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Dunque, dove eravamo rimasti?
Ah, sì: al mio precedente articolo “DG News” nel quale ho rimarcato lo strano “silenzio” della politica bassanese - ma a questo punto ci aggiungo anche quello del governatore Zaia - nei comunicati stampa di solidarietà al direttore generale dell’Ulss 7 Pedemontana Carlo Bramezza, aggredito e picchiato mercoledì scorso a Treviso da uno squilibrato.
Ma ecco che il gap di “partecipazione” della politica di casa nostra alle espressioni di vicinanza al manager sanitario per quanto accaduto viene oggi colmato in parte da una nota stampa trasmessa in redazione da Renzo Masolo, consigliere regionale bassanese, componente del gruppo consiliare AVS (Alleanza Verdi Sinistra).
Il consigliere regionale di AVS Renzo Masolo (foto Alessandro Tich - archivio Bassanonet)
Oltre ad esprimere la “massima solidarietà” a Bramezza, l’intervento di Masolo prende spunto dagli ultimi sviluppi della vicenda di cronaca avvenuta nel capoluogo della Marca - in questo caso assai poco gioiosa - per allargare il tiro “sul funzionamento degli strumenti di sicurezza attualmente in uso e sulla prevenzione delle condotte violente”.
Il responsabile dell’aggressione al Dg dell’Ulss 7 Pedemontana, un 37enne italiano con numerosi precedenti di Polizia alle spalle, è stato infatti denunciato a piede libero dagli agenti della Questura di Treviso per lesioni personali.
Ma in ogni caso l’aggressore, che in sella alla sua bicicletta ha riconosciuto Bramezza in pieno centro a Treviso e si è fermato per picchiarlo, non doveva trovarsi in quel posto.
Era infatti sottoposto alla misura degli arresti domiciliari con la prescrizione del braccialetto elettronico.
Solo l’ultimo di una serie di provvedimenti giudiziari e cautelari emessi nei suoi confronti, conseguenti ad una lunga storia di minacce, stalking e atti di vandalismo compiuti dal 37enne nei riguardi dei titolari di un locale di Treviso dove l’uomo aveva lavorato e dal quale era stato licenziato.
“Apprendo con sgomento e profonda tristezza dell’aggressione subita nei giorni scorsi dal direttore generale dell’ULSS 7 Pedemontana, Carlo Bramezza, nel centro di Treviso - dichiara Renzo Masolo -. Un gesto imperdonabile, compiuto da un individuo con gravi precedenti comportamentali e giudiziari, che ha colpito con violenza una figura pubblica nel cuore della città. Esprimo al direttore Bramezza la mia massima solidarietà e gli auguro una pronta e completa guarigione, affinché possa tornare al più presto al suo importante lavoro.”
È a questo punto che il consigliere regionale osserva che “l’episodio, che poteva avere conseguenze drammatiche, pone interrogativi profondi sul funzionamento degli strumenti di sicurezza attualmente in uso e sulla prevenzione delle condotte violente”.
“Come può un soggetto con atti documentati di stalking, aggressioni e danneggiamenti - si chiede Masolo - circolare liberamente con un braccialetto elettronico che non sembra funzionare come dovrebbe? Sono molti gli operatori delle forze dell’ordine che denunciano l’inefficacia di questi strumenti nei casi di maggiore pericolosità sociale, come la violenza sulle donne o la reiterazione di reati a sfondo psichiatrico o comportamentale.”
Accanto alla necessaria riflessione sulla sicurezza e sulla tutela degli operatori, l’esponente di AVS sottolinea “la responsabilità politica di chi negli anni ha tagliato fondi alla salute mentale e ai servizi di prossimità”.
“Non possiamo affidarci solo al carcere o ai dispositivi elettronici - afferma -. La mancanza di una rete territoriale che prenda in carico le persone più fragili, spesso già note ai servizi sociali e sanitari, genera situazioni ingestibili e pericolose, come dimostra questa vicenda.”
Ed aggiunge:
“Servono investimenti nei Centri di Salute Mentale, nei percorsi di riabilitazione psicosociale e nel lavoro delle cooperative sociali, che possono monitorare, accompagnare e creare attività protette per chi ha perso il controllo delle proprie azioni.”
In conclusione, Masolo lancia un appello alla politica regionale e nazionale:
”Basta slogan sulla sicurezza. Servono meno taser e più prevenzione. La vera sicurezza si costruisce con la cura, con il lavoro sociale quotidiano, con il potenziamento della sanità pubblica e della giustizia di comunità. Anche per proteggere le forze dell’ordine, che altrimenti rischiano di trovarsi sole di fronte a situazioni ingestibili, con strumenti inadeguati e responsabilità sproporzionate.”
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