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C'era una volta l'Asparago. In realtà c’è ancora: l'Asparago Bianco di Bassano DOP è vivo e vegeto, anzi vegetale. Ma una volta nominare la parola “Asparago” ai piedi del Grappa voleva dire riferirsi a molto di più di un pregiato prodotto della terra bassanese. Significava aprire la porta del Paese delle Meraviglie: serate gastronomiche, cene di gala, eventi vip, passerelle televisive, campagne promozionali. Da San Giuseppe a Sant'Antonio, in città, il mondo ruotava attorno a Sua Maestà il bianco turione. Si andava persino a presentare l'Asparago alla RAI e ricordo ancora quella volta che per l'ambitissima cena inaugurale della stagione dell'Asparago - una specie di “Prima della Scala” pedemontana - venne affittato un intero palazzo sul Canal Grande a Venezia. Erano comunque altri tempi, pre-crisi finanziaria del 2008, e spendere una botta di soldi a testa per partecipare alle attese e frequentate serate gastronomiche di gala era alla portata di moltissime tasche.
Poi il mondo è cambiato e con esso le tendenze nei consumi, che vanno di pari passo con l'evoluzione dell'economia. I gran galà dell'Asparago - che ai tempi d'oro facevano il tutto esaurito - hanno perso il loro appeal e la ristorazione si è adeguata puntando di più ai “menù degustazione” da proporre tutti i giorni. C'è stata anche l'apertura alle nuove generazioni con il concorso delle “giovani ricette” dell'Asparago, rivolto agli studenti delle scuole alberghiere del territorio ma anche di altre regioni. Prove tecniche di evoluzione di un matrimonio fra un territorio e il suo prodotto più rappresentativo che - sospeso com’è fra tradizione e innovazione - è ancora alla ricerca della sua nuova identità.
Amarcord: quando la stagione dell’Asparago Bianco di Bassano DOP apriva ‘in bellezza’ (archivio Bassanonet)
Cambiano i tempi e cambiano le mode, ma in una quarantina d'anni le stagioni gastronomiche dell'Asparago Bianco di Bassano, che rappresenta una voce fondamentale dell'economia agroalimentare locale, si sono svolte grazie all'impegno costante e partecipato della componente più importante: il Gruppo Ristoratori Bassanesi. Ristoratori da sempre in prima linea nella promozione dell'Asparago, con spirito gratuito e appassionato anche se non disinteressato, perché - come è giusto che sia - da quella stessa promozione traggono vantaggio gli incassi dei loro ristoranti, che hanno sempre beneficiato dei due mesi degli Asparagi quale stagione di traino per i bilanci economici annuali. Una storia lunga e gloriosa che ha sempre visto la maggior parte dei quintali di Asparagi prodotti dal Consorzio di Tutela finire nelle cucine e sulle tavole dei Ristoratori e che l'anno scorso - corrispondendo la stagione dell'Asparago ai mesi del lockdown - ha subito un epocale stop.
Quest'anno, con le restrizioni imposte per le regioni in “zona rossa”, ci risiamo. Con la conseguenza che - per la prima volta e per forza di cose - il Gruppo Ristoratori Bassanesi non è stato coinvolto nella promozione dell'Asparago, coordinata dal Consorzio di Tutela che ha scelto nuove vie di comunicazione e di “racconto” del prodotto tutelato. Sono le vie imposte dalla pandemia: distanziate, social, digitali. Come ho già scritto in un altro articolo, come “volto” dell'Asparago Bianco di Bassano DOP non è stato scelto un cuoco di professione, ma un influencer: Antonio Lorenzon, vincitore l'anno scorso di MasterChef. Lorenzon presenterà agli smartphone, tablet e pc dei suoi follower una serie di ricette a base di Asparagi, che grazie alla sua verve di volto noto televisivo non mancheranno di fare incetta di “like”.
Ma proprio qui sta il punto.
L'esclusione dei Ristoratori Bassanesi dall'annuale sacro rito dell'Asparago di Bassano costituisce un precedente da non sottovalutare. Anche i componenti del Gruppo, e alcuni in particolare, sono in grado di presentare ricette nei nuovi canali di comunicazione, come fanno del resto già da anni. Ma non hanno la patente di “influencer”. A dire il vero, all'uscita di ieri della notizia di Antonio Lorenzon nominato “Ambassador” dell'Asparago, alcuni eminenti esponenti del Gruppo hanno espresso nei social - tra cui la pagina Facebook del Comune di Bassano - dure parole nei confronti del Consorzio di Tutela che non avrebbe tenuto conto dei quarant'anni vissuti dai ristoranti del comprensorio per la causa comune. Probabilmente i Ristoratori peccano nel guardare troppo al loro passato e non sono ancora pienamente attrezzati per le sfide del futuro. In queste ore, come da informazioni raccolte dietro le quinte, le frizioni tra Ristoratori e Consorzio si starebbero comunque ricomponendo.
Tuttavia rimane intatta la questione di fondo. La comunicazione social-distanziata dell'Asparago 2021, affidata al famoso e brillante Lorenzon, avrà sicuramente successo. Cosa che accadrebbe a prescindere, anche se il vincitore di MasterChef 9 presentasse le ricette delle crêpes con la Nutella. È il “volto” che si impone sul prodotto e non viceversa.
Il rischio, nella prospettiva delle prossime stagioni dell'Asparago auspicatamente Covid free, è quello di una compiaciuta deriva digitale: affidiamo l’immagine e la promozione al social influencer di turno, e siamo a posto.
Qual è, dunque, il problema? Il problema è che la gastronomia digitale arriva superficialmente a tutti ma non diffonde gusti, non crea dialogo, non produce sensazioni.
Crea “like”, ma non crea piaceri. Quello che invece, con il loro lavoro, fanno i ristoratori il cui compito - in senso etimologico - è appunto quello di “ristorare”. È importante che i professionisti della ristorazione, quando finalmente ci sarà consentito di frequentare nuovamente i loro locali, dedichino meno tempo a Facebook e a TripAdvisor e ritornino a concentrarsi sui fondamentali del loro mestiere. Non importa se le serate di gala non sono più una formula vincente, se alcune certezze delle rassegne enogastronomiche del passato appartengono alla sfera del “c'era una volta”, se in futuro il “volto” dell'Asparago sarà ancora affidato alla nuova social star di turno. Ci saranno altri e nuovi modi per promuovere Bassano e il suo prodotto principe direttamente sulla tavola dal momento che, per “raccontare” un territorio e le sue eccellenze, la più potente forma di comunicazione è il cibo.
Io penso che dopo questo pazzesco periodo di emergenza, che sta sconvolgendo le nostre vite quotidiane, sentiremo il bisogno fisiologico di evadere dalla prigione digitale a cui la pandemia ci ha costretto, e di incontrarci. E la sensazione di condividere un buon risotto di Asparagi, invece che condividere un video sui social, sarà impagabile.
Dopo questa lunghissima fase di isolamento delle nostre anime sarà indispensabile riscoprire il valore della convivialità, affinché la ristorazione non si aggrappi solamente ai meccanismi del fenomeno social ma ritorni ad essere un fenomeno sociale.
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