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Ho sempre scarsa propensione a scrivere di anniversari come quello del 25 aprile.
Quando lo faccio, lo faccio controvoglia, talvolta perché costretto, come accade anche per il Giorno del Ricordo del 10 febbraio in commemorazione delle vittime delle foibe e in memoria dell'Esodo degli Istriani, Fiumani e Dalmati. Il perché lo sapete bene, visto che io - portatore di radici che affondano in quella pagina della Storia - ne ho scritto più volte.
Lo stesso disagio che provo nel trattare gli argomenti dell'Esodo e delle foibe, che dopo quasi 80 anni continuano a dividere, lo provo ad ogni 25 aprile di ogni santo anno.
L'intervento di Elena Donazzan alla Foiba bus de La Spaluga di Lusiana (fonte immagine: Facebook/Elena Donazzan)
Indifferenti a parte (e anche questo è un problema), noi italiani siamo riusciti nel capolavoro di trasformare l'anniversario della Liberazione in un grande compito di divisioni: o sei di qua o sei di là. Quelli che sono “di là” - e cioè coloro i quali non riconoscono la necessità di celebrare una drammatica fase della Storia nazionale da cui sono sorti, a gran prezzo di sangue, i valori dell'Italia democratica - sono minoritari, ma continuano da esserci.
Io personalmente - anche se il 25 aprile non partecipo a celebrazioni di alcun tipo se non quando devo seguirle per motivi di lavoro - appartengo al mondo di quelli che stanno “di qua”, riconoscendo la fondamentale importanza storica e valoriale della Liberazione.
Per il semplice fatto che dopo aver pubblicato questo articolo il peggio che mi può capitare è ricevere qualche contumelia online dal solito leone da tastiera di turno, forte della libertà di parola e di pensiero garantita dal sistema democratico, ma non certo ricevere una manganellata in testa all'uscita dalla redazione. Non è una posizione ideologica, semplicemente è logica.
Eppure, ogni volta che si arriva a questa data, arriva puntuale e ineluttabile anche il compito di divisioni.
Nel nostro Veneto c'è ad esempio una parte di indifferenti che approfitta della concomitanza sul calendario con la festa di San Marco, patrono di Venezia, per deviare l'attenzione sulla celebrazione lagunare e sulla collegata tradizione del bocolo di rosa da donare alla propria amata. È il caso di Ilaria Brunelli, consigliere comunale e capogruppo di maggioranza a Bassano e quindi personaggio pubblico. Il 25 aprile nella sua pagina Facebook la Brunelli non ha dedicato una sola parola all'anniversario della Liberazione e alla celebrazione in viale dei Martiri, alla quale è intervenuto il suo sindaco.
Ha invece dedicato ben due post alla festa di San Marco, seguiti da un nuovo post pubblicato ieri nel quale la capogruppo di #Pavan Sindaco informa che “il 25 aprile, giorno di San Marco, è stata messa in vendita la prima pasta col leone alato”. Una pasta a forma di leone della Serenissima (per la serie: magna el łeon) che è in vendita online, il cui ricavato sarà devoluto all'Associazione Oncologica San Bassiano e che “in più celebra una giornata speciale per i Veneti”. Buon appetito.
Idem dicasi per il golden boy della destra bassanese Gianluca Pietrosante, anch'egli consigliere in Comune per #Pavan Sindaco, con la tessera di Fratelli d'Italia a portata di mano, che sempre il 25 aprile ha pubblicato sulla sua pagina Fb un'immagine del leone alato (“W san Marco evangelista, segretario di san Pietro e patrono di Venezia”)
manifestando ancora una volta la propria idiosincrasia per il “politicamente corretto” e il proprio autocompiacimento nel dimostrarsi controcorrente a prescindere.
Con le seguenti parole: “A chi oggi festeggia il dogmatico 25 aprile ideologico della cosiddetta “liberazione” va tutta la mia sincera e autentica compassione: il fallimento delle ideologie della modernità che acceca le persone lo si può constatare in giorni come questi, facendo esaltare il perenne principio di contraddizione e la mancanza di buon senso da parte del popolo italiano in tutta la sua completezza.”
Entrambi gli interventi dei due consiglieri comunali hanno sollevato un inevitabile polverone di reazioni nell'ambito della politica bassanese, ma tutto sommato si è trattato di manifestazioni di pensiero sospese tra lo storico e il folkloristico (Brunelli) e tra lo storico e l'ideologico (Pietrosante) e niente di più.
Tutt'altra cosa è invece, in questo festival di contrapposizioni a data prefissata, quando si passa dal dire al fare.
Domenica 25 aprile l'assessore regionale all'Istruzione e al Lavoro Elena Donazzan è intervenuta alla Foiba bus de La Spaluga in località Monte Corno, in Comune di Lusiana, alla celebrazione religiosa “per commemorare tutti i caduti e le vittime della Guerra Civile '43-'45”. Lo ha fatto già negli anni passati e lo ha rifatto anche quest'anno.
Non si tratta di un luogo qualsiasi: qui, secondo le cronache, negli ultimi giorni della seconda guerra mondiale furono uccisi e infoibati 14 soldati nazisti anche se altre fonti parlano della morte di un imprecisato numero di civili italiani nelle medesime circostanze.
In un comunicato stampa trasmesso in redazione, la Donazzan (esponente politico pure in quota FdI) riferisce che la celebrazione religiosa alla Foiba di Lusiana è una “tradizione consolidata” e che quest'anno, in numero contingentato all'aperto nel rispetto delle prescizioni, vi hanno preso parte “circa una trentina di amministratori del vicentino”, tra cui lei e l'assessore al Commercio del Comune di Vicenza Silvio Giovine.
Comunque sia, la divisione sulle diverse interpretazioni della ricorrenza del 25 aprile è andata in scena ancora una volta. Divide et Impera.
“Proprio in quest'anno così difficile per la nostra Nazione, il senso della nostra presenza si riempie di maggiore significato - ha commentato l'assessore regionale a margine della Santa Messa -. Abbiamo bisogno di ritrovare serenità e di lavorare per il bene della nostra Patria, ciascuno con la propria storia personale e familiare, ciascuno con le proprie differenze politiche, ma uniti su quelle azioni che servono a difendere e ad aiutare l’Italia.”
“Oggi più che mai bisogna avere il coraggio di superare le lacerazioni della guerra civile e di lavorare insieme per la pacificazione nazionale, che purtroppo qualcuno ancora non vuole - le ha fatto eco l'assessore di Vicenza Silvio Giovine -. E come sempre, come ogni anno, la nostra preghiera e il nostro agire politico vogliono essere una mano tesa agli italiani, figli e nipoti di una guerra civile le cui pagine più dolorose sono state scritte anche in terra vicentina e veneta.”
“Da italiani - hanno concluso Donazzan e Giovine - siamo chiamati una volta per tutte a compiere un autentico salto di qualità culturale consegnando definitivamente alla storia quei fatti che videro i nostri connazionali sacrificare la propria vita chi per l'onore d'Italia, chi per la libertà, ma con pari dignità.”
Dunque ci troviamo davanti al classico caso in cui commemorazione fa rima con provocazione. L'assessore regionale si fa dunque portavoce del messaggio di “superare le lacerazioni della guerra civile e lavorare insieme per la pacificazione nazionale” nel nome di una “pari dignità” tra gli insorti e gli invasori di allora e i rispettivi fiancheggiatori.
Ma si fa presto a chiedere di “superare le lacerazioni della guerra civile” e di “lavorare insieme per la pacificazione nazionale” senza che si concretizzi un segno di buona volontà proprio da parte di chi lo richiede. E ci sarebbe un modo incredibilmente efficace con cui Elena Donazzan potrebbe dimostrare la validità di ciò che dice: partecipare nuovamente l'anno prossimo alla celebrazione del 25 aprile, ma in viale dei Martiri.
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