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La Giustizia in gondoleta
A Venezia il consiglio regionale approva il progetto di legge statale per il ripristino dei tribunali soppressi nel 2012. Nicola Finco, primo firmatario e relatore: “Il ripristino del Tribunale bassanese è una necessità”
Pubblicato il 05 set 2023
Visto 9.174 volte
La Giustizia in gondoleta.
La questione del ripristino dei tribunali soppressi dalla riforma della geografia giudiziaria del 2012 - tra i quali, come sanno anche i sassi del Bacchiglione, il fiume di Vicenza, c’è il Tribunale di Bassano - è approdata oggi sul Canal Grande, a Palazzo Ferro Fini, sede del consiglio regionale del Veneto.
All’ordine del giorno dei lavori consiliari c’è stato infatti il “Progetto di legge statale n. 33 per la riforma dell’organizzazione dei tribunali ordinari e degli uffici del pubblico ministero”. Primo firmatario e relatore: il vicepresidente del consiglio regionale Nicola Finco.
I lavori del consiglio regionale (foto Alessandro Tich - archivio Bassanonet)
Progetto di legge “statale” in consiglio “regionale”?
Spieghiamolo subito, in parole povere, per evitare confusioni.
Si tratta di un progetto legislativo che viene discusso dall’assemblea regionale ma che riguarda un argomento di competenza dello Stato. Una volta approvato, il Pdls (Progetto di legge statale) viene quindi trasmesso al parlamento nazionale che a sua volta lo dovrà inserire nel proprio calendario dei lavori.
In altri termini, e semplificando, è un provvedimento con il quale il Veneto “prende posizione” sulla questione statale affinché le due Camere ne tengano conto in sede legislativa.
Il testo regionale in questione propone la modifica del Decreto legislativo n. 155/2012 (governo Monti, su delega del parlamento) che ha stabilito la nuova organizzazione dei tribunali ordinari e ha riformato le circoscrizioni giudiziarie italiane. Una riorganizzazione che ha comportato, di fatto, la soppressione di diverse sedi di tribunale e delle relative procure della Repubblica nelle città non capoluogo di provincia.
Bassano del Grappa, in questo senso, è in buona compagnia: nella nostra regione a chiudere i battenti sono state anche le sedi giudiziarie di Cittadella, Este, Adria, Castelfranco Veneto, Conegliano, Montebelluna, Chioggia, Dolo, Portogruaro, San Donà di Piave, Pieve di Cadore, Legnago, Soave e Schio.
La materia era stata oggetto di una proposta di referendum abrogativo promossa dalla regione Abruzzo nel 2013, ma dichiarata inammissibile dalla Corte Costituzionale.
Peraltro, come ricordato dal relatore Finco, che ha posto l’accento sulla situazione dell’area bassanese e pedemontana, “la concentrazione dell’attività giurisdizionale presso i capoluoghi di provincia, e la conseguente soppressione delle sedi decentrate, ha reso più gravoso l’accesso alla giustizia anche a causa, molto spesso, della conformazione ed estensione territoriale.”
“Si aggiunga - ha ancora affermato il vicepresidente leghista del consiglio regionale - che l’attuata riforma, che ha come presupposto il contenimento della spesa pubblica e una migliore organizzazione territoriale degli uffici, non ha prodotto né una minore spesa, né una migliore resa soprattutto in termini di accelerazione dei procedimenti giudiziari.”
Alla fine, il progetto di legge statale è stato approvato dal consiglio veneto con 38 voti favorevoli e 5 contrari (astenuti i consiglieri del Pd).
The Show Must Go On.
Il Pdls n. 33 riprende una proposta depositata dalla Regione Lombardia, volta a modificare il sistema delineato dalla legge di riforma della geografia giudiziaria del 2012.
Introduce una disposizione che conferisce alle Regioni la possibilità di richiedere al Ministero della Giustizia, mediante apposite convenzioni, il ripristino del servizio delle funzioni giudiziarie nelle sedi soppresse o la costituzione di nuovi tribunali e delle relative procure, sempreché il nuovo circondario abbia una popolazione residente di almeno 100.000 abitanti, prevedendo misure di salvaguardia per i procedimenti pendenti.
Sono a carico della Regione le spese di gestione e manutenzione degli immobili e di retribuzione del personale di custodia e vigilanza delle strutture; rimangono a carico dello Stato le spese relative alle retribuzioni dei magistrati e del personale amministrativo e di polizia giudiziaria.
“Ripristinare un servizio essenziale per i cittadini, quello dell’esercizio della giustizia, riattivando la sede del Tribunale di Bassano, soppresso con la riforma del 2012”.
È quanto chiede a seguito della votazione, in merito al Tribunale della Pedemontana, il primo firmatario Nicola Finco.
“La scelta di undici anni fa operata dall’allora governo Monti - continua Finco - si è dimostrata fallimentare: i timori avanzati dal territorio che, fin da subito, ha protestato contro la decisione di sopprimere alcune sedi di tribunale e le relative procure della Repubblica, si sono rivelati subito fondati.”
“La concentrazione dell’attività giurisdizionale presso i capoluoghi di provincia ha reso più difficile l’accesso alla giustizia stessa - prosegue l’esponente della Lega Liga Veneta -. Per non parlare delle conseguenze dovute al sovraccarico di lavoro nei tribunali rimasti. Pensiamo solo a quello di Vicenza, costretto ad assorbire sia la sezione distaccata di Schio (che serviva 200mila abitanti), sia il tribunale bassanese, sia tutti gli uffici del Giudice di Pace della provincia.”
“E se il numero medio di abitanti serviti stimato doveva essere di 300mila persone per tribunale, Vicenza è arrivata a servire un bacino di 860mila abitanti - incalza il vicepresidente -. Una situazione, questa, che si è riversata sui tempi di attesa per l’esercizio della giustizia: dai 2 anni per la decisione di una causa di primo grado presso l’ex tribunale del Grappa, si è passati ai 9 anni del capoluogo vicentino.”
“Il ripristino del Tribunale bassanese è quindi una necessità - sottolinea il relatore del Pdls -. Spiace vedere dunque come i consiglieri regionali del Pd si discostino, con il loro voto di astensione, dai tanti sindaci, anche del loro partito, e realtà economiche che hanno chiesto a gran voce questo nuovo polo giudiziario.”
“Già lo scorzo marzo - dichiara ancora il consigliere regionale bassanese - il sottosegretario alla Giustizia on. Ostellari, che ringrazio, si era espresso a favore di una riapertura della sede di Bassano. Ove riaperto, infatti, sarebbe servito da una ramificata linea di infrastrutture, ferroviarie e stradali, come la superstrada Pedemontana Veneta, che garantirebbe un accesso ancor più veloce alla struttura.”
“Confido quindi - conclude Finco - che l’ennesima presa di posizione da parte del territorio, come quella espressa dal voto favorevole di oggi del consiglio regionale del Veneto, possa velocizzare l’iter di approvazione e ridare un tribunale ai cittadini del nostro territorio.”
Pieno sostegno all’iniziativa legislativa di Finco e alla riapertura del Tribunale a Bassano “che diventerebbe il nuovo Tribunale Pedemontano o Tribunale d’area”
è stato espresso dal consigliere regionale del suo stesso gruppo, il cittadellese Giuseppe Pan.
“Sono assolutamente a favore della riapertura di un Tribunale della Pedemontana - dichiara Pan -. C’è bisogno di tribunali di prossimità per tanti motivi, a partire da quello di sgravare i tribunali dei capoluoghi oberati di lavoro. Nel caso della riapertura del Tribunale a Bassano del Grappa che diventerebbe il Tribunale Pedemontano si potrebbe servire un territorio che sta a cavallo di tre province e servirebbe un’area geografica strategicamente fondamentale per il Veneto.”
“Il territorio pedemontano è esteso e comprende la Valsugana, il Bassanese, l'Asolano, e l'Alta Padovana, e questa riapertura ristabilirebbe l'importanza anche di città come Cittadella, precedentemente accorpata al Tribunale di Padova - aggiunge -. Questa area fra Treviso, Padova, e Vicenza è una zona produttiva cruciale per il Veneto e necessita di servizi giudiziari efficienti e facilmente accessibile.”
“Abbiamo bisogno di una giustizia rapida e precisa - conclude Pan - auspicando il supporto del ministro Nordio, un veneto con chiare idee in merito, per garantire che il Tribunale di Bassano diventi una risorsa preziosa, non solo vuota, e che contribuisca a rafforzare l'efficienza del sistema giudiziario nel Veneto.”
Tra le varie dichiarazioni pervenute in redazione c’è anche quella dell’assessore regionale Elena Donazzan.
“L’istituzione del Tribunale della Pedemontana, dopo ampio e dibattuto confronto con il territorio, disegna un perimetro diverso, sia in termini di geografia giudiziaria, rendendo accessibile una giustizia di prossimità, sia in termini di utilizzo efficiente delle risorse pubbliche - afferma Donazzan -. Quanto avvenuto nel 2012 con il governo Monti è inaccettabile. È una vergogna che siano stati spesi un milione di euro, soldi degli italiani, per costruire un nuovo tribunale con sede a Bassano del Grappa e poi, quando tutto era pronto, si sia deciso di chiuderlo. È stato un esempio di cattiva gestione della cosa pubblica e di mancanza di visione, di incongruenza e miopia politica.”
“Il Tribunale della Pedemontana - continua l’esponente di giunta - interessa tanto il bassanese quanto la Marca trevigiana e l’Alta Padovana ed è il tribunale che in tutta Italia ha più possibilità di essere riattivato proprio perché gli investimenti sono già stati tutti fatti e tutto è pronto per funzionare. Il territorio della Pedemontana ha un tessuto produttivo di grandissimo valore economico, che deve avere una giustizia funzionante al suo servizio, per attrarre investimenti.”
“È stato condotto un grande lavoro dagli avvocati dell’Ordine di Bassano poi confluito nell’Ordine degli Avvocati di Vicenza, che hanno sempre tenuto desta l’attenzione aggiornando i dossier - conclude l’assessore regionale -. È stato importante anche il lavoro delle associazioni datoriali che hanno richiamato l’interesse non solo degli addetti ai lavori ma anche dei cittadini che riconoscono l’accessibilità ai servizi della macchina giudiziaria come un elemento collegato alla qualità della vita.”
Da Venezia, dunque, emerge dalle acque il messaggio della politica: la riforma della geografia giudiziaria va riformata.
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