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Il professor Giamberto Petoello, scomparso ieri, amava le provocazioni. Provocazioni intellettuali, s’intende.
Era la voce della coscienza della cultura cittadina e in quanto tale non si concedeva interventi e prese di posizione comode e convenzionali. Il suo sapere si prestava allo sprone, la sua mente fungeva da pungolo. La cultura è un organismo vivo e lui, con la sua parte di conoscenza e di divulgazione, ne faceva scorrere la linfa vitale.
La sua città ne è ben cosciente e da ieri si susseguono le espressioni di gratitudine e di riconoscenza nei suoi confronti.
Il professor Giamberto Petoello (fonte immagine: Facebook/Città di Bassano del Grappa
Oggi sul prof. Petoello si aggiunge la testimonianza, diffusa alle redazioni, dell’assessore comunale alla Cultura Giovannella Cabion.
Anche l’assessore, dunque, inserisce la sua personale Memory Card nell’affollato dispositivo dei ricordi che in queste ore si stanno moltiplicando in città sulla figura dello stimato e conosciuto scomparso.
Lo fa con parole sentite e - conoscendola - anche sincere.
Dichiarazione dell’Assessore alla Cultura Giovannella Cabion
Ricordando Giamberto Petoello
Giamberto Petoello non era bassanese di nascita, ma era bassanese per elezione.
Girava per Bassano sapendo di attraversare spazi già percorsi dagli Ezzelini e dai loro masnadieri, vedeva Napoleone Bonaparte passare sotto porta Dieda a dorso di un cavallo bianco.
Per lui pietre, mattoni, selciati non erano meri materiali edilizi, ma testimoni che hanno visto passare tanta storia che oggi difficilmente la quotidianità riesce ad evocare.
Tuttavia ha sempre voluto evitare di considerare quanto oggi si vede e si sa, come se la realtà fosse sempre stata dove e come si vede e si sa.
Una curiosità ampia, articolata, inesauribile e una attenta capacità critica lo hanno portato a rinunciare alla comodità dei dati consolidati dalla tradizione e validati da una vecchia storiografia, ad affrontare questioni cruciali e complicatissime, arrivando a rivelare - tanto per citare i casi di più recente e immediata evidenza - che la scala risalente dalla piazzetta a palazzo Pretorio non ha nulla di medievale - come si va ancora affermando - ma fu riqualificata solo alla metà del Cinquecento, a sfatare la leggenda della “dedizione” alla Serenissima di Bassano, in realtà ceduta a caro prezzo dai comandanti viscontei di presidio, a smentire la versione dell’incendio del Ponte Vecchio ordinato dal capitano francese La Palisse, ma in effetti appiccato dall’esercito veneziano.
La fatica della ricerca, fatta di meticolose decifrazioni delle scritture antiche, di puntigliosi riscontri sui documenti, di pazienti deduzioni sostenute dal parere dell’esperto di turno si traduceva poi in pagine e pagine, sempre e ostinatamente manoscritte, ripensate, rivedute di verde, rosso, blu e corrette infinite volte, si nascondeva dietro uno stile elegante, ma sciolto e disinvolto, venato di sottile ironia e talvolta di inattesa liricità.
La sua bibliografia dimostra l’ampiezza dei suoi interessi e la qualità del suo lavoro, i titoli dei suoi lavori rivelano la lontananza da qualsiasi pedanteria e la sciolta padronanza dell’argomento: “L’Archivio di pietra” oppure “Risalendo la città” o ancora “Castelli sull’acqua”.
Nel corso degli anni l’Amministrazione comunale ha spesso cercato la sua competenza, trovandolo sempre pronto a offrire consulenza e collaborazione, si trattasse di una ricerca a supporto di interventi di restauro (Castello degli Ezzelini, Palazzo Pretorio, Torre civica, Porta Dieda, loggia municipale, Ponte Vecchio) oppure di uno studio per l’analisi di un bene culturale, di un censimento del patrimonio urbanistico.
All’assessore di volta incaricato di seguire i temi della cultura è sempre stato particolarmente vicino; per quanto mi riguarda ricorderò sempre quell’incontro, subito dopo aver assunto un ruolo che mi appariva più grande di me: nel congratularsi in un forte abbraccio seppe avere parole confortanti “Insieme ce la faremo!”
Il Museo-Biblioteca-Archivio era la sua seconda casa: il riordino del lapidario, il censimento delle mappe storiche, lo studio degli Statuti medievali e degli Atti del Consiglio, il riallestimento della sala della Storia di Bassano, sono solo alcuni episodi di un’attenzione instancabile ma discreta.
Il premio “Cultura Città di Bassano del Grappa” - edizione 2015 - ha così voluto riconoscere ufficialmente “gli studi e l’impegno nella difesa e nella valorizzazione del patrimonio storico, artistico e ambientale, a tutela dell’unicità del territorio bassanese”.
Non si era seduto sugli allori. Sulla scrivania ha lasciato un progetto: studiare e valorizzare il Porto di Brenta, quel mondo scomparso di luoghi e di interessi che anticamente gravitavano sul fiume; nel cassetto è rimasto chiuso un sogno: rivedere i colori di Jacopo Da Ponte riaffiorare da una parete di Palazzo Pretorio, antico polo urbano e anche culturale perché fulcro politico.
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