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Eccolo! E lui! El Pirata.
Mia moglie lo aveva già incontrato ieri a Bassano. Si trovava con una sua amica al kebab di vicolo da Ponte quando, per mangiare qualcosa, è arrivato lui: testa pelata, barbetta di ordinanza, orecchino sul lobo sinistro delle orecchie molto simili a quelle dell’originale, maglia rosa con i loghi Estathe, Mercatone Uno, Bianchi e Girmi e persino la bandana,
l’elemento più iconico del personaggio.
Foto Alessandro Tich
La mia gentile signora gli ha chiesto chi fosse e lui gentilmente ha risposto: “Pantani Colombiano”. E quando me lo ha raccontato non potevo quasi crederci.
Poi passiamo ad oggi, nella piovosa mattinata di attesa dell’arrivo di tappa a Bassano del Giro d’Italia dopo la doppia scalata del Monte Grappa.
Mi sto recando alla scuola Vittorelli, sede del Quartier Tappa e della sala stampa, per ritirare il mio accredito per la Corsa Rosa.
In piazzale Trento c’è lo stand di Banca Mediolanum e lì, questa volta, lo vedo io.
Lui è di spalle, mentre sta nuovamente assaggiando qualcosa: per quanto non lo veda ancora in volto, la somiglianza è stupefacente, anche per statura e conformazione fisica.
Poi si gira verso di me e io non posso che cogliere l’attimo e chiedergli: “Posso farti una foto?”.
Ovviamente lui accetta volentieri anche perché, come scoprirò poi, lo hanno già fotografato ovunque lungo tutto il percorso del Giro d’Italia 2024.
Il clone sudamericano del Pirata mi saluta mentre scatto, poi creiamo il contatto pugno con pugno e mi fa: “John Rodríguez, Pantani Colombiano. Pantani Colombiano, Instagram.”
Purtroppo non posso soffermarmi a chiacchierare un po’ con lui perché devo dare la priorità alla procedura di accredito.
Ma quell’attimo fuggente con la crapa pelada in maglia rosa mi ripaga già di tutto l’impegno che mi attende nella giornata.
La fase calda del lavoro per seguire l’arrivo di tappa avverrà nel pomeriggio, quindi in mattinata ho un po’ di tempo per smanettare un po’ su internet alla ricerca di informazioni su di lui. Informazioni che ovviamente non mancano, poiché la sua “comparsa” sulle strade del Giro è diventata virale.
L’incredibile personaggio che ho incontrato si chiama all’anagrafe John Eduart Rodríguez Chacon. Ha 49 anni e arriva da Bucamaranga in Colombia. Ex poliziotto, si è appassionato di ciclismo praticandolo.
Come ha raccontato alle testate al seguito del Giro:
“Un giorno mi dissero che ero uguale a Pantani. Così è iniziato tutto. In Colombia, mi sono fatto conoscere al Tour Colombia e ai Campionati Nazionali.”
Poi ha raggiunto l’altra parte dell’oceano e adesso si è messo a viaggiare per le strade del Giro d’Italia in tutte e tre le settimane della corsa.
Nonostante i mezzi limitati, ha realizzato il suo sogno: far rivivere il mito in realtà mai spento di Marco Pantani attraverso la sua persona. Le sue uniformi provengono da donazioni di negozi, il resto è tutta passione pura.
Ora el señor Rodríguez alza l’asticella delle proprie aspirazioni.
Come ha infatti raccontato a inbici.net, “Il mio sogno è essere al Tour de France per onorare Pantani di nuovo”.
Chissà, magari alle Deux Alpes, forse il luogo e il traguardo più glorioso della leggenda, come si ricorda chi guardava la Tv quel 27 luglio 1998.
E visto che El Pirata del Sudamerica mi si è presentato come “Pantani Colombiano, Instagram”, vado anche a vedere il suo profilo Instagram.
Vi invito a vederne anche voi la galleria fotografica.
Non solo è già il sosia di Pantani di per sé, anche di profilo, ma lo “interpreta” in tutte le sue versioni: con bandana e senza, in maglia rosa e con la maglia e il berrettino gialli della Mercatone Uno, persino con gli occhiali da corsa Briko che fanno pure parte dell’iconografia del campionissimo.
Adiós, John Eduart Rodríguez Chacon Pantani Colombiano Instagram: è stato un piacere.
In realtà, l’incontro ravvicinato del terzo pedale a Bassano del Grappa col replicante del trionfatore del Giro d’Italia e del Tour nello stesso anno (1998) mi ha fatto tornare in mente il ricordo di sempre.
Ne ho già scritto su Bassanonet, ma non posso non ribadirlo anche oggi.
Perché di partenze, arrivi e soprattutto passaggi del Giro d’Italia, io - per lavoro o per passione - ne ho visti tanti. Ma un passaggio, e uno soltanto, resterà indelebile nella memoria.
3 giugno 1999: era la data della 19sima tappa del Giro d'Italia di quell'anno, la Castelfranco Veneto-Alpe di Pampeago, con attraversamento di Bassano del Grappa.
Ho atteso con la famiglia la carovana rosa in via Parolini, strapiena di gente di ogni tipo ai due lati della strada. Giovani, anziani, adulti, bambini, famiglie, scolaresche.
Tutti in attesa spasmodica solo per lui: Marco Pantani, in maglia rosa.
Quando è arrivato il gruppo e si è vista quella testa pelata in mezzo a tutti gli altri, è esploso il boato generale. Tutti a gridare il suo nome: “Pantani, Pantani!”.
Un’emozione rosa shocking, come ho avuto già modo di scrivere. Un entusiasmo collettivo che faceva venire i brividi.
Quel giorno il Pirata avrebbe poi vinto anche la tappa, con arrivo solitario al traguardo di Pampeago, e quello è stato il suo ultimo giorno in paradiso.
Poi il giorno dopo, il 4 giugno 1999, l’inferno.
La 20sima tappa Predazzo-Madonna di Campiglio, il test ematico nelle notte nella stanza d’albergo di Pantani a Madonna di Campiglio, la sospensione dal Giro, Pantani che esce dall’hotel scortato dai Carabinieri.
Qui è cominciata un’altra storia, sulla quale non è mai stata fatta chiarezza, ed è iniziato il baratro esistenziale di quell’eroe nazionale che fino al giorno prima aveva l’Italia nelle sue mani.
Mi rattrista ripercorrere la sua fine: per me Marco Pantani rimarrà quello che ho visto coi miei occhi nel trionfale passaggio in via Parolini a Bassano, Maglia Rosa per sempre.
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