proposte di trasferimento da parte del Governo della Repubblica Ceca. “Si tratta di offerte alle quali difficilmente si può dire di no - afferma Biasion - perché oltre all’ampiezza delle diverse aree che mi sono state proposte, so che la Bifrangi può contare su una collaborazione estesa fra politici e soggetti privati, cosa che attualmente qui a Mussolente non riscontro”.
La sede della Bifrangi SpA a Mussolente
A far decidere il comm. Biasion per la chiusura dello stabilimento di Mussolente che attualmente dà lavoro a 450 dipendenti, ed il suo trasferimento nell’Europa dell’Est, è l’accanimento, come lui sostiene, “della precedente e di questa Amministrazione locale nei confronti della sua azienda e delle sue richieste in materia di edilizia.”
La Bifrangi - la cui storia a Mussolente affonda le radici sin dall' 800 - rappresenta una realtà industriale di prim'ordine. Con i componenti che escono dalle sue presse, fornisce prodotti di alta tecnologia ad aziende di valore mondiale come la NSK, la Caterpillar ed Skf, la John Deere, senza parlare di altre case automobilistiche di fama internazionale. Oltre che a Mussolente ha ramificazioni in Inghilterra, a Lincoln e a Sheffield, nelle cui fabbriche lavorano altri 400 dipendenti. “Nonostante la crisi che ci ha costretto a ridurre il fatturato quasi del cinquanta per cento - spiega Biasion - non abbiamo mandato a casa un solo dipendente e la cassa integrazione è stata richiesta soltanto nel primo semestre dello scorso anno”.
La delusione più grossa che ha fatto scattare la molla della chiusura dello stabilimento di Mussolente - informa un comunicato dell'azienda - è stato “il lungo tergiversare dell’Amministrazione comunale in merito all’ampliamento di un capannone ove installare un maglio per lo stampaggio dell’acciaio più grande al mondo, che avrebbe richiesto un investimento di cento milioni di euro e che avrebbe offerto alla Bifrangi l’opportunità di entrare nel mercato della componentistica aerospaziale”.
Tale macchinario da 55 mila tonnellate avrebbe assicurato all’azienda un futuro di sviluppo con la creazione di nuovi posti di lavoro, sia diretti che a favore dell’indotto che si sarebbe creato nel territorio. Ora quella pressa è già funzionante a Houston , negli Stati Uniti, ed è stata installata a tempo di record.
“Noi avevamo avuto tutte le garanzie possibili ed immaginabili che quel maglio non avrebbe arrecato danno né disturbo - sottolinea il comm. Biasion - in quanto avevamo presentato tutta una serie di documentazioni atte a dimostrarlo ed avevamo ottemperato a qualsivoglia indicazioni che ci erano giunte dagli organismi preposti al rilascio delle autorizzazioni necessarie. Nonostante questo , a tempo scaduto, dal Comune è arrivata soltanto una bozza di convenzione da firmare senza riserve”.
Ma non è soltanto questo a muovere lo scontento del Presidente della Bifrangi. L’elenco è piuttosto lungo e va dal sequestro del terreno attiguo alla fabbrica, avvenuto lo scorso anno ad opera di agenti della polizia locale, al “no” alla costruzione di alloggi da mettere a disposizione dei lavoratori extracomunitari o provenienti da altre regioni, fino alla decisione del Comune di inserire nel Piano Regolatore una strada, che doveva passare attraverso i capannoni della ditta stessa.
Tra gli altri progetti dell'azienda bloccati dal Comune: la realizzazione di una serra per la coltivazione di ortaggi da mettere a disposizione degli anziani del paese e la riqualificazione a scopo residenziale della vecchia sede della Bifrangi in Borgo Faveri. L'azienda, infine, è stata anche denunciata all'Agenzia delle Entrate per una recinzione con rete metallica e pali in legno.
“E’ tutto un susseguirsi di divieti e di intralci - aggiunge il comm. Biasion - che mi fanno capire che arrechiamo solo disturbo, che gli amministratori non vedono l’ora che ce ne andiamo. Tutto questo accanimento, fra l’altro, costringe l’azienda a subire un oneroso e complesso contenzioso giudiziario, anche se, a tutt’oggi, l’esito è sempre stato a favore della Bifrangi sconfessando in tal modo l’operato della pubblica amministrazione”.
“Sia chiaro - aggiunge il Presidente della Bifrangi - che non ho mai chiesto nulla di più di quello che è già stato ampiamente concesso ad altri, o quello che la legge ci consente di fare, senza sollecitare o pretendere favoritismi. Ritengo che, specialmente in momenti di crisi come l’attuale, compito di un’Amministrazione sia quello di agevolare il più possibile, ovviamente entro i limiti del legale e del lecito, un’azienda che non chiede altro di potersi sviluppare e di lavorare in santa pace. Questo purtroppo ormai da anni non ci è concesso ed allora, se le cose stanno così, meglio togliere il disturbo”.
“Ecco il motivo - conclude - per cui la Bifrangi può accogliere con favore le offerte della Repubblica Ceca e quindi programmare, in base ad una risposta che si augura pubblica, da parte dell’Amministrazione, i tempi di dismissione dell’azienda per trasferire all’Est tutti i macchinari.”
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