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“Il voto agli immigrati? E' l'ultimo passo per l'integrazione e non il primo”

Intervento dell'assessore provinciale all'Immigrazione, la leghista bassanese Maria Nives Stevan. “Non vorrei che da questo primo passo si passasse a ben altro”

Pubblicato il 22 set 2009
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“Le dichiarazioni del Presidente della Camera On. Fini sulla concessione del diritto di voto in Italia ai cittadini provenienti da Paesi estranei alla UE ha suscitato diverse reazioni, a cui aggiungo il mio parere”. Inizia così il testo di un comunicato diffuso alle redazioni dall'assessore provinciale all'Immigrazione e Emigrazione, ai Servizi Sociali e all'Integrazione, la bassanese Maria Nives Stevan (Lega Nord).
“Sulla stessa linea dell’On. Fini - continua l'assessore Stevan - trovo la collega Martini prof. Morena dalla quale divergo completamente e a gran voce, anche se legata da rapporti di stima e di amicizia; le sue dichiarazioni rilasciate anche attraverso stampa in merito all’argomento specifico non mi trovano assolutamente d’accordo.”
“Non concordo neppure - sostiene l'esponente politico leghista - con la prof. Paola Facchinello, capo gruppo di “Un’altra Bassano” in consiglio comunale della città del Grappa che, in vista del rinnovo dei comitati di quartiere propone di ammettere alla consultazione elettorale anche gli immigrati regolari residenti."

L'assessore provinciale Maria Nives Stevan: "mantenere le leggi vigenti sulla concessione della cittadinanza italiana"

"Sono per il NO a questa concessione - afferma Stevan - come espresso in consiglio comunale anche dagli esponenti della Lega Nord della mia Sezione di Bassano, principalmente per l’enorme differenza di cultura che ci divide - vedi i continui e i recenti terribili fatti che si susseguono - anche se parte di loro, sotto alcuni aspetti, sta cercando di integrarsi. Non vorrei che da questo primo passo si passasse a ben altro.”
Secondo Maria Nives Stevan “il diritto di voto è strettamente connesso con la cittadinanza e inseparabile da essa. La legge vigente è molto ben fatta, perché concede ai soli italiani il voto politico ed estende ai cittadini della UE il voto amministrativo, ove previsto. A chi possiede una cittadinanza diversa da quelle previste, non è dato, giustamente, il diritto di votare.
Perché giustamente? Perché il voto è l’ultimo, non il primo, passo per l’integrazione. Esso è il momento culminante dell’esercizio della sovranità popolare e spetta a chi questa sovranità la ha guadagnata e meritata. Noi cittadini italiani ce l’abbiamo non per fortuna, perché non siamo nati qua per caso. Noi siamo nati dall’amore tra i nostri padri e le nostre madri, discesi dall’amore dei nostri nonni, scaturiti dall’amore dei nostri avi. Essi ci hanno conquistato il diritto di voto e la cittadinanza che lo implica, con un pesante tributo di sangue, sudore e lacrime.”
“Sono bassanese, di una città che molto ha sofferto per la democrazia e per la cittadinanza che ne permette l’esistenza - dichiara ancora l'assessore provinciale -. Il martirio dei miei concittadini e delle mie concittadine non può venire considerato come l’acqua del Brenta, che scorre e passa. Il sangue non è acqua!
Agli extracomunitari giunga l’augurio di benvenuto, quando sono regolari e rispettosi delle nostre leggi. Leggi che sono frutto di due millenni di riflessioni in ambito cristiano, poi assunte anche in ambiente secolarizzato. Democrazia è un concetto che non si limita all’attribuzione del potere attraverso l’esercizio della facoltà del voto, perché allora anche Saddam era un democratico, e lo sarebbero anche la Turchia, l’Iran e l’Afghanistan.
Democrazia significa invece “potere del popolo”, cioè il riconoscimento per tutti e per ciascuno di una serie ben definita di diritti, tutele, uguaglianze, poteri, facoltà e libertà sanciti dalla legge, la quale è prodotta da un sistema etico figlio di una mentalità informata da un preciso orientamento metafisico. Sono queste le radici cristiane di cui si parla tanto, talvolta a sproposito.”
“La mia idea - conclude Stevan - è, pertanto, di mantenere le leggi vigenti sulla concessione della cittadinanza italiana, per la loro giustizia equilibrata. Se non altro, perché furono emanate e concepite da una classe politica molto più preparata di quella attuale, oltre che forgiata dalle sofferenze di quella guerra di cui la mia città è stata testimone e protagonista.”

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