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“Patria e Lavoro”. Puschiavo, Berlato, Sofo, Pietrosante & Friends: all’assemblea generale di Progetto Nazionale le voci “fuori dal coro” su lavoro, agricoltura, Europa, inverno demografico e non solo
Pubblicato il 26 mar 2024
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Avete presente il classico pesce fuor d’acqua, che si ritrova spiaggiato in un ambiente completamente sconosciuto?
Ebbene: quel pesce fuor d’acqua sono io. Ma è proprio questa circostanza che stimola la mia curiosità giornalistica.
Mi trovo infatti catapultato, all’hotel Fracanzana di Montebello Vicentino, all’assemblea generale dell’associazione culturale Progetto Nazionale (sottotitolo: “Una Associazione di Uomini, di Idee, di Volontà”,) PN per gli amici, presieduta da Piero Puschiavo. Tema dell’assemblea, a cui presenziano partecipanti da tutta Italia, isole comprese: “Patria e Lavoro”.
Il presidente di Progetto Nazionale Piero Puschiavo (foto Alessandro Tich)
Tanto per intenderci, siamo sulla riva destra del fiume. Molto destra: l’associazione ha visto la luce nell’estate del 2010, traendo le sue origini dallo storico partito politico Movimento Sociale Fiamma Tricolore, da cui poi si è staccata iniziando un percorso indipendente.
Si occupa di numerose tematiche rivolgendosi, come spiega un documento diffuso nell’occasione, “a coloro che non accettano la disgregazione in atto delle strutture sociali” e “a quanti si ribellano all’idea, e alla realtà, di una società ridotta ad un supermercato”.
Italia protagonista “rispetto all’Europa malintesa e incompiuta di oggi”; rigetto “al mittente cosmopolita” del “negazionismo dell’identità, fatto di rifiuto della propria nazione”; priorità della questione demografica in Italia; contrasto all’immigrazione clandestina; detassazione del costo del lavoro e salvaguardia della sanità pubblica; difesa dell’agricoltura italiana contro le Politiche Agricole Comunitarie; sacralità della famiglia tradizionale e opposizione incondizionata al pensiero gender o ideologia di genere nella società e nella scuola: sono alcuni dei princìpi fermi del decalogo operativo dell’associazione.
“Progetto Nazionale è un’associazione culturale, ma amiamo definirla un laboratorio politico di idee, di proposte e di ricette secondo un certo punto di vista - afferma il presidente Puschiavo introducendo l’incontro -. La questione del lavoro è centrale, è l’aspetto fondamentale su cui si fondano le famiglie, che sono l’ossatura centrale di uno Stato.”
Non conoscevo ancora di persona Piero Puschiavo, ma lo conosco giornalisticamente sin dai tempi, circa una trentina di anni fa, in cui era il leader del Veneto Fronte Skinheads.
Oggi Puschiavo è un signore sulla sessantina, molto cordiale, fresco reduce dal congresso vicentino di Fratelli d’Italia dove si era candidato al ruolo di coordinatore provinciale del partito, sostenuto da Sergio Berlato, cedendo però il passo alla vittoria del donazzaniano Silvio Giovine.
Una decina di anni fa Progetto Nazionale si era avvicinata all’allora sindaco di Verona Flavio Tosi, appoggiando ufficialmente la fondazione tosiana Ricostruiamo il Paese, fino alla scelta di Tosi di scendere in campo nel 2018 con un nuovo progetto politico di carattere centrista.
È del 2019, infine, l’ingresso di PN nell’alveo politico di Fratelli d’Italia: molti suoi esponenti, Puschiavo compreso, sono anche tesserati FdI ma l’attività dell’associazione è del tutto indipendente dalle dinamiche del partito.
Diversi pubblici amministratori italiani sono membri di Progetto Nazionale oppure, se non iscritti, sono comunque vicini o solidali con la stessa.
È il caso del sindaco di Vigevano (Pavia) Andrea Ceffa, leghista che più Lega non si può, arrivato a Montebello Vicentino assieme alla consigliera comunale Emma Stepan, della Destra Indipendente, che di PN è invece componente effettivo.
“Alcune tematiche mi trovano assolutamente concorde - dichiara Ceffa nel suo saluto all’assemblea -. Si tratta di temi politici e oggi di politica se ne fa poca.”
Dello stesso tenore gli interventi di saluto del responsabile regionale Lega Giovani Veneto Edoardo Bonato, del capogruppo FdI in consiglio comunale a Vicenza Nicolò Naclerio, del coordinatore regionale Dipartimento Disabilità di FdI Luca Lapo, del sindaco di San Pietro Mussolino Gabriele Tasso, dell’assessore comunale di Bussolengo Federico Fontana e di Gian Luca Deghenghi di Movimento Italia Sociale.
Prima dell’inizio dei lavori effettivi c’è anche il tempo per uno show in modalità toccata-e-fuga di Stefano Valdegamberi, scoppiettante consigliere regionale già della Lista Zaia e oggi del Gruppo Misto, fresco reduce da una trasferta di tre giorni a Mosca come “osservatore” delle elezioni in Russia, finito nel tritacarne mediatico per la sua dichiarazione: “Piaccia o no, Putin gode di ampio consenso.”
“Non riconoscere un leader, che piaccia o non piaccia, significa non riconoscere la volontà popolare - rincara la dose Valdegamberi rivolgendosi all’assemblea -. Oggi il grande rischio è quello di una certa propaganda nell’informazione che ci sta portando verso lo scontro. Siamo in mano ai manipolatori del nostro pensiero.”
Non sarà l’ultima volta che nel corso dell’incontro il ruolo della stampa, nella fattispecie quella “mainstream”, verrà preso di mira.
“Lavoro e Impresa”. È il macro-tema del primo giro di interventi dei relatori della parte pubblica dell’assemblea, moderato da Manuel Negri di PN.
Un focus dedicato alle attuali difficoltà delle piccole e medie imprese.
Gianni Rossi, imprenditore aderente all’associazione, punta il dito sull’“approccio completamente sbagliato della sicurezza sugli ambienti di lavoro”, basato su un sistema “unicamente sanzionatorio” da parte degli organi di controllo invece di puntare sulla formazione preventiva.
Katy Stoppato, imprenditrice del comparto agroalimentare, sostiene le ragioni delle proteste degli agricoltori “contro le politiche europee e nazionali che hanno creato una situazione al limite della sopportazione”, rimarcando come il post-Covid e la guerra abbiano favorito “l’introduzione di grani dall’estero che fanno concorrenza sleale”. Per non parlare dell’ortofrutta: “Con le nuove leggi sull’uso fitosanitario siamo destinati a chiudere. Io non posso più produrre pesche che muoiono per gli insetti, però le fai entrare in Italia da Stati che usano prodotti che tu stai vietando a me. Siamo già arrivati al punto di ricevere contributi per non coltivare.”
Gianluca Passera, sindacalista UGL, afferma la necessità di “cambiare l’approccio ideologizzato al mondo del lavoro che vede il sindacato contro l’imprenditore”, puntando sul tema della “partecipazione dei lavoratori alla gestione delle imprese” e avvicinandosi all’idea di “un nuovo tipo di sindacato, a servizio del sistema produttivo, evitando lo scontro tra capitale e lavoro”.
Sergio Berlato, europarlamentare FdI, parla anche in veste di presidente dell’Associazione Cultura Rurale. Attacca “l’approccio fanatico e integralista dell’Unione Europea, con effetti devastanti per il nostro territorio”.
“Il “Green Deal” - aggiunge Berlato - vuole essere un “affare verde”, ma non per i nostri imprenditori agricoli, costretti a scendere in piazza coi trattori per far comprendere le ragioni della loro protesta. Quella che oggi è la maggioranza in Europa, Popolari, Socialisti, Liberali e Verdi, con il commissario olandese Timmermans e con la von der Leyen in prima linea, bolla gli agricoltori come “i nemici dell’ambiente”. Perché gli imprenditori agricoli sono scesi in piazza? Perché hanno tolto loro il reddito e la dignità.”
“Il reddito è possibile - incalza Berlato - solo se li mettono nelle condizioni di poter competere nei mercati internazionali coi loro prodotti e con costi di produzione più bassi, e non con regole che incentivano non più la competizione, ma la concorrenza sleale. È quella stessa Unione Europea che ha prodotto la scellerata normativa sul “ritorno alla natura” che prevede l’abbattimento dal 4 al 20% dei terreni agricoli produttivi per far ritornare le paludi.”
Dalle paludi naturali, si passa quindi alle paludi nebbiose del cosiddetto inverno demografico, con il calo della natalità nel nostro Paese.
È il taglio che viene dato dal moderatore del secondo e ultimo giro di interventi dell’assemblea.
È una nostra vecchia conoscenza: si tratta infatti di Gianluca Pietrosante, consigliere comunale di Fratelli d’Italia a Bassano del Grappa, sotto le mentite spoglie della civica #PavanSindaco.
Pietrosante parte dall’articolo 29 della Costituzione (“La Repubblica riconosce i diritti della famiglia come società naturale fondata sul matrimonio”) per sottolineare che la famiglia “è un’istituzione naturale composta da uomo e donna”.
Tra le altre cose, snocciola i dati sul calo delle nascite all’Ospedale di Bassano, cita gli studi di Orizzonte Scuola che prevedono “100.000 alunni in meno ogni anno in Italia da qui al 2034” e un altro studio che pronostica la perdita di oltre un milione di abitanti in Veneto entro il 2045.
“La politica - afferma il consigliere bassanese, riferendosi alla cultura gender, all’utero in affitto eccetera - deve intervenire contro un certo mainstream che impone certe logiche e visioni di vita.”
La guest star della parte finale dell’incontro è l’onorevole Vincenzo Sofo, europarlamentare di Fratelli d’Italia, che vanta un legame diretto con la destra europea e in particolare francese. È infatti sposato con l’ex deputata dell’assemblea nazionale francese Marion Maréchal. La quale, per così dire, è una “nipote d’arte”: sua zia si chiama infatti Marine Le Pen e suo nonno è quindi nientemeno che Jean-Marie Le Pen.
E l’intervento dell'onorevole Sofo, anche se mai debordante nei toni, sarà in stile Le Pen all’arrabbiata.
“Il problema del calo delle nascite non è solo una questione economica ma il primo problema è l’istruzione - afferma l’eurodeputato -. È stato allungato il ciclo degli studi e il momento di inizio della vita vera è stato spostato sempre più avanti: in Italia l’età media dei padri è la più alta in Europa, 35 anni. Il problema è quanto oggi siamo pronti a sacrificare il proprio stile di vita per una famiglia e questo è un fattore culturale, che ci ha trasformato da cittadini a consumatori.”
“La famiglia è uno dei terreni di battaglia più aspri a livello UE - aggiunge Sofo -. La pianificazione parentale e il grande business dei farmaci abortivi hanno demolito tutto quello che è lo schema di vita tradizionale che vede la famiglia come primo nucleo. L’Europa è l’unico continente in regressione demografica e in futuro non sarà più una forza demografica e non sarà più una forza economica. Abbiamo bisogno dell’Europa, ma un’Europa dalla civiltà solida per tornare ad essere punto di riferimento geopolitico. Senza questa patria europea, non andiamo da nessuna parte.” Applausi.
Anche perché la questione è legata ad un altro aspetto.
“Il declino demografico vuole giustificare l’immigrazione selvaggia in Italia - sostiene Vincenzo Sofo -. Per la sinistra abbiamo bisogno di immigrati perché gli italiani non fanno più figli. Riguardo all’immigrazione, in Francia ormai la situazione è drammatica.”
Seguono gli interventi di altre voci “fuori dal coro” su questioni come la giustizia, la scuola e nuovamente l’immigrazione, trattate rispettivamente dall’avvocato Piero Porciani del foro di Milano, dal prof. Doriano Zordan, del sindacato dei lavoratori della scuola SNALS e dal militante di PN Giordano Caracino.
The End. Sono ormai le sette di sera ed è ora per tutti di tornare a casa.
Cosa conclude il vostro pesce fuor d’acqua?
Che il clima dell’assemblea generale “Patria e Lavoro” di Progetto Nazionale è stato pacato e in diversi momenti anche costruttivo, ma ciò non ha impedito di lanciare una serie di missili Patriot.
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