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Alessandro TichAlessandro Tich
Direttore responsabile
Bassanonet.it

Cronaca

Cronaca di un’intervista mai fatta

È mancato Renato Luca: l’imprenditore che con la sua Fondazione ha trasformato Villa Ca’ Erizzo in uno dei più prestigiosi luoghi di incontro culturale della città di Bassano

Pubblicato il 14-12-2021
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Ho ricevuto la notizia della sua scomparsa oggi verso mezzogiorno.
Nel tardo pomeriggio è stata diffusa ai soci del Rotary Club di Bassano del Grappa, di cui faceva parte, ed è quindi diventata pubblica. Posso quindi adesso scriverne anch’io.
Questa mattina è mancato il dottor Renato Luca, notissimo imprenditore che negli ultimi anni ha particolarmente legato il suo nome alla missione museale e culturale di Villa Ca’ Erizzo Luca, la splendida dimora storica lungo il Brenta di cui era il proprietario e dove abitava. Lo faceva tramite la Fondazione Luca Onlus di cui era il patron.

Renato Luca, secondo da sinistra, taglia il nastro all'inaugurazione di una mostra a Villa Ca' Erizzo Luca (fonte immagine: Il Giornale di Vicenza/Giancarlo Ceccon)

In realtà l’attività della Fondazione viene portata avanti sul piano operativo principalmente da Alberto Luca, uno dei due figli assieme ad Alessandro, ma quella del padre era sempre una figura di riferimento, distaccata e meno propensa ad apparire sotto i riflettori, addirittura restia a intervenire in pubblico e a rilasciare dichiarazioni, ma dotata di quel carisma che non viene generato né tantomeno attribuito dalle riprese Tv o dai titoli sui giornali.
Renato Luca aveva 88 anni, era nato a Vicenza nel 1933. La sua è stata innanzitutto una storia esemplare del Nordest produttivo. Originario da una famiglia di insegnanti, si era laureato all’Università di Padova per poi svolgere l’attività di industriale nel settore elettrotecnico e cartotecnico. È stato il fondatore e presidente di diverse aziende, alcune delle quali - come Luca Lume - autentiche pietre miliari della storia industriale del nostro territorio. E ancora Eletkrolume, Fatar, Luca SpA, Lucasystem e Luca Print. Oggi il testimone delle attività imprenditoriali di famiglia è stato raccolto dai due figli.
Ma Renato Luca, ritiratosi dall’imprenditoria attiva, ha utilizzato il benessere economico conquistato in una vita di lavoro per acquistare Villa Ca’ Erizzo, restaurarla con notevole investimento di capitali e trasformarla in una casa-museo unica nel suo genere.
Qui lui, con Fondazione Luca, ha creato il Museo Hemingway e della Grande Guerra, omaggiando la memoria del grande scrittore statunitense Ernest Hemingway che in questa Villa, quando aveva appena 19 anni, aveva soggiornato in qualità di autista della American Red Cross negli ultimi mesi della Prima Guerra Mondiale. Un’esperienza che avrebbe forgiato per sempre il futuro Premio Nobel per la Letteratura, a cui il Museo di Villa Ca’ Erizzo Luca non dedica solo una sede museale ma anche un ricco e continuo programma di eventi, incontri, manifestazioni, reading e visite guidate. Appuntamenti che, nel suggestivo parco della dimora, si collegano ogni anno anche al cartellone degli eventi di Operaestate Festival Veneto.
In questa Villa trova spazio, suddiviso in due piani, anche il Wild Life Museum: l’esposizione, ristrutturata di recente, che raccoglie la famosa “Collezione Luca” con centinaia di animali tassidermizzati di tutto il mondo, trofei a grandezza naturale della più grande passione dell’imprenditore. Quella della caccia. Caccia grossa, innanzitutto. Raccontata nei suoi libri di caccia come “Safari nei Cinque Continenti” e gratificata da riconoscimenti a livello nazionale ed internazionale come “The Big Five Slam”, riservato ai soli cacciatori che abbiano raccolto tra i loro trofei i “cinque grandi” della fauna africana: elefante, leone, leopardo, rinoceronte e bufalo.
Una passione che ha coltivato fino all’ultimo. Perché ancora adesso, alla mattina, Renato Luca metteva in macchina il fucile e andava a cacciare, nei territori del circondario, accompagnato dai suoi due fedelissimi cani.

Non mi sono dilungato per caso sulla figura del Renato Luca “cacciatore”.
Perché quella era non solo la sua più grande passione, ma anche il suo più grande cruccio.
L’amarezza per come la città di Bassano, le varie amministrazioni comunali che si sono succedute e più in generale l’opinione pubblica abbiano accolto il suo lascito alla comunità bassanese: la donazione al Comune della sua collezione di animali, da collocare negli spazi del futuro Museo Naturalistico della città.
Qui si incrociano anni e anni di articoli di attualità: sul Polo Museale Santa Chiara prima, sul fantomatico progetto del Polo Urbano per l’Innovazione - comprendente la ri-destinazione d’uso della Scuola Mazzini - adesso. Gli animali del Wild Life Museum sono esposti nella Villa lungo il Brenta, ma nell’eterna attesa che l’ancora inesistente nuovo Museo di Storia Naturale venga realizzato.
Eppure quella donazione è stata sempre interpretata da molti bassanesi come qualcosa di imbarazzante se non persino come qualcosa di sgradito. Un sindaco del passato ha addirittura definito gli animali tassidermizzati della Collezione Luca come dei “peluche”. Nella brentana di inchiostro dedicata negli anni dai media locali a tale questione, mancava sempre e soltanto una voce: quella di Renato Luca.
Inutile cercare di strappargli una dichiarazione, se non altro per rispondere ai dubbi, per replicare alle critiche e per spiegare invece, dal suo punto di vista, l’importanza di un simile lascito per la nostra città.
Per anni e anni, ogni volta che mettevo piede a Villa Ca’ Erizzo Luca per qualche evento, gli ho chiesto inutilmente di concedermi un’intervista. Lui si trincerava dietro alla sua riservatezza e, sempre gentilmente ma altrettanto fermamente, mi diceva di “no” e di aspettare “tempi più maturi”.
E più i tempi maturavano, più questa intervista veniva ulteriormente rinviata.
Mi colpiva anche il modo apparentemente ruvido con cui l’imprenditore reagiva all’opportunità di poter dire la sua, quasi a non voler rompere le uova nel paniere dell’amministrazione comunale di turno. L’impressione che mi faceva era quella di un burbero, anche se benefico.
Ma, evidentemente, non lo conoscevo bene.

Ai primi dello scorso ottobre, sono tornato ancora una volta nella Villa in riva al Brenta. E questa volta ci sono rimasto per una giornata intera.
Avevo appena scoperto che il dottor Luca era un uomo generoso: avevo bisogno di trovare una villa storica come location per le riprese interne di un film-cortometraggio diretto da mio figlio Jacopo e Renato Luca aveva concesso gratuitamente alla troupe e al cast di attori le splendide sale interne della sua straordinaria Villa, dalla prima mattina e fino a sera. In quella occasione ho avuto modo di incontrarlo più volte, dopo la sua battuta di caccia mattutina, e di conversare molto di più con lui.
E sia lui che la compagna Lucilla si sono dimostrati dei padroni di casa perfetti: cordiali, disponibili, ospitali. Assieme ad altri miei amici che erano venuti lì a trovarci, il dottor Renato ci ha aperto le porte di alcune stanze dove solitamente entrava solo lui e ci ha fatto anche vedere in anteprima i due piani del Wild Life Museum che era ancora nelle ultime fasi di riallestimento.
Nel parco ci ha offerto qualche bicchiere dei vini della sua cantina, ubicata in una pertinenza del complesso di Ca’ Erizzo. Parlandoci assieme, mi aveva rivelato che si stava stancando del continuo protrarsi della situazione del progetto del Museo Naturalistico del Comune, ancora senza prospettive dopo così tanti anni, e che avrebbe potuto arrivare persino a pensare di ritirare la donazione.
Ed è stato in quel momento che, per l’ennesima volta, gli ho chiesto se non fosse ormai giunto il “tempo maturo” per rilasciarmi un’intervista. Questa volta, forse per quel poco più di confidenza reciproca che avevamo costruito, non mi aveva detto di “no”, ma che ne avremmo senz’altro riparlato la prossima volta. Quella prossima volta, però, purtroppo non ci sarà.
Questa è dunque la cronaca di un’intervista mai fatta ad un uomo che avrebbe avuto tanto da dire, ma che nella sua vita ha sicuramente dato più importanza ai risultati dei fatti che alla vacuità delle parole.

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