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Profumo d’intesa
Questione Baxi/Pengo/San Lazzaro: presentato e discusso a commissioni congiunte l’atto di indirizzo, elaborato dagli uffici su input della maggioranza, che sarà votato dal consiglio comunale di giovedì prossimo
Pubblicato il 21 lug 2023
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27, giorno di paga?
No: il 27 è il giorno di Pengo. E anche di Baxi naturalmente, perché i due nomi sono strettamente interconnessi.
Giovedì prossimo, 27 luglio, il consiglio comunale di Bassano del Grappa prenderà la sua decisione sulla cruciale questione.
La seduta delle commissioni congiunte in sala consiliare (foto Alessandro Tich)
Come noto, lo scorso 30 giugno Baxi e Pengo hanno presentato via Pec al Comune di Bassano la loro proposta di protocollo d’intesa con la pubblica amministrazione per giungere in tempi strettissimi ad un accordo per soddisfare le loro esigenze.
Consentendo a Baxi di allargarsi nel confinante stabilimento di Pengo in via Trozzetti (ex Iar Siltal) per la necessità della riconversione produttiva dalle caldaie a gas alle pompe di calore, e contestualmente a Pengo di trasferirsi nell’area di sua proprietà in via Rambolina a San Lazzaro per costruire un nuovo capannone destinato alla logistica di 73mila metri quadri di superficie.
Ma cosa andranno a votare, esattamente, i consiglieri comunali?
Andranno a votare un atto di indirizzo, predisposto dagli uffici comunali su input della maggioranza, che recependo la proposta di protocollo d’intesa fissa le condizioni dell’accordo.
A una settimana dal consiglio comunale, l’atto di indirizzo viene presentato e discusso nella sala consiliare del municipio in una seduta congiunta delle commissioni consiliari 3a - Territorio e Urbanistica, 4a - Sociale e 5a - Attività economiche e Lavoro.
E questo perché quella di Baxi/Pengo è una questione sia urbanistica e sia economica ma anche sociale, per le implicazioni sui licenziamenti a medio termine dei lavoratori di Baxi (circa 700 persone tra dipendenti diretti e 300 lavoratori dell’indotto) nel caso in cui il progetto non andasse in porto.
Vorrei dire che si tratta anche di una questione ambientale, per la trasformazione ad uso logistico-produttivo dell’area di San Lazzaro attualmente ad uso agricolo, ma l’aggettivo nella riunione congiunta non viene mai nominato.
L’atto di indirizzo è un documento “emendabile” e “modificabile”, come sottolinea l’assessore all’Urbanistica Andrea Viero, affinché si raggiunga il massimo punto di accordo possibile in vista del voto consiliare.
Sono i paletti fissati da amministrazione e maggioranza per una questione sulla quale si respira già, comunque, profumo d’intesa.
Il dispositivo dell’atto di indirizzo afferma che “il Comune non metterà, in nessun caso, a disposizione suolo per la realizzazione del polo logistico di Pengo Spa” a San Lazzaro.
Pengo cioè potrà costruire i suoi 73mila metri quadri di capannone, ma non saranno metri quadri “comunali”.
“Il protocollo e l’eventuale successivo accordo - stabilisce il testo - sono possibili solo a condizione che l’intervento sia attuato con totale consumo di suolo disponibile dalla Regione, attingendo dalla “riserva” del suolo regionale consumabile, come previsto dalla procedura di cui alla D.G.R. n. 1911/2019, oppure qualora sia riconosciuto dalla Giunta regionale l’interesse regionale alla trasformazione urbanistico-edilizia con deroga ai limiti di consumo di suolo.”
L’ho riportato integralmente perché è il passaggio-chiave del documento.
In questo modo viene bypassata la limitazione di suolo consumabile prevista dalle norme urbanistiche del Comune di Bassano: la palla passa alla Regione che può concedere delle superfici extra da consumare, a disposizione delle sue “riserve” di metri quadri, in deroga alle restrizioni comunali.
L’atto impone inoltre a Baxi di presentare un preciso piano industriale, avallato dalla casa madre BDR Thermea, con relativo cronoprogramma di sviluppo tecnologico e produttivo nel sito di via Trozzetti e a Pengo di mantenere l’attività in essere nel nuovo fabbricato logistico in San Lazzaro per dieci anni dall’agibilità dello stesso.
Si chiede ancora a Pengo, tra le altre cose, di presentare un adeguato piano di sviluppo industriale che dimostri le reali necessità di superficie logistica-produttiva per il nuovo sito.
Sempre Pengo Spa dovrà versare al Comune un contributo straordinario di 5 milioni di euro, da corrispondere in quattro rate entro 18 mesi dall’approvazione della variante.
“Con tutti gli oneri aggiuntivi, i milioni saranno 10”, rimarca il presidente della commissione Urbanistica Mauro Zen.
Secondo il documento, il contributo straordinario dovrà essere utilizzato per opere di mitigazione/compensazione nei quartieri più interessati dagli interventi (li ricordo: San Lazzaro, San Marco e anche Ca’ Baroncello, dove ricade ufficialmente l’area ex Smalterie di Baxi e Pengo).
Infine, l’atto stabilisce l’impegno da parte di Pengo Spa e Baxi Spa “a rinunciare a qualsivoglia azione/eccezione - anche di natura risarcitoria o indennitaria - nel caso la proposta d’intervento non venga assentita per qualsivoglia motivo”.
L’assessore Andrea Viero, riferendosi a Baxi, introduce l’atto di indirizzo come un documento che “parte da esigenze specifiche di un’azienda che ha una storia in questa città” e che “apre una discussione non solo dal punto di vista urbanistico ma anche sociale”.
“Credo - aggiunge - che il tema dei lavoratori di Baxi sia un pensiero di tutti noi.”
Riguardo invece a Pengo, è noto che la richiesta dell’azienda di insediarsi a San Lazzaro tramite procedura Suap non è andata a buon fine.
Il diniego della conferenza dei servizi preliminare era sopraggiunto, come rivelato in commissione congiunta, per i pareri negativi di Etra e del Comune di Bassano.
Quello di Etra perché il progetto andava a insistere su alcune tubature che portano al depuratore. Quello del Comune, invece, perché a fronte del trasferimento a San Lazzaro era prevista la rigenerazione urbana dello stabilimento Pengo di via Trozzetti, in parte residenziale, in parte commerciale in parte ad area verde.
Ma “lì si concatenavano una serie di condizioni senza garanzie economiche e giuridiche”: istanza negata, procedura Suap annullata e rigenerazione dell’area di via Trozzetti finita alle ortiche. Non però il trasferimento dell’azienda a San Lazzaro, che con l’atto di indirizzo ritrova, come per incanto, una procedura fattibile.
“Non credo che per Pengo l’unica alternativa sia San Lazzaro”, osserva l’ex sindaco Riccardo Poletto, che giovedì prossimo voterà contrario. “Quanti tentativi - prosegue - sono stati fatti dall’amministrazione per trovare una soluzione alternativa? Ora ci troviamo a dover decidere con una pistola puntata alla tempia.”
Poletto punta più volte il dito su un’area di 23.500 metri quadri di proprietà Pengo in via Colombo, “riattivata” urbanisticamente dal Comune a scopo espansione dell’attività aziendale, e ritiene opportuno disattivarla a fronte degli ulteriori 73.000 metri quadri della sede di San Lazzaro, sempre per dichiarata esigenza di espansione aziendale, per recuperare suolo consumabile.
“Se non si fa questo, è un regalone a Pengo”, sostiene. E in quanto ai tempi e ai modi imposti dalle due aziende, incalza: “Dobbiamo scaricare quella pistola e ragionare a mente libera”.
Antonio Guglielmini, pasdaran pro Pengo e pro Baxi della maggioranza, ribatte che ha compiuto un’analisi su tutte le aree dismesse di Bassano, che “non c’è area a Bassano che possa accogliere una sede per Pengo, azienda con 500 dipendenti” e che “Pengo e Baxi non possono essere trattati separatamente, ma sono un pacchetto completo”.
“Cosa ci resta da fare? Mettere il fiocco al pacchetto?”, replica Poletto.
Ilaria Brunelli tesse le lodi dell’atto di indirizzo “che ha trasformato quello che il Comune ha ricevuto via Pec in qualcosa che porta l’equilibrio in città”.
“No all’allargamento di Baxi senza ristorare San Marco”, dichiara Brunelli riferendosi al riutilizzo del contributo straordinario di Pengo a favore dei quartieri interessati.
E sottolinea: “L’interesse della città non è dire “andate a consumare il suolo da un’altra parte”, ma non mettere una croce sopra ai posti di lavoro di Baxi.”
Dal fronte di minoranza, Erica Fontana gira le antenne sui tempi della questione: “Non c’è stata nessuna volontà di fare un cammino che coinvolgesse i lavoratori, i quartieri e noi consiglieri comunali. Adesso sì che siamo alle strette.”
Lucia Fincato, esponente della fronda scettica della maggioranza:
“Ribadisco la mia perplessità, che ho espresso nell’incontro coi sindacati e che continuo ad avere. Questo protocollo è un “baratto forzato”, perché “ricatto” sarebbe una parola troppo forte. 700 posti di lavoro da una parte, la tutela del verde dall'altra e l’amministrazione con le spalle al muro. Aver mischiato le due cose, Pengo e Baxi, in un documento unico è giusto? È corretto come sistema di lavoro, questo?”
L’intervento del presidente di commissione Mauro Zen, infine, farebbe saltare di gioia Greta Thunberg.
“Diversamente dall’area Meb-Agb, a San Lazzaro Pengo si trova in adiacenza totale con un’area produttiva e la sua viabilità non interferisce con quella del quartiere. A chi dice che quella “è l’ultima campagna a sud di Bassano” ricordo che il Parco delle Rogge ha un’estensione di 3 milioni di metri quadri, 25 volte superiore a quello che ci chiede Pengo.”
Quali scenari si aprono, adesso?
Li spiega molto chiaramente il dirigente dell’Area Urbanistica Daniele Fiore, rispondendo a una specifica domanda del consigliere Giovanni Cunico.
Cercherò di spiegarli anch’io, anche se mi rendo conto che al termine della lettura di questo articolo bisognerà prendere un cachet contro il mal di testa.
Come spesso accade, anche in questa circostanza i casi sono due.
Caso numero uno: il consiglio comunale di giovedì prossimo respinge l’atto di indirizzo.
Ogni ipotesi di accordo decade, Pengo resta al suo posto in via Trozzetti mentre Baxi - o chi per essa, vale a dire la multinazionale olandese BDR Thermea che la controlla - deve trovare una soluzione diversa alle proprie necessità di espansione produttiva.
Caso numero due: il consiglio comunale approva l’atto di indirizzo.
Il documento approvato costituisce l’atto di mandato politico agli uffici comunali affinché concordino con la Regione Veneto i passi formali successivi.
Ma qui interviene la prospettiva di due ulteriori sotto-casi.
Sotto-caso numero uno: “La Regione può anche dire di no”, spiega il dirigente.
Ovvero: i competenti uffici della Regione Veneto possono negare la concessione delle “riserve” del suolo regionale consumabile oppure non ritenere la questione di interesse regionale. E anche in questo caso, nonostante l’atto di indirizzo approvato, si ferma tutto.
Sotto-caso numero due: la Regione accende il semaforo verde alla pratica.
Viene sottoscritto un protocollo d’intesa tra il Comune e le due aziende interessate da cui poi scaturisce l’ultimo atto che fa partire gli interventi: l’accordo di programma, che deve essere firmato dal sindaco, dal presidente della Provincia e dal presidente della Regione.
Una robetta semplice, vero? Comunque sia, in caso affermativo serviranno diversi mesi fino a che l’iter burocratico scriva la parola “fine”.
In tanti anni di giornalismo ne ho viste e seguite di questioni complesse in questa città.
Ma questa, probabilmente, le batte tutte.
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