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Redazione
Bassanonet.it
Tutto il vuoto è paese
A Solagna, il paese rimasto senza bar e dove chiudono i negozi senza più riaprire, chiude anche lo storico market Bottega di Manu. Nei piccoli centri i negozi di vicinato, che sono luoghi di aggregazione sociale, sono in via di estinzione
Pubblicato il 22 nov 2024
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Negozi sfitti, vetrine spoglie, attività che chiudono.
Ne ho scritto tante volte e purtroppo penso che ne scriverò ancora, riferendomi al centro storico di Bassano dove uno dei tratti distintivi - che piaccia o meno - è costituito dai segni verdi dei bambù dell’artista Freak of Nature, tracciati sulle vetrine dei locali ad uso commerciale rimasti vuoti.
Ma in una città vige ancora e in qualche modo la legge della compensazione: se più di centoventi esercizi commerciali non esistono più, come accade nel salotto buono di Bassano, ce ne sono tanti altri, in attività, che controbilanciano l’abbandono del centro e ne attutiscono l’impatto negativo. Ma se il fenomeno dei negozi che chiudono senza ricambio si verifica invece nei paesi, nelle comunità più piccole, l’effetto è prorompente.
Da sinistra: Martina Dal Bello, Mira Jekic, Manuela Zonta e Ivano Dal Bello (foto Alessandro Tich)
Solagna è uno di questi. Io ci abito da quattro anni e in soli quattro anni, dal punto di vista dei servizi commerciali ai residenti, è cambiato il mondo.
Poi vi spiegherò cosa intendo dire, ma intanto andiamo subito alla notizia di attualità.
Dopo quasi trent’anni, abbassa infatti definitivamente le saracinesche lo storico market del paese, la Bottega di Manu, affiliato A&O, ubicato nella centrale via IV Novembre.
“Manu” è Manuela Zonta, che assieme al marito Ivano Dal Bello conduce l’attività da 12 anni. Ma in realtà i suoi anni di lavoro all’interno del negozio sono 28.
C’era anche lei dietro al bancone della gastronomia e tra gli scaffali nei tre lustri della prima gestione dell’esercizio commerciale, che si chiamava Il Tinello ed era condotto dalla figlia e dal genero di Guerrino Maculan, titolare di quello che era allora l’omonimo ristorante, sempre a Solagna, nonché primo e indimenticabile chef a fare le ricette in televisione.
Poi nel 2012 Ivano Dal Bello e la consorte sono subentrati nella conduzione del market, coadiuvati nell’attività dalla figlia Martina (l’altra figlia, Giulia, vive e lavora a Londra) e dalla imperitura collaboratrice Mira Jekic, che pure qui già lavorava all’epoca della gestione Maculan.
Adesso però basta. Fine. The End.
È infatti scaduto il contratto di affitto del locale commerciale e i coniugi Dal Bello hanno deciso di non rinnovarlo. Ivano è già in pensione da sei mesi e Manuela è invece prossima alla pensione: come dar loro torto?
Sulle vetrine della Bottega di Manu campeggia a grandi lettere la scritta “Svendita per cessata attività”.
Siamo agli sgoccioli: l’ultimo giorno di apertura sarà giovedì prossimo 28 novembre.
Ormai l’offerta commerciale in negozio è ridotta quasi al lumicino e gli scaffali sono sempre più vuoti, fino a esaurimento scorte.
Poi la chiusura definitiva, dopo la quale non si intravede una possibile futura riapertura con una rinnovata gestione.
“Non c’è un seguito, al momento”, conferma Ivano.
Ed è un vero peccato. Perché per Manuela e suo marito la chiusura del negozio per raggiunti diritti pensionistici è il meritato coronamento di una vita di lavoro, ma per il paese è una sicura perdita.
Nelle piccole comunità i negozi di vicinato non sono infatti semplicemente dei punti vendita dove si va a fare le compere: sono dei luoghi di relazioni sociali.
Sono luoghi in cui ci si incontra, ci si confronta, ci si conosce meglio, ci si parla.
Nel caso della Bottega di Manu anche grazie al distributore del caffè, presente in negozio con tanto di sedie e tavolino.
E la centrale via IV Novembre a Solagna può essere presa ad esempio, come una parte per il tutto, del progressivo impoverimento di questi baluardi di socialità comunitaria, in Vallata come in tutti gli altri territori alla periferia dell’impero.
Come ho scritto prima, in quattro anni a Solagna è cambiato il mondo, complici probabilmente anche gli effetti economici della pandemia.
Proprio di fronte alla Bottega di Manu c’era un negozio di mercerie e pochi metri più in là un negozio di utensileria per la casa. Chiusi, svuotati e mai più riaperti da qualche altra e anche diversa attività.
Nel tratto principale di via IV Novembre che potrebbe essere considerato la “piazza” del paese, dietro al municipio e alla scuola media, dove hanno sede la scuola primaria e l’ufficio postale, la desolazione è all’ordine del giorno.
Qui c’erano gli unici due bar del centro, ora chiusi e sprangati ormai da tempo, e una macelleria sulla cui vetrina compare tristemente, e non mi ricordo più da quando, il cartello “vendesi affittasi”.
Qui c’era una volta, come nelle fiabe, anche la farmacia. Ora non più: si è trasferita da un bel po’ lungo la statale, costringendo i residenti ad andarci in macchina, come pure per andare al bar che vi è attaccato.
Nel sottoportico dei locali sfitti resistono ancora la banca (ma questo è un altro paio di maniche), la parrucchiera e un centro di estetica: almeno le signore non possono lamentarsi.
E per fortuna - e Dio lo benedica - che a Solagna centro esiste ancora il bar parrocchiale, in sala San Francesco vicino alla chiesa, gestito dal locale Circolo NOI: caffè a 1 euro, servito in bicchierino di carta e pagamenti senza scontrino come consentito dalla legge.
In mancanza d’altro, è qui che si incontrano e si radunano i residenti, soprattutto di una certa età, in centro paese.
Ma l’offerta è quella che è, gli orari di apertura sono quelli che sono e non si tratta di un bar nel vero senso della parola. Tuttavia, rappresenta la conferma dell’indispensabile ruolo degli esercizi di vicinato per la tenuta dei rapporti sociali all’interno della comunità.
Non vorrei essere frainteso: quello che vi ho presentato non è uno scenario da Apocalypse Now commerciale. Non ancora.
Chiude lo storico market ma in paese rimangono ancora un negozio di frutta, verdura e altri generi alimentari, sempre in via IV Novembre, e un minimarket vicino al distributore di benzina, alla confluenza con la statale.
Anche senza andare nei vari supermercati del circondario, dalla Coop di Pove in poi, non moriremo di fame.
Nella via principale continua a lavorare anche l'edicola-cartoleria-tabacchi, punto di servizi, pagamenti e ricariche, dove confluiscono tutti e senza la quale dovremmo emigrare altrove.
Il nodo della questione è un altro.
È la presa d’atto, sempre più inesorabile, del declino di un sistema di autotutela sociale nei centri minori, garantito dalla rete aggregante dei pubblici esercizi, dei piccoli negozi e delle piccole attività artigianali, oramai in via di estinzione.
Ho scritto di Solagna, ma potrei scrivere di tanti altri luoghi che soffrono di situazioni analoghe e che gradualmente si vedono sfuggire di mano i ritrovi pubblici e le botteghe di comunità, come il panificio che c’era in piazza a Campolongo sul Brenta e che non c’è più e come chissà quanti altri casi di esercizi socializzanti, prima ancora che commerciali, scomparsi dalla comune frequentazione della gente.
È un problema condiviso e che in prospettiva preoccupa: tutto il vuoto è paese.
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