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Stress container
Manifestazione di protesta dei residenti di quartiere XXV Aprile contro l’ecopiazzola. Le accuse di mancato coinvolgimento dei cittadini, l’informazione in assemblea a cose già fatte e le lacune comunicative del comitato di quartiere
Pubblicato il 16 set 2024
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Da press container a stress container.
Per i cittadini di quartiere XXV Aprile a Bassano, che hanno espresso con le proprie firme (oltre 450 a questo pomeriggio, supereranno presto le 500) la loro contrarietà all’intervento, l’area per i compattatori ovvero ecopiazzola in costruzione nelle adiacenze del bar Toffy sta diventando un assillo.
Flavia Bernardi, la residente che da sola ha avviato la raccolta delle firme, ha fatto ormai molti proseliti e questa mattina un nutrito gruppo di abitanti del quartiere ha partecipato ad un presidio pacifico di protesta davanti alla transenne che delimitano il cantiere.
Il presidio di protesta di questa mattina in quartiere XXV Aprile
La manifestazione si colloca in un momento molto delicato della vicenda, in sospeso tra due verità.
Da una parte si registrano gli spiragli di apertura, per quanto estranei alle “facili illusioni”, conseguenti alla trasferta di venerdì scorso alla sede di Etra a Cittadella dei tre consiglieri comunali bassanesi Roberto Campagnolo, Stefano Giunta e Paolo Retinò.
Dall’incontro, secondo il resoconto dei tre auto-inviati, è emerso che ci sono ancora dei margini di manovra, anche se limitati, per richiedere la proroga del fine lavori delle due ecopiazzole di San Vito e XXV Aprile senza che Etra perda il finanziamento di 800mila euro per i due interventi, provenienti dai fondi Pnrr assegnati al Consiglio di Bacino Brenta per i rifiuti.
La scadenza per concludere i lavori del 31 dicembre 2024 non è infatti “perentoria”.
“Il termine ultimo per consegna e rendicontazione è il giugno 2026 - ha dichiarato al Giornale di Vicenza Paolo Retinò -. Una finestra che permette di studiare e mettere in atto soluzioni alternative.”
Sul fronte opposto, come riportato nel mio articolo “O mangi questa minEtra…”, a cui vi rimando per i dettagli, il presidente del CdA di Etra Flavio Frasson ha seccamente tagliato la testa al toro della questione: “Ecopiazzole a Bassano: nessun margine per possibili proroghe”.
Ma questa storia delle due opposte “narrazioni”, a seguito degli sviluppi che si stanno delineando a Palazzo, non è ancora finita.
Restate sintonizzati su Bassanonet.
“Abbiamo organizzato la manifestazione di oggi perché non abbiamo altre armi - dichiara Flavia Bernardi, che contatto telefonicamente nel pomeriggio -. Il risultato dell’incontro di venerdì scorso dei tre consiglieri con Etra è che i lavori si possono sospendere, vanno consegnati entro il 2026 ed Etra non perde niente.”
“Non so più cosa dobbiamo fare per farci sentire - prosegue -. Forse dovremmo manifestare davanti al municipio, perché non sappiamo come muoverci.”
Quindi la battagliera promotrice della raccolta firme parte in quarta:
“Perché Frasson sta dicendo cose che non corrispondono alla realtà? Perché c’è tutta questa fretta di finire le opere? Perché il sindaco Nicola Finco non vuole portare avanti gli interessi della gente? Sarebbero voti, un domani.”
“Non capisco il perché di questa fretta - ribadisce Flavia Bernardi a Bassanonet -. Non capisco perché Etra non voglia considerare soluzioni alternative, senza possibilità di perdere il finanziamento, e si sia impuntata su questa ecopiazzola, rovinando il quartiere.”
Ma non è solo Etra al centro delle proteste degli abitanti del quartiere.
Alcuni residenti che incontro al presidio davanti al cantiere si lamentano, prima ancora che all’indirizzo dell’amministrazione comunale e della società multiutility, nei confronti del comitato di quartiere presieduto da Nicola Giangregorio.
Il quale - e non è un aspetto secondario - riveste anche il ruolo di coordinatore e portavoce cittadino di Fratelli d’Italia, partito della maggioranza del sindaco Finco.
“Giangregorio dovrebbe rappresentare noi residenti, e invece rappresenta il Comune. È mancato totalmente il coinvolgimento dei cittadini”, sbotta rivolgendosi a me una signora che poi si mette a sedere sulla panchina della fermata del bus n. 2 attigua al cantiere per un giramento di testa, perché queste cose, dice, la “fanno star male”.
L’accusa generale che parte per voce dei partecipanti alla protesta è quella della mancata informazione sul progetto dell’ecopiazzola, in primis proprio da parte del comitato di quartiere.
Ovvero, per meglio dire: l’informazione c’è effettivamente stata, nell’ormai famosa assemblea di quartiere dello scorso 4 marzo, ma a cose già fatte.
Le decisioni sono cioè state prese senza alcuna consultazione preventiva con gli abitanti del rione, e confermate in quella pubblica riunione dall’allora vicesindaco e assessore ai Lavori Pubblici Andrea Zonta.
Non a caso, quell’assemblea si è svolta appena dieci giorni prima della delibera di giunta comunale del 14 marzo 2024 che ha autorizzato la realizzazione delle due ecopiazzole di Etra nei quartieri XXV Aprile e San Vito.
I conti tornano, e anche la sequenza causa-effetto.
Un’altra residente del quartiere prende il telefonino, va sulla pagina Facebook del Consiglio di Quartiere XXV Aprile e recupera l’annuncio dell’assemblea di quartiere del 4 marzo.
Me lo mostra: non c’è alcuna indicazione sull’ordine del giorno.
Non c’è stato alcun accenno preliminare, quindi, sull’ecopiazzola inserita tra gli argomenti della serata.
Poi tira fuori una busta dalla borsetta: dentro c’è una lettera del comitato di quartiere che i residenti hanno ricevuto a casa ben quattro mesi dopo e cioè a luglio.
Si tratta di un resoconto degli argomenti trattati nell’assemblea di quartiere del 4 marzo.
Anche se - ed è un particolare interessante - nella lettera, che è stata ovviamente recapitata anche a chi non vi ha partecipato, non c’è alcuna indicazione della data dell’assemblea, collocata dal comitato di quartiere in un indefinito limbo temporale: cosa davvero irrituale per un documento del genere.
L’ho anche fotografata, e pubblico la foto in calce a questo articolo, per dimostrare che sto scrivendo il vero.
Ecco i primi due punti del resoconto, parola per parola.
“ECOPIAZZOLA IN ZONA ADIACENTE AL BAR TOFFY.
Etra ha ottenuto i fondi dal PNRR per la realizzazione di un’ecopiazzola ed il progetto è già stato presentato e condiviso con il Comune.”
“RIQUALIFICAZIONE DELL’AREA VERDE ADIACENTE AL BAR TOFFY.
Il comitato di quartiere ha presentato un progetto per la realizzazione della nuova casetta, la sistemazione del campo da basket, l’inserimento di aree verdi apposite per le attività sportive, pista ciclabile, piantumazione, installazione di lampioni e posizionamento di panchine.”
Sono le famose “compensazioni” per la costruzione dell’ecopiazzola presentate nei giorni scorsi in municipio nella conferenza stampa congiunta di amministrazione comunale ed Etra.
Queste saranno tuttavia totalmente a carico del Comune che sarà costretto, per ammissione dell’assessore Andrea Viero, a realizzarle a stralci successivi ritagliando di volta in volta le somme necessarie dal bilancio comunale.
Il testo del resoconto del comitato di quartiere conferma comunque, e inequivocabilmente, che i cittadini che hanno partecipato a quella assemblea dello scorso 4 marzo sono stati informati del progetto dei compattatori, “già presentato e condiviso con il Comune”, a giochi già decisi.
Al termine del mio incontro con i residenti di quartiere XXV Aprile rimasti al presidio davanti al cantiere dell’ecopiazzola (la protesta è iniziata alle 8 di mattina, io sono arrivato verso le 10 e mezza), saluto e sto per andarmene.
Al che un’altra signora, seduta vicino al banchetto per la raccolta delle firme, mi dice: “Mi raccomando, non ci abbandoni.”
“Sto solo andando via, certo che non vi abbandono”, replico di getto.
Sono cose che fanno piacere e che riempiono il cuore, svolgendo il mio mestiere.
Ma io non sono un politico che può prendere in mano la situazione e risolverla.
Sono solamente un umile cronista.
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