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Il fiume, il lago e la campagna
Siccità: grazie ai canali alimentati dal Brenta e alla riserva idrica del Corlo, l'irrigazione del territorio non si ferma. Il Consorzio di Bonifica: “La distribuzione dell'acqua con un sistema organizzato è essenziale per salvare i raccolti"
Pubblicato il 25 ago 2011
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Nel linguaggio tecnico si chiama “adacquamento”. Si tratta dell'irrigazione delle campagne, che nel nostro territorio sta proseguendo a pieno regime anche in queste giornate di caldo e siccità.
Un intervento reso possibile grazie all'inestimabile materia prima - e cioè l'acqua - fornita dal fiume Brenta e convogliata dal capillare sistema di canali di cui il fiume è fonte: impianti e manufatti basati sulle strutture idrauliche realizzate ai tempi della Serenissima Repubblica di Venezia e oggi in gestione al Consorzio di Bonifica Brenta.
L'area interessata dagli interventi di irrigazione consortile è compresa tra la fascia pedemontana e il Bacchiglione, e tra i torrenti Astico e Muson dei Sassi. Sono coinvolti 54 Comuni, da Bassano del Grappa fino alle porte di Padova.
Un'immagine del Lago del Corlo ad Arsiè, preziosa riserva idrica per il territorio lungo il Brenta (foto: Archivio fotografico Regione del Veneto)
L’irrigazione si svolge su circa 21.000 ettari con i tradizionali metodi ad espansione superficiale e per 9.000 ettari con i più moderni sistemi a pioggia.
Il Lago del Corlo fornisce un contributo molto importante (circa 50mila metri cubi al giorno), andando ad integrare tramite il torrente Cismon le ora scarse portate fluenti del Brenta.
Fino adesso è stato utilizzato solo il 20% della riserva di acqua che è nella disponibilità del Consorzio: e questo grazie all’abbondanza idrica della primavera e ad alcune benefiche piogge estive nel bacino montano, oltre che alla realizzazione di nuovi impianti pluvirrigui che comportano consumi idrici nettamente inferiori rispetto agli impianti tradizionali.
Dal mese di maggio scorso sono infatti funzionanti le due nuove centrali di pompaggio realizzate dal Consorzio a Romano d’Ezzelino, una in zona Spin ed un’altra in zona Sacro Cuore, che sono a servizio di un’area di circa 1.400 ettari nella stessa Romano, oltre che a Cassola e a Mussolente.
Tutto questo ha permesso di tenere finora alto il livello del Lago del Corlo, con beneficio per le zone rivierasche in comune di Arsiè e per le relative attività turistiche e sportive. Si ricordano anni altrettanto caldi come questo, ma in cui i livelli del lago erano molto più bassi, comportando notevoli disagi alle comunità locali.
Ora però le portate naturali sono calate drasticamente, per cui l’integrazione consentita dal Corlo è fondamentale per mantenere le portate necessarie nel sistema di canali consortili, a favore di oltre 20mila aziende agricole.
L’apporto idrico consente inoltre il mantenimento dei deflussi vitali nell’alveo del Brenta.
“Mai come questi giorni - afferma il direttore del Consorzio, ing. Umberto Niceforo - si comprende l’importanza dell’irrigazione per le nostre campagne. Con questo caldo africano, la distribuzione dell’acqua attraverso un sistema organizzato è essenziale non solo per salvare i raccolti, ma anche per farli maturare nelle condizioni migliori, in qualità e qualità, il che vuol dire reddito per l’agricoltura e il suo indotto. In altre parole, economia e posti di lavoro”.
Tutt’altra cosa sta invece avvenendo a pochi chilometri di distanza, nella bassa padovana.
“Lì, non esistendo analoghe infrastrutture irrigue - ricorda il presidente del Consorzio, Danilo Cuman -, pur con il notevole impegno dei colleghi dei Consorzi di bonifica interessati, si stanno verificando gravi danni alle colture, si parla addirittura di un 50% dei raccolti.”
“La nostra fortuna - afferma ancora Cuman - è avere in dotazione una serie di opere e manufatti i cui nuclei erano già storicamente presenti e che siamo riusciti a potenziare e valorizzare in tanti anni di attività. Dopo le intraprese dell’epoca veneziana, il Novecento ha portato grandi progressi e non so come potremmo fare oggi senza il Lago del Corlo, che anche in un anno come questo ha dimostrato tutta la sua validità. Sembrava infatti all’inizio dell’estate che questa volta il Corlo non servisse più di tanto, ma adesso che le calure hanno raggiunto i noti livelli, esso è ancora una volta fondamentale.”
“Parlare oggi di dighe o bacini è molto difficile - conclude il presidente Cuman - ma se i nostri padri non li avessero realizzati, non so dove saremmo. Per questo non abbandoniamo l’idea del serbatoio del Vanoi, che sarebbe molto utile, non solo per l’aspetto irriguo, ma soprattutto per la prevenzione delle alluvioni. Sarebbe grave che dopo questo grande caldo si passasse in pochi mesi all’altro estremo e dovessimo di nuovo piangere, come nel novembre 2010, perché un’opera come il Vanoi non la si affronta”.
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