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Acciderba. The Legend è riuscito a sorprendermi ancora una volta.
E lo ha fatto, oltretutto, a tradimento: sabato mattina ero infatti in partenza per un weekend di totale distacco della spina, da cui sono appena rientrato.
Ma a tenere attaccato uno spinotto, costringendomi a ritornare sull’argomento oggi che è lunedì, sono stati alcuni messaggi WhatsApp che ho ricevuto da più mittenti che mi hanno girato un articolo del Giornale di Vicenza. E l’articolo che ha estasiato l’inizio del mio weekend era dedicato a lui: l’unico e inimitabile Gianni Castellan.
Gianni Castellan (foto Alessandro Tich - archivio Bassanonet)
La notizia riportata dal quotidiano è questa: Castellan lascia Italia Viva, il partito di cui era il coordinatore bassanese, dopo essere stato un maggiorente del PD cittadino, confermando contestualmente di restare nella maggioranza del sindaco Finco.
Dopo la Brexit, la storia degli anni 20 del terzo millennio deve quindi registrare un nuovo distacco di importanza epocale: la Castellexit.
Si tratta di una cosa che io ho appreso indirettamente dal giornale dal momento che Castellan The Legend, che evidentemente ha rotto le relazioni diplomatiche con Bassanonet, non si è degnato minimamente di comunicare la sua decisione alla nostra redazione.
Ahi ahi ahi, caro GC: lo sai bene che più ti nascondi alla nostra testata - come è già accaduto per la celebre intervista che non mi hai voluto rilasciare, dopo le tue dichiarazioni di “disagio politico” in consiglio comunale - e più io mi impegno a scrivere di te.
“Alla base di questa scelta c’è la mia impossibilità di gestire l’evidente contraddizione di essere un amministratore di una giunta di centrodestra e contemporaneamente impegnarmi per le prossime regionali per il centrosinistra.”
Così, nel virgolettato dell’articolo del GdV, il consigliere comunale del gruppo Finco Sindaco ha motivato la sua uscita dal partito renziano in una lettera al presidente provinciale di Italia Viva Maurizio Scalabrin.
“Evidente contraddizione”? Niente di nuovo sotto il sole.
È da più di un anno, ovvero dall’insediamento della nuova amministrazione di Bassano del Grappa, che Bassanonet segnala infatti l’anomalia politica di Castellan “enclave di centrosinistra in una maggioranza di centrodestra”.
Un gruppo che lo vede sedere in consiglio comunale di fianco a Fratelli d’Italia e alla Lega, nel quale è riuscito a farsi eleggere dopo una campagna elettorale che lo ha visto trasmigrare nel giro di un attimo da uno schieramento di centrosinistra a quello opposto, con una performance di trasformismo sulla quale Arturo Brachetti sta ancora prendendo appunti.
Il fatto che lui faccia parte di un’alleanza di centrodestra (“Bassano e i bassanesi non meritano di essere governati da questa destra”, aveva dichiarato l’anno scorso in pre-campagna elettorale riferendosi alla Lega e a Fratelli d’Italia), eletto nella lista civica misto mare pro Nicola Ignazio Finco, era e rimane un controsenso nei confronti della sua storia politica e anche sindacale.
Un’incoerenza che ha generato inoltre delle contraddizioni nel merito, come nel caso del Tribunale di Bassano del Grappa su cui lo scorso marzo il consigliere bassanese in quota politica Italia Viva aveva dichiarato: “Convinti della bontà del progetto del Tribunale della Pedemontana” mentre la senatrice di Italia Viva Daniela Sbrollini, praticamente in contemporanea, aveva affermato: “Ascoltiamo tutti, Tribunale di Vicenza priorità per tutta la nostra provincia”.
Per la serie: e allora decidetevi.
Un controsenso anche dal punto di vista delle stesse alleanze politiche.
Nel maggio 2024 Castellan entrava ufficialmente nella squadra della lista civica Finco Sindaco, alleata allora con la Lega e non ancora con Fratelli d’Italia perché eravamo al primo turno, a sostegno del candidato sindaco leghista salviniano, mentre a Roma Italia Viva e Lega, nelle figure dei due Mattei che abbiamo sul groppone, Renzi e Salvini, se le stavano dando di santa ragione.
Per un anno la coabitazione delle due identità del Dottor Gianni e Mr. Castellan ha continuato a manifestarsi a più riprese ma non si poteva andare avanti così, con un colpo al cerchio (Finco a livello locale) e uno alla botte (Renzi a livello nazionale).
Fa piacere che il sindacalista prestato alla politica se ne sia finalmente accorto.
Cosa farà adesso Gianni Castellan dopo la sua decisione rivelata a mezzo stampa?
Non è certamente il primo pensiero che mi viene in mente quando mi sveglio la mattina, per usare un eufemismo. Ma come osservatore e notista della politica locale devo obtorto collo farmi e fare questa domanda.
Anche perché, volenti o nolenti, The Legend Must Go On.
Una cosa è pacifica: l’uomo che sussurra ai cambi di casacca dovrà senza dubbio inventarsi una nuova verginità politica, cosa che per un trasformista come lui è un’impresa pienamente alla portata.
Magari all’interno di quel centro moderato in relazione al quale, dopo aver partecipato lo scorso aprile come ospite al congresso cittadino di Forza Italia, e quando ancora parlava con Bassanonet, aveva dichiarato di essere “interessato a lavorare per un rafforzamento del centro, che sia un centro riformista sia dentro l’amministrazione e sia nella politica cittadina, che ponga le basi di un rafforzamento contro le estreme, che possono essere di destra e di sinistra”.
È da allora che sto cercando di capire che cosa abbia voluto dire, ma c’è qualcosa di democristiano in lui che lo rende perfetto a vendere fumo, in attesa di accomodarsi a gustare qualche arrosto preparato dagli altri.
Come pure appreso dall’articolo del GdV, quella che potremmo definire la “Castellexit Strategy” è stata oltremodo accelerata dalle scelte politiche che Italia Viva sta portando avanti per le imminenti elezioni regionali in Veneto, con gli accordi che si stanno profilando per l’adesione dei renziani al campo largo di centrosinistra a sostegno del candidato governatore Giovanni Manildo.
Una prospettiva elettorale che il Castellan dei vecchi tempi avrebbe accolto a braccia aperte, ma che adesso non può più sostenere a causa delle mani legate.
Uscito da Italia Viva chiudendo la porta, il nostro uomo in destra Brenta, già presidente di quartiere Angarano, lascia tuttavia ancora aperta una finestra.
Lo fa lanciando un messaggio possibilista a quello che è ormai il suo ex partito nel non escludere, in futuro, di riprendere “in condizioni diverse” il progetto di un terzo polo riformista, il suo pallino di sempre.
Ma lo dice da agente esterno, senza più la tessera di IV, dopo aver rimesso tutte le deleghe legate al partito.
In questo modo Castellan trova la quadra del quieto vivere coi suoi alleati non naturali del centrodestra e potrà così rimangiarsi definitivamente le parole pronunciate lo scorso 15 maggio in consiglio comunale, nel corso della discussione sulla mozione di Fratelli d’Italia per l’intitolazione di un luogo pubblico di Bassano del Grappa a Sergio Ramelli, che qui riporto nuovamente:
“Io sono a pieno titolo dentro questa maggioranza. Registro solo che all’interno di questa maggioranza, visto che siamo in una fase identitaria, i problemi non li sta ponendo Italia Viva, non li sta ponendo il gruppo politico a cui io appartengo, ma ben altre sono le questioni all’interno della maggioranza che prima o poi dovremo risolvere. Perché da questo punto di vista diventa davvero difficile, di questo passo, arrivare a fine legislatura.”
Ipse dixit, come attestato dalla registrazione di quel consiglio comunale.
Ma sono ormai dichiarazioni che lasciano il tempo che trovano, come altre dichiarazioni rese dallo stesso The Legend soprattutto prima della campagna elettorale per le comunali 2024, sin da quando si era proposto come candidato sindaco “di servizio” e “pro tempore” per Italia Viva, che hanno avuto validità per lo spazio di un mattino.
E adesso stop. Reset. Si cambia ancora una volta pagina.
Sono le meraviglie rese possibili dalla politica del nostro Paese che con questa storia della non obbligatorietà del vincolo di mandato consente dei salti della quaglia che Gianni Castellan riesce a fare agevolmente, persino in stile Fosbury.
Italia Viva?
Di più: Viva l’Italia.
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