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La notizia della morte del professor Ulderico Bernardi mi ha raggiunto ieri sera, mentre scrollavo sul telefonino i post dei miei amici su Facebook. Vari messaggi di sorpresa e di cordoglio per la scomparsa di un protagonista della cultura veneta.
Trevigiano originario di Oderzo, per lungo tempo docente ordinario di Sociologia dei Processi Culturali all'Università Ca' Foscari di Venezia, scrittore, autore di numerose opere scientifiche, saggistiche e narrative, aveva 84 anni.
Il suo incessante contributo alla divulgazione del sapere, che è sempre andato di pari passo con l'attività accademica, si è concentrato in particolar modo sui rapporti tra la persistenza dei modelli culturali e i mutamenti sociali nei processi di sviluppo. In questo senso ha rivolto fortemente la sua attenzione allo studio delle comunità agricole e della loro trasformazione nell'era dell'industrializzazione. Parlava e scriveva con uguale considerazione di civiltà agricola e di società rurale da una parte e, dall'altra, e di globalizzazione: l'Alfa e l'Omega dell'evoluzione della società veneta. I suoi studi hanno messo a fuoco l'incontro e scontro fra la tradizione, fulcro dell'identità culturale locale, e i grandi cambiamenti generati dall'innovazione sociale ed economica. Si è occupato di emigrazione - in particolare delle colonie dell'emigrazione italiana e veneta in America Latina, nell'America del Nord e in Australia -, di rapporti tra le culture sociali autoctone e le minoranze etniche, di relazioni tra locale e globale, di educazione all'interculturalità. Dal punto di vista dell'universo sociologico, Ulderico Bernardi è stato un “narratore” privilegiato del Veneto.
Il professor Ulderico Bernardi (fonte immagine: trevisotoday.it)
Non lo incontravo più da oltre un decennio, ma continuavo a seguire gli articoli e le notizie che lo riguardavano. L'ho conosciuto bene tra la fine degli anni '90 e i primi anni Duemila, periodo che oltre alle tante altre attività del suo prestigioso curriculum lo ha visto legato alla città di Bassano del Grappa. Qui il professor Bernardi ha svolto il ruolo di responsabile culturale della Fondazione Etica ed Economia e del Movimento mondiale per le scuole di Etica e Economia: realtà culturali e formative nate su impulso dell'economista d'impresa bassanese Tullio Chiminazzo. Veniva spesso ai piedi del Grappa per tenere lezioni e seminari nell'ambito del progetto “Scambio di capacità imprenditoriali” della Fondazione, rivolto agli aspiranti imprenditori dei Paesi in via di sviluppo interessati a fondare e a condurre un'azienda nella loro terra secondo i valori fondativi e il modello economico dell'impresa familiare veneta. Assieme a Bernardi - in quella originale, lungimirante e a suo modo avveniristica esperienza bassanese di cui è stato un pilastro - c'era anche il professor Ferruccio Bresolin, eminente economista e docente di Economia Politica all'Università Ca' Foscari di Venezia, anch'egli trevigiano, scomparso nel 2019.
I due professori si combinavano e si integravano perfettamente: il primo impegnato ad insegnare i processi culturali, sociali e valoriali dello sviluppo economico, il secondo ad affrontare i temi più specifici delle leggi dell'economia e della cultura d'impresa.
Nella nostra città Ulderico Bernardi veniva anche regolarmente, una volta ogni due settimane, negli studi di Bassano TV, l'emittente televisiva che allora io dirigevo.
Qui registrava le puntate della rubrica televisiva da lui curata, che si intitolava “Donne, Uomini e Bambini”: divulgazioni a ruota libera sui percorsi socio culturali, le tendenze, gli scenari all'orizzonte della società contemporanea. Lezioni sul presente e anche, soprattutto, lezioni di futuro. Da lui ho imparato il termine “glocale”, che usava spesso: combinazione dei due aggettivi “globale” e “locale”, i due estremi in mezzo ai quali si coniugava l'evoluzione della società di oggi. Seduto al tavolo dello studio azzurro dell'emittente Tv, parlava a braccio e senza interruzioni, con un linguaggio sciolto, chiaro e lineare.
Prima o dopo le registrazioni si fermava anche qualche minuto a chiacchierare in redazione, con quella propensione tutta veneta al dialogo e allo scambio di idee che non lo faceva mai apparire come il classico professore che sale in cattedra.
Con il Movimento Etica ed Economia il noto sociologo è intervenuto anche - sempre col suo fedele compagno di avventura accademica Ferruccio Bresolin - ai più importanti convegni, incontri e appuntamenti della Fondazione all'estero. E anche qui ho avuto la fortuna di seguirlo con le mie telecamere: in Ungheria (1997) per un convegno internazionale a Budapest, in Lituania (1997 e 1999) per l'inaugurazione del “Villaggio del Fanciullo” e del “Villaggio Impresa” nella città di Marijampolè, in Madagascar (1999 e 2007) per l'inaugurazione del “Villaggio Impresa” e per il IV “Forum Mondiale Nord-Sud” del Movimento Mondiale delle Scuole di Etica ed Economia a Mahajanga.
Qualunque fosse la latitudine del suo impegno scientifico, il docente aveva la capacità di illustrare i princìpi che hanno costruito e consolidato l'economia del Nordest, sulla rotta del grande arcipelago delle famiglie-impresa, rimodulati sulla realtà socio economica del Paese ospitante, fosse anche - come il Madagascar - a sud dell'Equatore.
Con la scomparsa del professor Ulderico Bernardi si spegne una voce autorevole dell'intelligenza veneta, pronta a interpretare i fenomeni e le rivoluzioni del mondo ma sempre intensamente legata alle proprie radici. In quest'epoca priva di riferimenti certi - spazzati via dall'annebbiante tsunami della pandemia - abbiamo un grande bisogno di figure come lui, appartenenti a una rara categoria di guide intellettuali: quelle che ci spiegano da dove veniamo e, con cognizione di causa, dove stiamo andando.
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