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Il mio regno per un cavallo
Fenomenologia del consigliere comunale Gianluca Pietrosante, solista della politica bassanese
Pubblicato il 25 mag 2021
Visto 8.441 volte
Qualche giorno fa, smartphone in mano, scrollando svogliatamente su Facebook, mi sono improvvisamente imbattuto sulla foto di un cavaliere senza macchia e senza paura.
Una sorta di condottiero della Pedemontana, in groppa al suo cavallo con posa altera: un po' Gattamelata, un po' Bartolomeo Colleoni. Dopo qualche istante mi sono accorto chi era quel cavallerizzo protagonista, assieme al cavallo, di cotanto monumento equestre vivente: Gianluca Pietrosante, consigliere comunale di maggioranza a Bassano nella lista #Pavan Sindaco, responsabile provinciale per la Cultura di Fratelli d'Italia, già presidente dell'associazione Destra Brenta eccetera eccetera. Accade che Pietrosante abbia cominciato a frequentare un corso di equitazione in un maneggio della nostra zona.
Me lo ha confermato lui stesso e, a quanto pare, non ha mancato di immortalare subito il suo nuovo look da Raimondo d'Inzeo de noialtri a beneficio dei social.
Gianluca Pietrosante a lezione di equitazione
Il consigliere comunale - ben conscio del fatto, conoscendomi, che ciò costituisce un rischio - mi ha poi mandato ancora altre sue foto della serie A Horse With No Name. In una di queste, sempre in groppa al suo fido destriero, indossa persino gli occhiali da sole, benchè il cielo sia marcatamente nuvoloso: veramente il top.
Non so se Pietrosante, subentrato in consiglio comunale lo scorso novembre, si sia reso conto che l'amministrazione della cosa pubblica sia un percorso ad ostacoli e abbia quindi scelto di avviarsi a questo sport di conseguenza. Fatto sta che vederlo sopra un cavallo, per quella che è una disciplina individuale per antonomasia, è un'immagine che rappresenta perfettamente il suo ruolo da solista fin qui svolto nella politica cittadina:
condottiero di sé stesso, con i piedi in due staffe (Fratelli d'Italia e #Pavan Sindaco), refrattario alle briglie. Che sia un rompiscatole è risaputo e lo riconosce, con un certo compiacimento, anche lui. Tutto quello che non rientra nella sua visione delle cose viene da lui bollato come “politicamente corretto”. Ha persino scritto un libro, Obstinate Contra, che porta come sottotitolo: “contro la dittatura del politicamente corretto”.
Immigrazione, cultura di genere, europeismo, famiglia aperta, società senza confini: sono alcuni dei capisaldi di quello che lui chiama “il pensiero unico diretto dalla élite progressista” che “attenta alla libertà del pensiero individuale” e che pone chi ha opinioni diverse (come lui) “in una disagevole condizione di esclusione e di isolamento”.
Da qui il suo attacco contro il “conformismo di sinistra”, all'ideale guida del Settimo Cavalleggeri dei politicamente scorretti. Così si spiega l'atto politico-amministrativo che, fino adesso, ne ha contraddistinto le gesta all'ippodromo di via Matteotti.
Nei tre anni che restano di mandato amministrativo Gianluca Pietrosante farà sicuramente tante altre cose, ma per molto tempo resterà prigioniero della associazione di idee che lui stesso ha creato. Ovvero: Pietrosante = Ddl Zan. Un abbinamento automatico.
Lo scorso marzo l'ex esponente di Forza Nuova ha presentato e ha fatto approvare in consiglio comunale una mozione che impegna il sindaco a farsi portavoce, presso il Parlamento e presso la Commissione Giustizia del Senato, del dissenso all'approvazione del disegno di legge nazionale che prevede severe misure di prevenzione e contrasto della discriminazione e della violenza “per motivi fondati sul sesso, sul genere, sull’orientamento sessuale, sull’identità di genere e sulla disabilità”. Ne ho già scritto tanto e qui non serve che approfondisca ulteriormente la cosa. Ricordo solo lo tsunami di reazioni avverse all'atto consiliare da parte del mondo della politica, dei sindacati, dell'associazionismo e della società civile. Politicamente corretti versus Pietrosante. Qualcuno ha contestato l'iniziativa dell'esponente FdI come “una proposta del secolo scorso”, qualcun altro ha definito il provvedimento “pericoloso e dannoso” e c'è chi ha parlato persino di “ritorno al Medioevo”, provocando nel presentatore della mozione - che ha una specializzazione post laurea in Storia del Medioevo - probabilmente anche soddisfazione.
Altro che segno di Zorro, il vendicatore mascherato che compiva le sue imprese sempre a cavallo: il consigliere di #Pavan Sindaco è stato definitivamente inquadrato nel sentiment generale come “quello della mozione” e, fino a nuovo ordine, continuerà a trovarsi appiccicato addosso il segno di Zan.
Non vorrei però che il nostro cavaliere senza macchia e senza paura, nei prossimi tre anni di mandato amministrativo, ecceda in queste battaglie ideologiche che sicuramente lo gratificano dal punto di vista mediatico, ma rischiano di isolarlo sul fronte politico, benchè parte attiva di una squadra di coalizione, in questa sua propensione a fare il “battitore libero” anche fin troppo. Il rischio, cioè, è di trovarsi nella situazione del Riccardo III di Shakespeare, che rimasto solo e senza destriero in mezzo al campo di battaglia, pronuncia la celebre frase: “Un cavallo! Un cavallo! Il mio regno per un cavallo!”.
In realtà nella tragedia shakespeariana Riccardo III finisce male: certamente il nostro giovane consigliere di maggioranza ha invece la capacità e i numeri per evitare di andare eccessivamente fuori dalle righe, per non rimanere da solo con il cerino della destra in mano e per restare in sella, nel gran maneggio del Palazzo comunale, fino all'ultimo.
Comunque sia, il fatto di aver preso a cavalcare costituisce per Gianluca Pietrosante un'abile mossa preventiva. Sopra un cavallo lui ci sta già andando e pertanto nessuno, fra i tanti che non la pensano come lui, potrà mai dirgli di darsi all'ippica.
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