Attualità

Un “aereo-spia” sulle cave del Vicentino

La Provincia monitora gli scavi con un drone radiocomandato, utilizzato nel Veneto per la prima volta. L'occhio elettronico volante permetterà di tenere sotto controllo le volumetrie delle cave, evidenziando eventuali scavi abusivi

Pubblicato il 25 ago 2012
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Un drone radiocomandato sulle cave del vicentino. E’ questo l’ultimo ritrovato della Provincia di Vicenza in tema di monitoraggio del territorio, utilizzato nel Veneto per la prima volta.
Si tratta, nel dettaglio, di un piccolo velivolo, grande poco più di 80 cm e dal peso complessivo di 500 grammi, che può volare fino a 500 metri dal suolo. Il suo occhio elettronico, costituito da una camera digitale, è in grado di scattare fino a 20 fotogrammi al minuto, che vengono poi elaborati a terra per produrre modelli digitali e ortofoto piani.
Le ricostruzioni sono di notevole qualità, spiega il responsabile del servizio Cave della Provincia di Vicenza ing. Filippo Squarcina, e permettono di tenere sotto controllo le volumetrie delle cave, evidenziando eventuali scavi abusivi attraverso la sovrapposizione di quanto autorizzato e quanto realizzato.

Il piccolo velivolo a controllo remoto sorvola una cava nella sua prima missione sperimentale

A titolo sperimentale sono già stati effettuati i primi voli su due importanti siti estrattivi dell’alto Vicentino, grazie anche alla collaborazione della ditta EPC European Project Consulting srl di Dueville che già esegue per la Provincia rilievi topografici e laser scanner terrestri su diversi siti attivi di cava e che ha messo a disposizione il drone.
I risultati hanno dimostrato l’efficacia del metodo, tanto che il Commissario Straordinario Attilio Schneck ha dato mandato di utilizzarlo sull’intero territorio, in particolare nei siti di maggiore estensione.
“Da qualche anno - commenta Schneck - abbiamo intensificato i controlli sulle oltre 200 cave di nostra competenza. Dapprima ne abbiamo tracciato una fotografia completa e dettagliata, visitandole tutte in due anni e monitorandone sia le condizioni ambientali che di lavoro. Abbiamo utilizzato la strumentazione più moderna e tecnologicamente avanzata, con rilevamenti aerei e laser scanner. Oggi aggiungiamo il drone, che è di certo più agile ed economico e ci permette di tenere aggiornata questa fotografia.”
I dati elaborati dalla Provincia sono a disposizione dei Comuni, per i propri controlli, ed anche del Corpo Forestale Regionale.
Dal controllo alla prevenzione, la Provincia di Vicenza ha anche organizzato un Corso di Polizia Mineraria (cioè sicurezza sul lavoro in cava) per formare gli addetti ai lavori, con particolare attenzione agli incidenti sul lavoro, alla stabilità degli scavi, all’impiego di esplosivi e alla conduzione degli impianti. L’alto numero di iscritti ha costretto a più edizioni del corso.
“Il nostro obiettivo - conclude Schneck - è la promozione di una vera e propria cultura del lavoro in cava, passando dalla sicurezza dei lavoratori e puntando al rispetto del territorio e delle sue fragilità.”

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