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P.P.E. n. 4 Parolini (ex Piano Mar): l'infinita storia finisce in tribunale. I proprietari insistono nel non firmare la Convenzione Urbanistica se non con l'inserimento di due medie strutture di vendita e l'amministrazione di Bassano ricorre al Tar

Pubblicato il 25 mag 2020
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Quando Mar fa rima con Tar. Ritorna periodicamente di attualità l'infinita vicenda del P.P.E. n. 4 Parolini di Bassano del Grappa (ai più noto come “ex Piano Mar”), che sta bloccando lo sviluppo urbanistico dell'importante “brano di città” a ridosso della ferrovia dai tempi gloriosi e ormai preistorici delle Torri di Portoghesi. Una questione il cui numero di spine fa impallidire d'invidia anche i roseti più dotati e che da 11 anni a questa parte (dall'elezione del sindaco Cimatti nel 2009 ad oggi) procede in equilibrio instabile sul filo del rasoio dei rapporti tra i proprietari privati dell'area e l'amministrazione comunale.
Inutile ripercorrere tutte le puntate di questa ennesima telenovela bassanese, faremmo le ore piccole. Per cui iniziamo dall'ultimo atto (per il momento) della vicenda: l'amministrazione Pavan, con apposita delibera di giunta, ha approvato la proposizione di un ricorso al Tar contro i proprietari privati dell'area: Numeria SGR Spa, Iniziativa Parolini Srl, Floria Piva e Lodovico Barettoni. Tre di questi (Numeria, Iniziativa Parolini e Piva) nel 2012 avevano presentato al Comune di Bassano una “proposta di accordo pubblico/privato”, denominato “Area Parolini”, riguardante la riqualificazione urbanistica della zona con l'impegno, per la parte privata, di realizzare a proprie spese la nuova strada, parallela alla ferrovia, di collegamento tra largo Parolini e via Ca' Baroncello.
La vicenda ha poi attraversato tutti i passaggi del lungo iter amministrativo (recepimento dell'atto di accordo; variante al Piano degli Interventi; approvazione del P.P.E., Piano Particolareggiato Esecutivo ecc. ecc.) fino a che non si è giunti al “nodo” della Convenzione Urbanistica Generale, di cui il Comune ha richiesto la firma ai privati, con vari solleciti e diffide, dal 2017 in poi. Le cose hanno cominciato a complicarsi a inizio 2018, quando di fronte a una richiesta di Numeria SGR di proroga del termine per la stipula dell'atto, il sindaco Poletto rinnovava l'invito formale ai privati ad adempiere alle obbligazioni assunte “riservandosi di adire le vie legali per il ristoro di eventuali danni provocati dal ritardo negli adempimenti in parola”. Nello stesso anno sempre Numeria aveva presentato alla giunta comunale una “proposta di sviluppo operativo” per l'insediamento nell'area di due medie strutture di vendita di 2500 mq ciascuna: proposta ritenuta “non percorribile” dalla giunta dell'epoca.

Un'ipotesi progettuale per la riqualificazione edilizia dell'Area Parolini (archivio Bassanonet)

Ne è seguito un ulteriore ping-pong tra i solleciti dell'amministrazione comunale e la condizione posta da Numeria per la sottoscrizione della Convenzione. Il contenzioso tra le parti si è quindi trascinato fino ai giorni nostri. Risale allo scorso 20 aprile un nuovo documento di Numeria SGR S.p.A, la quale ha dichiarato “la sua disponibilità a stipulare la Convenzione soltanto per il caso in cui venga consentita la realizzazione di due medie strutture di vendita di 2500 mq ciascuna, ritenendo illegittimo il diniego espresso dal Comune perché in contrasto con le previsioni dell'Accordo del 21/01/2013 e prospettando una richiesta risarcitoria in caso di risoluzione dell'Accordo e di conseguente revoca del PPE”.
È l'atto che ha fatto suonare i campanelli di allarme in via Matteotti. La giunta comunale, “tenuto conto della complessità delle questioni e anche al fine di non esporre il Comune di Bassano del Grappa a contenziosi risarcitori”, ha pertanto deciso di presentare ricorso al Tribunale Amministrativo Regionale del Veneto contro i quattro proprietari privati dell'area. L'oggetto del ricorso è “l'accertamento dell'inadempimento delle ditte lottizzanti all'obbligo di stipulare la Convenzione in forza dell'accordo pubblico privato denominato Area Parolini, con relativa condanna all'adempimento”. Il governo cittadino ha conferito a tale scopo l'incarico di rappresentanza e difesa legale all'avv. Sergio Dal Prà di Padova, per un impegno di spesa complessivo lordo di 9.185,85 euro.
Il pluriennale braccio di ferro tra Comune e privati alza dunque l'asticella. E per l'atteso piano urbanistico si tratta comunque di una MARcia indietro. Il contenzioso in atto, al di là del suo esito giuridico-legale (comunque impugnabile in appello al Consiglio di Stato), rischia infatti di posticipare la soluzione della già infinita controversia alle calende greche.

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