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“Una storia della ceramica”: la straordinaria mostra della collezione di Ivano Costenaro raccoglie 70 anni di opere create dai grandi maestri ceramisti di Nove e di Bassano. “Un qualcosa di irripetibile. Qua c'è il contemporaneo”
Pubblicato il 19 mag 2021
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Benvenuti ad AssiCeramica. Da non confondere con AssoCeramica, che è tutta un'altra cosa. Questa è la storia di un'agenzia di assicurazioni che negli anni, tra una polizza e l'altra, è diventata anche qualcos'altro: un incredibile e straordinario museo della ceramica del territorio. Non c'è ufficio, nella sede della Costenaro Assicurazioni in via Pio X a San Giuseppe di Cassola, che non esponga sui muri e tra gli scaffali opere dei giganti della ceramica contemporanea di Nove e Bassano: Pompeo Pianezzola, Alessio Tasca, Cesare Sartori, Giuseppe Lucietti, assieme a tanti altri. Su tutti, per quantità di capolavori presenti, emerge il nome e il genio di Federico Bonaldi. È un omaggio unico nel suo genere ad una delle espressioni assolute dell'arte, della ricerca creativa e del design di questa nostra terra, grazie a questi maestri che trasformavano la terra stessa, sfidando ogni giorno sé stessi, per scrivere con l'argilla abbinata ad altri materiali, con le mani e con il fuoco tante importanti pagine della storia dell'arte di casa nostra.
Una raccolta che non nasce per caso, ma è il risultato della passione di una vita intera che ha un nome e un cognome: quello di Ivano Costenaro, assicuratore di professione, collezionista per amore. Amore sincero, e corrisposto, per quel mondo della ceramica che proprio qui nei decenni passati ha toccato le massime vette dell'eccellenza inventiva, mentre oggi - e anzi già da diversi anni - sta affannosamente cercando di recuperare la propria carta di identità.
Ivano Costenaro accanto ai busti di Federico Bonaldi (foto Alessandro Tich)
Costenaro è un volto conosciuto, e anzi inconfondibile, del Bassanese: alto, magro, barba, una fluente chioma di capelli. Più che un assicuratore, a prima vista sembra un eterno giovane contestatore arrivato dall'era di Woodstock. Nel suo lavoro è molto noto e stimato: è riuscito a creare una delle più grosse agenzie assicurative del comprensorio, che oggi conduce assieme ai figli Luca e Matteo e ad un corposo team di collaboratori.
Ha sempre voluto restituire quello che il territorio gli ha dato, sponsorizzando e sostenendo negli anni tante iniziative sociali, sportive e culturali. Questa volta però ha voluto fare un regalo a sé stesso, ma per condividerlo - come sottolinea - con il territorio stesso.
In occasione del suo 70simo compleanno, ha riordinato la sua maestosa collezione, già per l'appunto in larga parte ospitata negli uffici della sua attività.
Ne è scaturita l'eccezionale mostra “Una storia della ceramica”, dedicata alla Raccolta Costenaro ed allestita nel grande salone all'ultimo piano dell'edificio di via Pio X.
Aperta al pubblico - con il sistema delle visite guidate - dallo scorso febbraio, l'esposizione non ha in realtà una data di chiusura: l'intenzione del suo promotore è infatti quella di farne una mostra permanente. Che si tratti di qualcosa di speciale, lo si capisce dal primo oggetto che all'ingresso si presenta agli occhi del visitatore, assieme alle foto dei ceramisti protagonisti della collezione: una porta, il cui lato di entrata è stato composto da Cesare Sartori, mentre il lato di uscita è un murale, dal segno inconfondibile, di Federico Bonaldi.
Più che una porta, è uno Stargate attraversando il quale si entra nell'universo del più autentico genius loci del Novecento bassanese e novese.
Visitare la Raccolta Costenaro è come assistere a una partita degli All Stars: i più grandi ci sono tutti. Adeguatamente collocati e valorizzati, grazie al percorso espositivo ideato e allestito dallo scenografo Mauro Zocchetta. Una vetrina che racchiude la storia di 70 anni di ceramica del territorio, come i 70 anni di Costenaro. Le varie epoche, irripetibili e innovative, dell'evoluzione creativa nella terra di ceramica sono illustrate dai pannelli esplicativi curati da Marco Maria Polloniato, giovane studioso ed esperto della materia, che gestisce anche le visite guidate in mostra. Una macchina del tempo che avvia il suo motore a partire dagli anni '50, l'epoca del rinascimento ceramico coincidente con l'arrivo di Andrea Parini alla guida dell'Istituto Statale d'Arte di Nove. Gli anni '50 non sono solamente il decennio dell'inizio del boom economico e del Rock and Roll: sono anche gli anni delle opere, esposte all'inizio della mostra, di Giovanni Petucco, Tono Zancanaro, Roberto Rigon e delle prime prove tecniche di genio di Bonaldi, Tasca, Pianezzola, Lucietti e Sartori. Il vero rinascimento della ceramica d'autore avviene però tra gli anni '60 e '70, di cui il Simposio Internazionale della Ceramica, tenutosi tre volte tra il '72 e il '78, rappresenta il culmine dell'epoca.
Oltre ai già citati giganti, emergono in questo periodo altri maestri come ad esempio Candido Fior. Di questa tranche fa parte anche un pezzo delle Ceramiche Bertoncello del 1970, primo acquisto di Costenaro all'età di 19 anni. Soltanto il primo di una lunghissima serie di acquisizioni che ancora oggi sembra non voler finire mai.
Ma i nomi della mostra, che arriva fino al 2020, sono tanti altri. Tra questi: Elio Schiavon, Antonio Zarpellon, Angelo Spagnolo, Roberto Rigon, Floriano Gheno, Francesco Rigon, Enrico Stropparo, Nicoletta Paccagnella, Mario Mossolin, persino Antonio Riello.
Solo per citarne alcuni. Il grande merito di “Una storia della ceramica” è quello di non limitarsi all'esclusivo ruolo di Pantheon dei Grandi, ma di dare spazio anche ad autori meno noti e per questo sorprendenti, come Gianni Polerti, Adriano Bergozza e Orfeo Bonato, e ai creatori ceramisti più giovani. In mostra ci sono anche i figli d'arte: Vania Sartori, Antonio Bonaldi, Vittore Tasca, Marina Tasca. Appartengono alla nuova generazione della terra di ceramica anche Saul Costa, Paolo Polloniato e lo stesso Marco Maria Polloniato.
Il percorso espositivo, colmo di suggestioni a raffica, si conclude con le teste squarciate di Gianluca Morlin, ceramista emergente, controcorrente e visionario.
Sulle scale di accesso alla mostra la parete è dominata dall'enorme pannello dei Racconti di Kyoto di Federico Bonaldi, analogo all'installazione che il grande artista bassanese, che era molto amato nel Paese del Sol Levante, realizzò per la stazione della metropolitana della metropoli giapponese. Nessun angolo dell'allestimento viene sprecato: in mostra c'è anche una libreria con una raccolta di studi e volumi sulla storia della ceramica e con altre opere ceramiche in evidenza tra un libro e l'altro. Il salone dell'esposizione è anche un luogo d'incontro per seminari e presentazioni dedicate al tema. Persino il tavolo è d'autore e le sedie per il pubblico - sempre per la filosofia della valorizzazione del territorio - sono alcune delle vecchie poltrone della Sala Da Ponte, il cinema-teatro del Centro Giovanile, per gentile concessione del nostro Don Andrea Guglielmi.
Ogni pezzo della collezione è la tappa di un viaggio che Costenaro, accompagnandomi in visita, mi racconta con competenza, trasporto e anche emozione. Ogni ceramica esposta è legata a un ricordo, a un aneddoto, a una storia e alla memoria di tanti incontri con i maestri della ceramica, Federico Bonaldi in primis, che ne hanno favorito e coltivato la passione. Sculture, colonne, pannelli, piastre, composizioni, piatti, vasi, un pezzo più notevole e prezioso dell'altro: sono la sua polizza vita.
In tutto la mostra “Una storia della ceramica” presenta 40 artisti del territorio e ben 190 opere, un terzo circa delle quali di Federico Bonaldi, il primus inter pares, per l'assicuratore-collezionista, di questo straordinario grande gruppo di protagonisti.
“Io mi sono innamorato di Federico Bonaldi - mi dice Costenaro -, del personaggio, del suo modo di essere artista. Quando andavo da lui nel suo laboratorio parlava di tutto, voleva conoscere, voleva sapere anche di temi lontani dal suo mondo come la finanza, aveva sempre la radio accesa.”
Fondamentale, per il concepimento della mostra, è stato l'apporto del curatore dell'allestimento Mauro Zocchetta, non solo scenografo ma anche docente di Anatomia Artistica all'Accademia di Belle Arti di Venezia. “L'idea di questa esposizione è nata nel dicembre 2019 - continua il promotore -. In un solo anno di collaborazione Zocchetta mi ha aiutato molto, si è reso conto e mi ha dato consapevolezza che noi qui avevamo una cosa importante.” “Questa non è una raccolta semplice - prosegue -. È una raccolta di 70 anni, dal 1950 al 2020, e ogni anno è rappresentato da uno o due artisti. E con le didascalie di Marco Maria Polloniato, si fa il punto sulle tendenze e sui fenomeni, non solo dell'arte, relativi ad ogni dieci anni. Un qualcosa di irripetibile. Qua c'è il contemporaneo.”
Selezionate, per ogni anno, “le opere più significative e non sempre le più belle” di questa storia, in buona parte, ancora tutta da raccontare.
“Non è solo una raccolta di ceramisti, ma è una raccolta di una storia del territorio - sottolinea Ivano Costenaro -. Perché questa mostra è importante? Perché inconsciamente io ho focalizzato la mia collezione sempre sul territorio. Tanti mi dicevano: “compra Faenza, compra la Toscana, compra la Sicilia”. No. Ho sempre detto di no ed è stata la mia fortuna. Altrimenti non sarei riuscito a creare una raccolta così concentrata sul territorio. Questa per me è la cosa più importante.”
Non c'è che dire: non si può affermare di conoscere l'affascinante avventura della ceramica contemporanea di Nove e di Bassano senza aver visto questa raccolta unica e speciale.
Ve lo assicuro.
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