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Sarò lapidario
Sabato prossimo, nel Giorno del Ricordo, lo svelamento in via Vittorelli della lapide dedicata alle vittime delle foibe e agli esuli della regione giuliano-dalmata. Incomprensibile “silenzio” in conferenza stampa dello storico Paolo Pozzato
Pubblicato il 07 feb 2024
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Rieccomi qua. Come ogni anno, si avvicina la data del 10 febbraio, dedicata al Giorno del Ricordo delle vittime delle foibe titine e di quell’esodo degli italiani dell’Istria, di Fiume e della Dalmazia che, come ben sapete, fa parte della mia storia familiare.
E come ogni anno, in un modo o nell’altro, sono costretto a riaprire questa ferita, per quanto ormai datata e cicatrizzata.
Lo faccio tuttavia con piacere, a seguito della notizia comunicata in conferenza stampa dall’amministrazione comunale di Bassano.
La foto in anteprima della targa che sarà svelata sabato
Sabato prossimo 10 febbraio, in città, si svolgerà infatti la cerimonia di svelamento della lapide dedicata alle vittime delle foibe e agli esuli della regione giuliano-dalmata.
La targa è collocata sul muro di Palazzo Pretorio che si affaccia su via Vittorelli ed è stata apposta nel ventennale della Legge 30 marzo 2004 che ha istituito la solennità civile nazionale italiana per “conservare e rinnovare la memoria della tragedia degli italiani e di tutte le vittime delle foibe, dell’esodo dalle loro terre degli istriani, fiumani e dalmati nel secondo dopoguerra e della più complessa vicenda del confine orientale”.
È l’impianto ispiratore del testo della targa commemorativa, che recita così:
“Città di Bassano del Grappa. Affinché il ricordo delle vittime delle foibe, degli esuli della regione giuliano-dalmata e delle tragiche vicende del confine orientale sia sempre presente”.
Il ritrovo per la cerimonia di sabato è fissato alle 10.30 in via Jacopo Vittorelli, lato est di Palazzo Pretorio. Alle 10.30 i saluti ufficiali del sindaco e delle autorità presenti. Seguirà alle 11 l’orazione ufficiale del prof. Denis Vidale, ricercatore storico.
Alle 11.20, infine, lo svelamento della lapide, l’Onore ai Caduti e la deposizione di una corona d’alloro.
In caso di maltempo, la prima fase della cerimonia con i saluti istituzionali e l’orazione ufficiale si terrà nella Sala dell’Armamento di Palazzo Pretorio.
“La città di Bassano - esordisce in conferenza stampa il sindaco Elena Pavan, affiancata nell’occasione dal vicesindaco Andrea Zonta - ha già molte targhe commemorative. Ne mancava una che per questa amministrazione ha un significato particolare.”
Come riferisce il primo cittadino, è la fine di un percorso che è nato su stimolo dell’associazione culturale Destra Brenta ed è stato condiviso assieme al Comitato per le Celebrazioni Civili.
In una questione ancora oggi delicatissima come quella delle vicende del confine orientale nel secondo dopoguerra, ogni singola parola ha un suo peso.
E - come informa ancora il sindaco Pavan - la dicitura della lapide, alla quale hanno contribuito il prof. Paolo Pozzato e il prof. Francesco Tessarolo, è stata scritta “in maniera non divisiva e rispettosa della storia, non strumentalizzabile”.
Prende quindi la parola Alessandro Galvanetti, presidente di Destra Brenta Aps e fresco destinatario del “Premio tesi di laurea su argomenti riguardanti Bassano del Grappa ed il Bassanese” alla cerimonia di San Bassiano.
“Sono stato sempre molto sensibile a questa tematica - dichiara -. Come Destra Brenta abbiamo promosso conferenze culturali, abbiamo realizzato una mostra ed effettuato donazioni di libri alla biblioteca.”
Poi Galvanetti ricorda che ancora nel 2016 (era dell’amministrazione Poletto, NdR) aveva lanciato l’idea di collocare a Bassano “una lapide per non dimenticare il dramma delle foibe e dell’esodo” e rivela di aver recuperato l’esatta data della proposta grazie alla “memoria storica” dell’archivio degli articoli di Bassanonet.
Più tardi controllerò anch’io. È proprio così: il 28 gennaio 2016, come da articolo sulla nostra testata giornalistica online, il referente dell’associazione culturale Destra Brenta proponeva “di dedicare una targa in un luogo pubblico (e non in una via in periferia) al dramma che colpì le popolazioni giuliane e dalmate alla fine della seconda guerra mondiale, per non dimenticare ma anche per dare un segnale, dopo 70 anni, della fine della guerra civile, del superamento dell’odio di parte e della stessa dignità di tutte le vittime”.
Proposta che non venne minimamente accolta dall’amministrazione comunale dell’epoca: segno inequivocabile di una certa cultura politica che ha dilagato nella seconda parte del ‘900 e che ancora oggi, calpestando la dignità di chi ha perso tutto per la sola colpa di essere italiano, considera la memoria delle foibe e dell’esodo delle genti giuliane e dalmate come qualcosa “di destra”, se non persino di neofascista.
“Il nostro intento - prosegue Alessandro Galvanetti - è stato quello di lavorare per la costruzione di una memoria collettiva che aiuti a comprendere un’identità civica, di italiani. Questa targa è un segno di memoria collettiva che possa essere un motore virtuoso che fa sentire tutti quanti, a partire dai giovani, parte di qualcosa.”
“La nostra attitudine non è revanscista, ma pacificata e pacificante - aggiunge il presidente di Destra Brenta -. Dobbiamo abbandonare le categorie e i linguaggi del ‘900. Dobbiamo allontanare il pericolo ideologico e stigmatizzare le attitudini ideologiche che cercano di minimizzare o di negare.”
Non manca infine il richiamo di Galvanetti al suo amico amministratore comunale: “Siamo sempre in contatto con il consigliere Gianluca Pietrosante, già presidente di Destra Brenta, che ci ha sempre seguito e sostenuto su questi temi.”
Il sindaco Pavan passa quindi la parola al professor Paolo Pozzato, presente in conferenza stampa.
Ma il professor Pozzato, stranamente e incomprensibilmente, decide di non parlare.
Ed è un gran peccato davvero: sarebbe stato molto interessante sentire le valutazioni di uno storico su questa triste pagina della storia adriatica e italiana.
Poi Pozzato rifiuta persino di unirsi agli altri nella consueta foto di gruppo finale, che vedete pubblicata in basso, dei partecipanti all'incontro con i media, davanti all’orologio del Ferracina nella sala Ferracina del municipio.
Che qualcosa lo abbia “disturbato” nell’intervento di Galvanetti?
Ce ne faremo una ragione.
In conclusione, come figlio di esuli da Fiume, circa una questione sulla quale non posso sentirmi giornalisticamente distaccato, dovrei dire anch’io la mia sull’opportunità di dedicare una lapide a Bassano del Grappa alle vittime delle foibe e agli esuli giuliano-dalmati.
E sulla lapide sarò lapidario: è cosa buona e giusta.
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