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Sono “riapparse” la scorsa notte, all’improvviso, anche se non siamo in primavera.
Una doppia fila di margherite dipinte sul porfido di via Jacopo Da Ponte. Sono le stesse margherite che tanti anni fa Battista “Titta” Cenere, venuto a mancare lunedì scorso, aveva fatto dipingere sulla stessa via, la via del suo storico negozio, dando prova di quella fantasia e di quella originalità che certamente non gli mancavano.
Io personalmente non sono stato testimone diretto di quella insolita performance di arredo urbano, anche se ne avevo più volte sentito parlare. “Chi c’era” mi racconta che allora il pavimento di via Da Ponte era in asfalto e che di quelle margherite sulla pubblica strada se ne è parlato in città per lungo tempo.
Foto Alessandro Tich
Al momento non so chi abbia avuto l’idea di omaggiare così il ricordo del grande commerciante e maestro di stile scomparso, probabilmente qualcuno della famiglia.
Ma è un affettuoso amarcord in piena sintonia con quella leggerezza di spirito che Battista Cenere sapeva infondere agli altri, in questa via dove era sempre disponibile a scambiare un saluto, a fare due chiacchiere con tutti e a sorridere delle cose del mondo e della città.
E questa mattina, giovedì di mercato, le margherite di Titta, assieme ai fiori delle bancarelle dei fioristi nella via, hanno regalato la sensazione del bouquet supremo.
Ma non è tutto. Sulle vetrine del negozio Cenere G.B., attualmente in fase di ristrutturazione, fanno bella vista di sé due grandi immagini, anzi le due immagini “classiche”, del suo fondatore.
Che continua così, idealmente, a salutare gli amici e i passanti.
Sulla porta d’ingresso del negozio è affissa l’epigrafe, che annuncia che il funerale avrà luogo questo pomeriggio alle 15.30 nella chiesa di San Francesco e dalla quale apprendo che il suo vero nome all’anagrafe era Giovanni Bortolo.
Sull’epigrafe c’è scritto:
“Oggi è mancato il maestro, la guida, il combattente, il pioniere, il visionario, il concreto e il buono. Quell’uomo era nostro padre.”
Un bellissimo messaggio da parte di Teresa, Nicola e Vittorio Cenere. I figli dei fiori.
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