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Laura Vicenzi
Giornalista
Bassanonet.it
Alla Fondazione The Bank, le opere giovani e potenti di Ensemble _2026
Nella sede di via Marinali, inaugurata l'esposizione, visitabile fino al 30 settembre. Un evento da caratura e visibilità nazionali, apparso poco valorizzato dalle istituzioni culturali locali
Pubblicato il 24 mag 2026
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Inaugurata sabato 23 maggio, “Ensemble _2026” accoglierà negli spazi della Fondazione The Bank ETS – Istituto per gli Studi sulla Pittura Contemporanea di Bassano fino al 30 settembre.
Nell’allestimento, opere di un centinaio di artisti viventi under 40 italiani, o che hanno scelto come territorio di espressione il nostro Paese, i cui lavori vanno a tracciare una mappa sentimentale dell’Italia contemporanea costruita attraverso il linguaggio della pittura.
L’iniziativa, realizzata con il patrocinio di Regione del Veneto, Provincia di Vicenza e Comune di Bassano, ha la finalità di creare un “osservatorio biennale sulla pittura emergente in Italia”, a cura della Fondazione bassanese.
“Ensemble _2026”, inaugurata sabato 23 maggio alla Fondazione The Bank ETS
Nell’ex sede della Banca Commerciale Italiana di via Marinali è operativo un laboratorio aperto che indaga in modo autorevole le nuove direzioni della pittura italiana. Un evento culturale di prim’ordine, capace di risuonare a livello nazionale, che però sul piano della partecipazione istituzionale locale è parso poco valorizzato, aspetto che ha suscitato qualche riflessione tra i presenti, considerando il profilo dell’iniziativa e gli obiettivi ambiziosi riguardanti il settore culturale espressi a nome della Città.
Nata nell’agosto 2023 e presieduta dal collezionista bassanese Antonio Menon, la Fondazione affonda le proprie radici nella raccolta “The Bank”, avviata nel 2001 e allestita dal 2019 negli spazi recuperati dell’ex filiale bancaria. Oggi la Fondazione si presenta come una delle poche istituzioni italiane dedicate esclusivamente alla pittura contemporanea, con una programmazione orientata alla ricerca, alla formazione specialistica e alla valorizzazione dei linguaggi emergenti.
L’apertura della nuova mostra, che segue il fortunato progetto espositivo che da Gonzalo Borondo arrivava fino all’artista cinese He Wei, ha richiamato in città numerosi artisti, addetti ai lavori, collezionisti, studenti e appassionati d’arte.
Curata da Cesare Biasini Selvaggi – critico, curatore indipendente, direttore editoriale della storica Exibart, da anni impegnato nell’analisi delle nuove tendenze e nella valorizzazione dei linguaggi artistici delle ultime generazioni — la mostra costruisce un’esposizione corale, dove a essere privilegiata è la pluralità delle voci e delle ricerche.
Sono presenti nomi già quotati, con all’attivo la partecipazione a Biennali e Quadriennali di prestigio, e artisti meno esperti, ma con un potenziale di crescita ben evidente.
Il riferimento all’“Ensemble” richiama in quest’ottica il principio del “diritto all’Insieme” promosso storicamente dal Salon d’Automne di Parigi, esperienza che a inizio Novecento rivoluzionò il sistema espositivo europeo, in opposizione all’accademismo ufficiale.
L’allestimento restituisce questa idea di coralità, incentrato a valorizzare una polifonia di sguardi inediti che attraversano l’intera penisola e che collimano armonicamente in diverse opere, pur ciascuna ammirabile nella propria inconfondibile identità. Il pentagramma rappresentato nel manifesto ne è emblema.
Collocati al centro l’umano e la figura umana, sono presenti tutti i generi classici rivisitati – ritratto, paesaggio, natura morta – e contaminazioni di tecniche e materiali. Molte opere si offrono al pubblico come efficaci dispositivi narrativi: ricambiano lo sguardo del visitatore scimmie solitarie e occhi pensanti di babbuino, corpi felini e volti umani assenti, che raccontano cadute alla Burroughs; si vaga tra campi da tennis abitati da falene, scorci onirici e vedute su vette taglienti, fiumi che si annodano come cordoni ombelicali; giovani donne si rivelano alla notte e novelli San Sebastiano finiscono trafitti da traiettorie di proiettili - all’approfondimento sulle opere di alcuni artisti sarà dedicato un successivo articolo.
«Negli ultimi dieci anni, la pittura è tornata al centro dell’attenzione critica e del mercato — ha affermato il curatore —, e si assiste a un rinnovato interesse verso la pittura emergente».
Il territorio è storicamente legato alla tradizione manifatturiera e artigianale, ma ha dato i natali ed è stato officina di Maestri illustri, le cui opere si possono ammirare nei Musei di tutto il mondo, le nostre “eccellenze a Km 0”, come è stato evidenziato dal curatore.
Guardando alla pittura emergente veneta, alla cui rappresentanza in mostra ha lavorato anche Simone Ceschin, emerge una sensibilità specifica, “legata soprattutto alla dimensione intima e malinconica della figurazione, all’attenzione per la materia e per il tempo sedimentato sulle superfici”.
È emersa nel corso della presentazione anche la tematica della cura: esercitare e coltivare una sensibilità artistica attiene alla facoltà di pensare-narrare di sé, e da ciò discende la possibilità di generare senso, direzione e significato, per sé e per gli altri. Menon ha in proposito accennato all’esperienza di Dance Well, accolta negli spazi della Fondazione.
La mostra è visitabile il sabato e la domenica dalle ore 16 alle ore 19, oppure su appuntamento. L’ingresso è gratuito. Chiusura estiva: dal 20 luglio al 6 settembre compresi.
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