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Acqua privatizzata, rivoluzione in vista all'ETRA
Con la nuova legge approvata oggi la società di gestione del servizio idrico, a capitale totalmente pubblico, dovrà cedere il 40% delle sue quote ai privati
Pubblicato il 20 nov 2009
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Diventa legge la privatizzazione dell'acqua. La Camera ha dato oggi il via libera definitivo al decreto legge Ronchi. già approvato al Senato, che rivoluziona alcuni aspetti della gestione delle risorse ambientali tra le quali il servizio idrico.
Il provvedimento - accompagnato da una clamorosa protesta dei rappresentanti del “Forum dei movimenti per l'Acqua” davanti a Montecitorio - contiene una novità sostanziale: tutte le gestioni cosiddette “in house” dei servizi pubblici di acquedotto (nelle quali le pubbliche amministrazioni realizzano le attività di loro competenza attraverso propri organismi, e non tramite fornitori esterni) dovranno tutte decadere entro il 31 dicembre 2011, a meno che entro questa data la società che gestisce il servizio idrico non sia per il 40% affidata a privati.
Secondo i contestatori del Forum - affiancati da Antonio Di Pietro che sulla nuova legge intende proporre un referendum - “potranno proseguire fino alla naturale estinzione del contratto solo quelle società in house che si trasformeranno in una società mista con un 40% in mano ai privati. Di fatto con l'attuale formulazione della legge si obbligano gli enti locali a mettere sul mercato l'acqua”.
Gestione del servizio idrico, spazio al business privato
Anche ETRA SpA - la holding che attualmente gestisce il servizio idrico nel Bassanese, sull'Altopiano di Asiago e nell'Alta Padovana - sarà coinvolta in pieno in queste trasformazioni.
La proprietà di ETRA è infatti totalmente pubblica, e i suoi soci sono 75 Comuni delle province di Vicenza, Padova e Treviso.
“Le nuove disposizioni - dichiara l'on. Manuela Lanzarin, sindaco di Rosà, nel suo ruolo di presidente del Consiglio di sorveglianza di ETRA - mantengono la proprietà delle reti e degli impianti in capo agli enti locali, mentre prevedono nuove forme per la gestione del servizio, con spazi anche ai privati.” “Crediamo che i cambiamenti - continua Lanzarin - debbano puntare a salvaguardare l'efficienza e la qualità del servizio dove queste siano già presenti, e migliorarle dove non sono ancora stati raggiunti standard adeguati.”
“Nel nostro territorio e in molti altri casi, soprattutto nel Nord Italia - afferma ancora il deputato e sindaco di Rosà - società interamente pubbliche hanno saputo dare risultati molto positivi. Questo importante capitale non può andare perduto.”
Sulla questione-acqua nel nostro territorio si aprono ora nuovi scenari. Fino ad oggi la gestione del servizio idrico è stata affidata dall'autorità di bacino Ato Brenta direttamente a ETRA, senza effettuare gare di appalto, secondo la modalità “in house”.
Nel prossimo futuro invece Ato Brenta dovrà indire una gara a cui potrebbero partecipare società sia private, sia miste che pubbliche: su queste ultime, tuttavia, penderebbe la scadenza del 2011.
In alternativa, è possibile la prosecuzione della convenzione tra Ato e ETRA fino alla naturale scadenza, a patto che nei prossimi due anni i Comuni soci di ETRA cedano almeno il 40% del capitale ai privati.
“Ora che la norma ha preso la sua forma definitiva - conclude Manuela Lanzarin - affronteremo questo delicatissimo tema con i sindaci dei Comuni proprietari di ETRA e con Ato Brenta.”
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