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Cromo 6 spacciato
Partiti i lavori di bonifica definitiva del sito ex Galvanica P.M. di Tezze sul Brenta, fonte della disastrosa contaminazione da cromo esavalente scoperta nel 2001. Sopralluogo dell’assessore regionale Marcato: “Qui scriviamo la parola fine”
Pubblicato il 25 mag 2024
Visto 13.252 volte
Questa triste vicenda ha avuto inizio nel lontano 1977, è “esplosa” nel 2001, ha generato indagini, strascichi giudiziari e relative condanne e solo a ripercorrerne i momenti salienti si scriverebbe un libro.
È la storia di uno dei più gravi inquinamenti ambientali nella storia del Veneto e non solo e la sua origine è ubicata in via Tre Case 67 nel Comune di Tezze sul Brenta.
Qui aveva sede l’impresa di cromatura Galvanica P.M., chiusa per fallimento nel 2003, precedentemente Tricom S.p.A e ancora prima Cromatura Zampierin S.a.s.
Foto Alessandro Tich
Per anni, da questo sito industriale sono stati sversati nel terreno i rifiuti liquidi della cromatura dei metalli contenenti sostanze nocive tra le quali il nichel e il cromo 6 alias cromo esavalente, contaminando gravemente i suoli e la falda acquifera.
Solo dopo la chiusura dell’azienda, grazie a una serie di indagini e carotaggi, era stata individuata la fonte della contaminazione nel reparto galvanico, per una superficie di circa 2000 metri quadrati.
Sono seguiti anni di interventi per la messa in sicurezza della falda acquifera mediante una barriera idraulica e di test pilota in loco per individuare la miscela chimica da iniettare nel sottosuolo fino alla profondità di 23,50 mt. allo scopo di neutralizzare il cromo esavalente.
La Regione Veneto è intervenuta con numerosi provvedimenti per un totale di oltre 13,6 milioni di euro su un totale di 14,7 milioni previsti per il risanamento e la bonifica del sito inquinato.
E siamo arrivati finalmente ad oggi. È partito infatti il secondo e definitivo stralcio dell’intervento di bonifica e di messa in sicurezza permanente del sito contaminato.
Il progetto operativo è stato redatto, su incarico del Comune di Tezze sul Brenta,
dalla ditta ex Golder Associates S.r.l. di Torino, ora WSP Italia.
Sempre il Comune di Tezze sul Brenta, a seguito di gara a rilevanza comunitaria, ha aggiudicato l’appalto dei lavori al Raggruppamento Temporaneo di Imprese costituito dalla ditta Vippell S.r.l. di Cagliari e Hexa Green S.r.l. di Noale, per la somma di 6.515.193,19 euro oneri di sicurezza compresi, a fronte di un importo complessivo dell’opera di 7.844.722,72 euro.
I lavori sono finanziati per 6 milioni di euro dalla Regione Veneto, assegnati a valere sulle risorse della Legge Speciale per Venezia, ricadendo Tezze sul Brenta nel territorio del Bacino Scolante nella Laguna di Venezia.
Altri 1.844.772,22 euro sono stati attinti dalle risorse del Ministero dell’Ambiente.
Lo scoro 27 novembre si è proceduto con la consegna dei lavori, la cui conclusione è prevista con il collaudo finale entro l’8 luglio 2026.
Per cercare di spiegarlo in parole comprensibili, l’intervento di bonifica definitiva del sito consiste nella realizzazione di una specie di “sarcofago” in miscela di acqua-cemento e bentonite per confinare l’area contaminata da cromo 6 e di un “tappo” di fondo.
Una volta realizzata la grande “scatola”, si procederà con l’iniezione attraverso 1816 fori di una sostanza “riducente”, il polisolfuro di calcio (CaS4), in grado di rendere inerte il cromo esavalente in modo che non possa più disciogliersi nell’acqua di falda contaminandola.
Queste e altre cose vengono illustrate dal direttore dei lavori Roberto Pedron all’assessore regionale allo Sviluppo economico ed Energia Roberto Marcato, che assieme al presidente del consiglio regionale Roberto Ciambetti e accompagnato dai tecnici della Regione e da tutti i soggetti coinvolti nel progetto, effettua un sopralluogo nel sito della ex Galvanica P.M. per visionare di persona l’andamento dei lavori.
“Siamo qua per verificare lo stato dell’arte e vedere i tempi di esecuzione - dichiara Marcato a Bassanonet - perché questo è uno dei siti più attenzionati della Regione Veneto ed è uno degli interventi più costosi della Regione nella sua storia. Stiamo parlando un intervento coi fondi regionali della Legge Speciale per Venezia di 13,6 milioni di euro su un totale di 14,7.”
“Un impegno finanziario enorme - aggiunge Marcato -, ma d’altronde questo è uno dei siti più delicati per quanto riguarda il cromo esavalente del nostro territorio. Questo afferisce alla Legge Speciale per Venezia perché poi gli inquinanti di questo sito rischiano di arrivare fino al bacino scolante e poi nella Laguna di Venezia.”
Ma in che fase siamo esattamente adesso dell’intervento di risanamento del sito?
Lo chiedo al direttore dei lavori Roberto Pedron.
“L’intervento di bonifica si può riassumere in due componenti - mi spiega -. Uno di messa in sicurezza e uno di bonifica in senso stretto. La messa in sicurezza, che è già stata avviata con il barrieramento idraulico che sta gestendo Etra, sarà completata con l’intervento di isolamento della sorgente di contaminazione. E quindi in questo momento stiamo realizzando i diaframmi perimetrali che arrivano fino alla falda, circa a 22 metri di profondità.”
“Andremo a realizzare il “tappo” di fondo a 22 metri - prosegue il tecnico - e poi all’interno di questa scatola semichiusa andremo ad iniettare il reagente che riduce il cromo esavalente a cromo trivalente, cioè una sostanza che non è più tossica né cancerogena. Il tutto poi verrà anche impermeabilizzato.”
Mentre si svolge il sopralluogo, un enorme “scalpello” di 8 tonnellate continua ad andare su e giù in profondità.
“Serve a supporto della benna che va a scavare e a realizzare i pannelli perché asporta il terreno e in contemporanea viene iniettata una miscela cementizia che sostiene le pareti e poi fa presa, andando a creare un diaframma impermeabile - mi spiega ancora il direttore dei lavori -. Quando a determinate profondità la benna non ce la fa perché trova massi di 80-90 centimetri, si usa lo scalpello. Quindi si fa cadere all’interno del foro quel maglio di 8 tonnellate a gravità che va a disgregare gli strati più consistenti.”
Affascinante.
“È una cosa che ci impegna come Regione da parecchio tempo - commenta il presidente del consiglio regionale Roberto Ciambetti -. Ricordo le barriere per fermare l’inquinamento e adesso ci auguriamo che questo intervento sia risolutivo per bloccare la fonte di inquinamento alla base. Anche perché stiamo parlando di un bacino a valle che ha centinaia di migliaia di persone che possono essere interessate da questa fonte di contaminazione. Quindi dovrebbe essere l’intervento definitivo per chiudere questa vicenda che da troppo tempo mette in pensiero tanti veneti.”
L’assessore Roberto Marcato non usa invece i verbi al condizionale:
“Qui scriviamo la parola fine, assolutamente. Ovviamente l’ultimo giorno lo vedremo nel 2026 ed è solo una questione di tempi tecnici. Però ci sono le risorse, c’è un cronoprogramma e quindi qui mettiamo la parola fine e ridiamo finalmente al territorio una parte che prima aveva delle criticità enormi e adesso verrà sanata.”
C’è quindi da attendere ancora un paio d’anni, ma al termine potremo finalmente pronunciare la frase che aspettavamo di dire dal lontano 2001: cromo 6 spacciato.
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