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A più non Mozzo
Il bilancio 2023, le croci più che delizie dei Lavori Pubblici, il turismo e il Marchio d’Area, la novità 2024: intervista al sindaco di Marostica Matteo Mozzo
Pubblicato il 28 dic 2023
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È ancora un sindaco “bocia”, nel senso che all’anagrafe ha appena 33 anni.
Ma Matteo Mozzo, primo cittadino di Marostica al secondo mandato, è già al suo sesto anno alla guida del Comune.
Anche per la Città degli Scacchi, addobbata a festa per i numerosi eventi di Natale e Capodanno, è tempo di consuntivi riguardo al 2023 oramai agli sgoccioli e di buoni propositi per l’anno che verrà. Ed è su questo che voglio fargli qualche domanda.
Foto Alessandro Tich
Ci diamo appuntamento per l’intervista poco dopo le 9 di mattina, prima che il sindaco corra a Malo per l’inaugurazione dell’ultimo tratto della Pedemontana con l’ambo sulla ruota della Lega Luca Zaia e Matteo Salvini.
Sindaco Mozzo: in generale questo 2023 per Marostica e per il suo Comune com’è stato?
Dal punto di vista personale è stata una grande soddisfazione, memore del fatto di aver vinto le elezioni con il 63% dei cittadini che hanno deciso di riconfermarmi. Questo è un grande onore, ma è un grande onere. Nei primi mesi di quest’anno e di questo mandato elettorale ci siamo concentrati sul portare avanti quelli che erano i molti cantieri e le molte decisioni già prese nel passato mandato, con la gestione e le difficoltà dei cantieri stessi per il periodo storico che stiamo affrontando. Prima abbiamo attraversato le difficoltà legate al non riuscire a trovare le materie prime per far partire i cantieri. Ora abbiamo i soldi, abbiamo i cantieri finanziati e abbiamo le materie prime, ma a moltissime ditte manca il personale per poter eseguire poi materialmente le opere pubbliche. Questo sta portando gravi ritardi.
Ad esempio in quali opere?
Di fatto, su una ventina di opere in corso, 18 hanno subìto ritardi proprio per la mancanza di personale, ma anche per motivi non direttamente legati all’amministrazione comunale. Basti pensare alla nuova mensa della scuola di San Luca: siamo partiti a pieno regime, stanno lavorando anche in questi giorni di festività. Le ditte sono riuscite a partire dopo quattro mesi e mezzo di ritardo da parte di E-Distribuzione per lo spostamento di una linea, perché loro stessi non avevano personale da mandare. Oppure il rifacimento del ponte di via Maggiore Morello, quasi 350mila euro di opera, che ha subìto ritardi proprio perché avevamo problemi con la linea del gas che doveva essere spostata e mancavano i funzionari della controparte che dessero l’ok per lavori che facevamo noi. Quindi tutta una serie di difficoltà tecniche che poi vanno a ripercuotersi in ritardi, nonostante altri enti richiedano di restare nei tempi proprio creare i minori disagi possibili nella viabilità, eccetera.
Parliamo un po’ di grandi opere. Il Teatro?
Per quanto riguarda il Teatro, abbiamo avuto una piccola sfortuna legata alla grandine di questa estate che ha colpito molte aziende dell’area di Tezze e Cittadella. E noi, proprio perché abbiamo scelto di avere le migliori ditte artigianali di lavorazione del legno, alcune ditte di quella zona che lavorano per noi e che stanno rifacendo gli interni del Politeama, hanno avuto uno stop dovuto proprio alla perdita di quasi tutti i macchinari e allo scoperchiamento dei capannoni. Hanno dovuto fare delle lavorazioni primarie proprio dentro il Teatro, sfruttando la capienza della sala grande, e ora siamo ripartiti e siamo molto spediti. A livello di previsione, come data di completamento direi che per fine febbraio o primi di marzo le ditte dovrebbero consegnarci il Teatro completato. Poi ci vorrà un altro mese e mezzo circa per avere i nulla osta da parte dei Vigili del Fuoco per i collaudi e tutto quello che serve per poter garantire la sicurezza alle persone.
Ex Ospedale?
Le procedure con la Regione stanno andando avanti bene. Anche loro hanno subìto dei ritardi dovuti a carotaggi che la Soprintendenza ai Beni Archeologici di Verona ha richiesto. Questo ha portato a un ritardo di circa un paio di mesi. Dovevamo partire a dicembre con le demolizioni dell’area del blocco dell’ex Ospedale. Ora, dopo un confronto con l’assessore Lanzarin, con il direttore Bramezza e con tutti i tecnici incaricati dell’Ulss, le ditte già ci sono e stiamo aspettando solo gli ultimi ok degli altri enti. Ma indicativamente, per il periodo pasquale avremo l’inizio delle demolizioni e di contro anche noi potremo finalmente partire nei prossimi mesi del nuovo anno con la realizzazione delle prime due rotatorie che danno da Panica su via IV Novembre e sono propedeutiche poi anche al cantiere dell’Ospedale.
Quando si pensa a Marostica da fuori Marostica, si pensa a una bellissima cittadina murata da visitare. In quanto a visite, turismo, movimento, come è andata quest’anno?
Io devo dire che sono molto soddisfatto del grande lavoro fatto dall’assessore Ylenia Bianchin con tutte le attività. Ora anche altri assessori e consiglieri, in collaborazione, stanno lavorando ad altri progetti che riguardano sempre le aree delle frazioni e che guardano all’esterno, non sempre all’interno della città murata. È un obiettivo che anche Ylenia, con le varie manifestazioni, ha sempre cercato di portare fuori, creando un’unica “strada” del turismo all’interno del comprensorio comunale ma anche verso gli altri Comuni contermini. E ha dato dei buoni risultati. Parliamo solo del periodo estivo, delle 50mila presenze del Summer Festival. Nel Centenario della Partita a Scacchi abbiamo avuto in un solo weekend 20mila persone. Ma basta semplicemente vedere come stanno andando anche le domeniche natalizie, con la grande collaborazione con Teatris, Argot Produzioni, Maurizio Panici. Insomma, abbiamo creato una macchina d’attrattiva non indifferente.
Nei weekend di Natale, guardando telecamere, varchi, posti auto, abbiamo avuto una media tra le 8 e le 12mila persone, con il record di presenze in Piazza Scacchi alla vigilia, con 15mila persone. Come ho detto scherzosamente con il presidente di Pro Marostica Simone Bucco e con l’assessore Bianchin, per farci stare ancora più persone bisognerebbe pensare ai dei soppalchi in piazza.
A proposito di turismo e di comprensorio. Si continua a parlare di Marchio d’Area, anche se in una forma diversa dal progetto originario dei “Territori del Brenta”. Marostica come si pone su questa questione? Dal punto di vista turistico è “autosufficiente”?
Io ritengo che bisogna sempre fare massa critica. Sto cercando di farlo anche come consigliere provinciale con delega al Turismo, cercando di far collaborare tutte le parti della provincia. Quella volta il Marchio d’Area si è arenato per un problema: non era stato gestito, soprattutto nella parte iniziale, dagli enti pubblici. Cioè io non posso andare a finanziare una cosa dove non so dove vanno esattamente a finire le rendicontazioni. Sono sempre soldi dei cittadini, bisogna pensare a quello. I soldi pubblici devono avere totale trasparenza e chiarezza nei modi di gestirli. Ritengo che con l’Area Urbana Pedemontana, portata avanti dal sindaco Pavan e dal sindaco Orsi di Schio, ci sia stato un grande lavoro di trait d’union del territorio per portare a casa 15 milioni. Quindi la politica, se vuole, sa mettersi al tavolo, sa dialogare, sa anche arrivare a scelte strategiche che non sono compromessi. E ritengo che si possa fare anche su tutti gli altri aspetti. In questo momento, e stiamo parlando di turismo, non vedo limiti a trovare soluzioni. Poi è giusto che quando i sindaci trovano le carte da leggere, le leggano. Perché tanti miei colleghi, sicuramente in buona fede, avevano approvato, chi in giunta e chi in consiglio comunale, quello che era scritto nel regolamento che era propedeutico ad entrare nel Marchio d’Area. Forse lo hanno fatto perché non vedevano il turismo come una cosa primaria per il loro Comune. Ognuno cerca di sfruttare nel proprio territorio le peculiarità che ha.
In che senso?
Siamo tutti Comuni turistici, con determinate attrattive, e cerchiamo di rilanciarle. Naturalmente c’è chi ha magari 200 attività che vivono di questo e chi ha invece soltanto gli albergatori, i posti letto, che è una fortuna. La grande sfortuna di Marostica è quella di avere pochissimi posti letto. Cioè ne abbiamo, ma sono in numero decisamente inferiore se pensiamo a Comuni dell’area del circondario che hanno anche tre volte i posti letto di Marostica e che di fatto vivono anche con i grandi eventi che vengono fatti in Altopiano, a Bassano o a Vicenza. Per questo bisogna cercare di fare un trait d’union, perché quello che non ha uno, ce l’ha l’altro. Quindi si cerca di lavorare anche se cosa ne viene a noi parte politica, alla fine? Poco o niente. In realtà sono le categorie economiche che guadagnano e conseguentemente anche i cittadini, perché c’è possibilità di sbocco anche in termini di turismo, ci sono posti di lavoro, c’è attrattività per i giovani. Poi però bisogna sperare che la gente vada anche a lavorare perché in questo momento, ripeto, la difficoltà più grossa che riscontriamo anche per le attività stesse che abbiamo qui in piazza o in corso è quella di trovare personale, come per i cantieri.
Abbiamo accennato prima ad alcune opere che sono però la continuazione di progetti già nati in passato. Ci può anticipare una novità del 2024? Una cosa nuova?
Quando abbiamo cominciato il primo mandato nel 2018, abbiamo fatto capire che noi lavoravamo in modo diverso da chi mi aveva preceduto, cercando di ascoltare le persone e i cittadini e facendo prima di tutto un’opera che servisse ai più giovani. In quel mandato era stato finanziato il campo da calcio sintetico. Questo perché i ragazzi e soprattutto le mamme chiedevano di sistemare il vecchio campo in argille rosse con una situazione più decorosa, perché i ragazzi avevano problemi ogni volta che pioveva, anche a rischio di infortuni muscolari. Abbiamo fatto il campo in sintetico che è stata una grande operazione tra pubblico e privato, con la società U.S. Marosticense. Ora vediamo la necessità di fare un’altra grande opera sportiva e l’obiettivo che ci siamo dati in questi primi mesi del 2024 è quello di trovare le risorse per finanziare il rifacimento della pista di atletica. In cinque anni abbiamo partecipato a tutti i bandi possibili sullo sport, ma purtroppo tutti quanti - come anche altri colleghi sul territorio - siamo rimasti scottati dal fatto di avere un “indice di vulnerabilità” basso. Questo vuol dire che rispetto ad altre zone noi siamo un’oasi felice. L’area bassanese è di fatto una piccola Svizzera, se la mettiamo a confronto con altre parti d’Italia: a livello di istruzione, di stipendi medi, di tasso di criminalità, di difficoltà socio economiche. Le percentuali d’imprese e di partite Iva sono molto più alte rispetto ad altre aree del Paese e questo fa sì che i fondi destinati allo sport, che potenzialmente sono fatti per ridurre e allontanare quello che è il disagio sociale, vanno indirizzati ad altre aree. Su 40 progetti che vengono finanziati ogni anno, 35 sono tra centro e sud Italia e gli altri cinque sono divisi in sei Regioni.
Quindi come farete a finanziare il rifacimento della pista di atletica?
Lo finanzieremo col bilancio comunale. Abbiamo già avuto anche dei confronti negli ultimi due mesi con il credito sportivo, che fa finanziamenti per i Comuni a tasso zero. Noi abbiamo una grande possibilità di poter fare mutui, in questo caso, anche perché tutti quelli che abbiamo aperto poi li usavamo strategicamente trovando risorse con i bandi nel passato mandato. Per cui non abbiamo sovraindebitato il Comune, anzi abbiamo chiuso parecchi mutui. Questo ci dà una possibilità e anche una forza economica non indifferente per riservare risorse internamente per riuscire a finanziare le opere.
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