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Okay, okay: il cioccolato, il formaggio coi buchi, gli orologi. Persino l'orologio a cucù (anche se sembra che a inventarlo sia stato un tedesco), come ricorda un sarcastico Orson Welles in una delle più memorabili scene di quel film capolavoro intitolato “Il Terzo Uomo”. Mettiamoci dentro anche le banche, i corni delle Alpi e la proverbiale puntualità, e facciamo l'en plein. In quanto a luoghi comuni che li contraddistinguono, gli svizzeri si difendono molto bene. Non di certo come noi italiani, che in fatto di stereotipi siamo imbattibili, ma in modo ampiamente sufficiente ad alimentare quei pregiudizi che ci fanno immaginare ogni cittadino della Confederazione Elvetica come un personaggio che pensa solo ai franchi svizzeri (hanno un reddito pro capite tra i più alti del mondo) e ai fiori da esporre sui davanzali del suo chalet, con il doppiopetto da Consiglio di Amministrazione e le scarpe da montagna.
È per questo che accolgo con attenzione e soprattutto con curiosità la notizia che domani sera, martedì 16 luglio, al Teatro al Castello “Tito Gobbi” di Bassano, il cartellone della danza di Operaestate Festival Veneto sarà aperto da una compagnia di danza svizzera. Come se i nostri neutrali vicini di confine, oltre che nei servizi finanziari e nell'industria farmaceutica o alla Borsa di Zurigo, non fossero in grado di ottenere risultati anche nella cultura creativa e, nella fattispecie, nelle arti performative.
Si tratta della compagnia Alias, formazione indipendente di danza contemporanea fondata a Ginevra nel 1994. Anche se, a dire il vero, non è proprio svizzera-svizzera al 100%. A fondarla non è stato infatti un compatriota di Heidi o di Ursula Andress ma il danzatore e coreografo brasiliano Guilherme Botelho.
I danzatori svizzeri Alias nello spettacolo 'Antes' (foto Gregory Batardo)
Sul palco bassanese gli Alias rappresenteranno, in prima nazionale assoluta, lo spettacolo “Antes”: una ideazione coreografica dello stesso Botelho che propone una riflessione in movimento sulla storia dell'umanità e sui destini individuali e collettivi, tradotta in una coreografia quasi fantascientifica.
“Testimoni di un’anatomia umana spinta ai limiti dell’astrazione - spiega un comunicato stampa di Operaestate -, gli spettatori osservano i corpi da una prospettiva inedita: centrale è infatti la capacità del coreografo di svelare l’ignoto all’interno di immagini apparentemente quotidiane, di presentare i corpi come territori quasi geografici e la nudità come un’esperienza di conoscenza. La coreografia assomiglia a un paesaggio di corpi, a una foresta di homo sapiens dalle caratteristiche comuni, ma che evolvono come individui, ciascuno nel proprio spazio vitale.” “Le creazioni di Alias - prosegue la nota - gettano uno sguardo attento e irremovibile sulla vita quotidiana: la compagnia, infatti, si è posta la missione di vedere oltre le apparenze e di mettere in discussione le convinzioni dello spettatore, cercando punti di vista nascosti, inesplorati, inusuali, facendo emergere una realtà visibilmente diversa da quella rassicurante data dall’abitudine. Centrale in un tale lavoro è il movimento, la danza, vista come linguaggio capace di esprimere emozioni pure e senza filtri.”
Hai capito, dunque, questi svizzeri? Anche se guidati da un'ispirazione brasileira?
Altro che formaggio coi buchi: qui i buchi sono le manchevolezze della nostra mente generate dalle apparenze di tutti i giorni (a proposito di luoghi comuni), oltre le quali la danza della compagnia ci invita a riflettere.
Una missione culturale che non si realizza da oggi, se è vero che dai loro inizi gli Alias hanno prodotto più di venticinque spettacoli coronati da un successo internazionale, come dimostrato da quasi cinquecento performance portate in scena in venti Paesi tra Europa, Africa, Asia e America del Nord e del Sud.
Regolate il vostro orologio a cucù: l'appuntamento bassanese con i danzatori della Confederazione è quindi per domani sera, con inizio alle ore 21.20.
E sono certo che, da buoni elvetici, sapranno combinare la libertà creativa della loro arte con la tipica precisione del loro Paese, capace di spezzare una mela esattamente in due.
A proposito: era svizzero anche Guglielmo Tell.
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