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Another Brick in the Wall
Da Feltre alla tomba del giudice Livatino a Canicattì: domenica scorsa a Bassano l’arrivo della prima tappa, dedicata a Luigi Agnolin, della staffetta ciclistica “Il Mattone del Mondo”
Pubblicato il 25 ago 2021
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Tutto il mondo dentro un mattone. Sembra incredibile ma è così. L’idea, o per meglio dire il progetto, è della Comunità Villa San Francesco di Facen di Pedavena, nel Bellunese, che dal 1948 accoglie minori e giovani in situazione di seria difficoltà familiare e personale. Diretta da Aldo Bertelle, nel 1998 la Comunità si è rivolta al mondo intero creando a Feltre il Museo dei Sogni, della Memoria, della Coscienza e dei Presepi. In quell’anno fu chiesto ai referenti di 199 nazioni di tutti i continenti di raccogliere e consegnare un pugno di terra come simbolo del loro sogno, reso vivo nella vita dei cittadini di ciascun Paese.
Dopo 10 anni le terre di tutti i 199 Paesi sono state quindi mescolate assieme, senza più possibilità di distinguerle e separarle, e racchiuse in 199 mattoncini. Ora ciascuno dei quei mattoncini è diventato “Il Mattone del Mondo”, è già stato consegnato a Papa Francesco e per vie diplomatiche a 26 rappresentanti ufficiali di altrettanti Paesi e sta facendo il viaggio inverso di restituzione ad ogni singola nazione che ha contribuito alla sua costruzione, prendendo come destinazione un luogo particolarmente simbolico.
C’è ovviamente anche il nostro Paese: due anni fa è stato chiesto in tutta la penisola dove collocare “Il Mattone del Mondo per l’Italia”. Le risposte pervenute furono 304, le possibili sedi indicate 164.
Foto Alessandro Tich
Il 17 maggio 2019, all’annuale Festa del Volontariato Sociale presso il Museo dei Sogni e della Memoria di Feltre, fu decisa ed annunciata la sede di collocazione del Mattone italiano: la tomba a Canicattì del giudice Rosario Livatino, assassinato dalla mafia il 21 settembre 1990 sulla Statale Caltanissetta-Agrigento.
In questi giorni il Mattone sta viaggiando in direzione della Sicilia, attraverso una staffetta in bicicletta in 19 tappe lungo tutta l’Italia che prima della destinazione finale toccherà anche il Km 10 della Statale dove il giudice venne ucciso e dove Pietro Nava, testimone oculare, vide l’omicidio, consentendo alla polizia di individuare i killer, e fu costretto per questo a perdere il lavoro, a cambiare identità e a continuare a vivere di nascosto.
Domenica 22 agosto la staffetta in bicicletta per l’Italia da Feltre a Canicattì - che si concluderà il 13 settembre e che è composta a turno da gruppi di ciclisti amatoriali dei diversi territori attraversati - ha avuto inizio con la prima tappa, dedicata al compianto e grandissimo arbitro Luigi Agnolin, partita dal Museo dei Sogni e della Memoria di Feltre e arrivata nel pomeriggio sul Ponte a Bassano del Grappa.
Dire “Comunità Villa San Francesco” e dire “Luigi Agnolin” significa indicare i due lati della stessa medaglia. Aldo Bertelle, anch’egli arbitro in passato, è stato un grande amico dell’indimenticato fischietto internazionale bassanese e Agnolin, dal canto suo, è stato uno dei collaboratori più attivi e operativi della Comunità bellunese, non facendo mai mancare a quei ragazzi sfortunati il suo sostegno e la sua vicinanza. Per questo, assieme all’assessore comunale allo Sport Mariano Scotton, alla “capotappa” Maria Nives Stevan e all’arciprete abate Don Andrea Guglielmi, ad accogliere all’arrivo la delegazione a pedali è stata anche la famiglia di Agnolin: le figlie Caterina e Martamaria (“scritto tutto attaccato”, mi ha precisato) e la moglie Arianna. Il Mattone, ma non solo quello - e poi capirete a cosa mi riferisco -, è stato portato da Feltre a Bassano da un gruppo di ciclisti del CSI, Centro Sportivo Italiano di Belluno e Feltre. Immancabile la carismatica presenza di Aldo Bertelle, assieme ad alcuni ragazzi della Comunità, uno dei quali ha consegnato all’assessore Scotton, affinché la nostra città lo conservasse fino alla tappa del giorno successivo, il Mattone del Mondo. Trasferimento quindi dal Ponte, tutti insieme appassionatamente, al Chiostro del Museo Civico per la cerimonia di rito, davvero il non plus ultra in quanto a carico di “simbologia”.
Non c’è solo il Mattone del Mondo, infatti, a compiere il suo particolare Giro d’Italia.
C’è anche una serie di bisacce da riempire in ogni città sede di tappa con altrettanti “significati” materiali e ideali, a loro volta collegati al messaggio ecumenico del Mattone: la bisaccia del sale, quella dei semi, quella dell’acqua e la bisaccia “dello scriba”. È toccato a Don Andrea Guglielmi, con una brillante predica volante sul palco, spiegare ai presenti il senso simbolico di ciascun gesto.
Il sale è stato consegnato e messo nella sua bisaccia da un rappresentante di Villa San Giuseppe, mentre le sementi da una ragazza della comunità della Fattoria Sociale Conca d’Oro. Ulteriore doppio impegno per il nostro Don, che oltre a mettere in bisaccia una bottiglietta di “acqua della Brenta” ha dovuto svolgere anche il ruolo dello “scriba”, scrivendo su un apposito taccuino degli appunti e consegnando nell’ultima bisaccia un messaggio da recapitare fino a Canicattì.
“Oggi - ha detto l’arciprete abate - abbiamo bisogno di simboli. Persone, come Rosario Livatino, che sono state sale, seme e acqua.” Top.
C’è però un ulteriore simbolo che ha aleggiato nell’atmosfera del Chiostro: quello di Luigi Agnolin, bassanese famoso nel mondo e fulgido esempio di bassanese legato alla sua città.
La sua figura è stata ricordata dall’assessore Scotton, che lo ha ricordato come un “fratello maggiore” e da Aldo Bertelle, che ha raccontato come l’allora arbitro internazionale frequentasse Villa San Francesco sin dal 1984 e ha ripercorso i tristi ma significativi momenti dell’ultima visita del Gigi nazionale, il 15 agosto 2018, alla Comunità di Facen di Pedavena. Sarebbe morto poco più di un mese dopo. “Un uomo che non doveva morire”: ha concluso così, in collegamento telefonico a viva voce con amplificazione via microfono, il giornalista sportivo Marco Pastonesi, già editorialista della Gazzetta dello Sport ed esperto di ciclismo, nel presentare un puntuale e soprattutto sentito ritratto di Agnolin. Sitting Ovation.
Alla madrina della prima tappa Maria Nives Stevan il compito di concludere la cerimonia e di annunciare la seconda tappa del Mattone del Mondo, la Bassano-Mestre, con partenza dal Ponte alle 8.30 di lunedì 23 agosto. Anche questa una tappa carica di simboli e significati, con una staffetta ciclistica composta quasi interamente da donne, rappresentanti del Cif di Rosà, in corsa con il lutto al braccio, come ha spiegato una commossa presidente provinciale Cif Loretta Bertoldi, “per ricordare a tutti l’immane tragedia delle donne afghane”.
È andata avanti e andrà avanti così, giorno per giorno, tappa per tappa e città per città, fino all’arrivo a Canicattì. Con sempre nuovi messaggi e significati da esprimere e sempre nuove aggiunte di sale, di semi, di acqua e di scritti da inserire nelle bisacce al seguito.
Il Mattone del Mondo, coi suoi granelli mischiati di terra di 199 Paesi, arriverà quindi a destinazione per lanciare un’ideale mattonata al muro di gomma e di omertà che ha storicamente circondato le storie di mafia. Another Brick in the Wall.
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