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La Putrella di Bassano
Ecco perché sindaco e vicesindaco devono dimostrarci che i lavori di somma urgenza, non ancora completati, hanno contribuito alla resistenza del Ponte alla brentana
Pubblicato il 11 nov 2018
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Ebbene sì: non esiste solo la Pulzella di Bassano. Non me ne voglia la grintosa e simpatica Ilaria Brunelli, ma da questi giorni la storia infinita del restauro del Ponte mai iniziato si arricchisce di un'ennesima nuova protagonista: la Putrella di Bassano.
La “putrella” (dal dizionario italiano Sabatini Coletti online) è un “profilato di metallo con sezione a doppio T”. Praticamente è una barra metallica non a sezione piena, ma con una scanalatura in mezzo. Un nuovo vocabolo che si aggiunge al già ricco dizionario della Pontenovela. Di putrelle, nella foto scattata questa mattina e pubblicata sopra, ne vedete tre: tutte quante collocate sul lato ovest, che guarda verso Angarano, della quarta stilata. Una è la barra metallica orizzontale - appoggiata sopra quattro pilastrini di metallo, coperti nell'immagine dalla piattaforma galleggiante e a loro volta conficcati nei pali subacquei, e agganciata a cinque barrette di ancoraggio alla putrella orizzontale dalla parte opposta, inserite in altrettanti buchi quadrati ricavati nel rostro - sopra la quale si trovano i due operai della Zara Costruzioni Metalmeccaniche che ne stanno montando una seconda, questa volta verticale. La terza è un'altra barra verticale, la prima in direzione sud, già montata sempre oggi in precedenza. Alla fine di barre metalliche verticali, su questo lato della stilata, dovranno esserne montate cinque e altre cinque saranno piantate sul lato opposto, oltre ad altre due file di putrelle orizzontali di connessione. Altrettanto dovrà essere fatto sulla stilata numero 3, dove al momento emergono dall'acqua solamente i pilastrini inferiori di appoggio.
Sono i componenti della “gabbia” e cioè della struttura a telaio, concepita dal progettista ing. Gianmaria De Stavola, che dovrebbe avere il compito di supportare interamente il peso del Ponte e gli sforzi sulle stilate 3 e 4 attualmente scaricati sulle otto colonne di ciascuna stilata. Per essere ancora più chiari, si tratta della struttura indicata in colore rosso nell'immagine del progetto di De Stavola, che pubblico in calce al presente articolo. L'oggetto del quale non è tanto il progetto in sé dei lavori di puntellazione delle due stilate lato Angarano - che non sono conclusi e sono ripresi dopo il rientro del livello idrometrico del Brenta sotto l'attuale soglia temporanea di sicurezza, fissata dal Comune a 1 metro e 55 a Ca' Barzizza -, quanto l'effettiva utilità dei medesimi per la resistenza alla brentana del Ponte, che durante la piena dei giorni scorsi non si è spostato né ha ceduto di un millimetro. Mi concentro sull'argomento perché mi riecheggiano ancora alle orecchie le dichiarazioni del sindaco Poletto alla diretta sulla tivvù locale, nel Day After della Notte della Repubblica nella quale sembrava aleggiare lo spettro del 4 novembre 1966.
Lavori in corso questa mattina sulla stilata numero 4 (foto Alessandro Tich)
Il quale sindaco, informando che “i sensori che misurano i movimenti orizzontali, quindi la pressione dell'acqua sul Ponte, non hanno segnalato alcunché”, affermava che “possiamo essere soddisfatti dei lavori di messa in sicurezza che sono stati avviati, pur non completati”. Teoria ribadita anche sul quotidiano locale: “Oltre a sostenere in maniera maggiore il monumento, le putrelle sono servite come “barriere” ai colpi dei tronchi.”
E allora, egregi lettori, dove sta il problema? Sta nel fatto che nel corso dell'ultima brentana i lavori di somma urgenza, proprio perché ancora in fase di realizzazione, non sostenevano alcunché. E non serve essere ingegneri per capirlo, basta essere provvisti di una minima dose, necessaria e sufficiente, di logica elementare.
Guardate le altre due immagini, da me scattate nei giorni della piena, pure pubblicate in fondo a questo articolo. Ecco come si presentavano le “puntellazioni” nel corso della piena: montata solo la putrella orizzontale inferiore, appoggiata sui quattro pilastrini, da una parte e dall'altra della stilata numero 4. Null'altro: tra la putrella e la sovrastante base dell'impalcato, solamente il vuoto. Ancora meno dicasi per la stilata numero 3, dove prima dell'arrivo della brentana la ditta appaltatrice aveva fatto in tempo solamente ad installare, da entrambi i lati, i pilastrini di sostegno conficcati nei pali di fondazione subacquei. Insomma: il Ponte si è trovato ad affrontare la violenza del fiume coi lavori di somma urgenza fermi ancora alla fase iniziale, realizzata solamente per gli elementi di appoggio di tutta la “gabbia” a telaio che costituisce la puntellazione vera a propria.
Ecco perché sindaco e vicesindaco, proprio perché hanno continuato a dichiararlo, devono dimostrarci che i lavori di somma urgenza per la messa in sicurezza della terza e della quarta stilata, ancora lungi dall'essere completati, hanno contribuito alla resistenza del Ponte alla brentana. Il tutto al netto delle tempistiche in cui il costoso intervento si sta trascinando. Vale la pena di ricordare ancora una volta che nel mese di agosto la giunta Poletto, prendendo atto della “situazione di dissesto e degrado della parti subacquee delle stilate 3 e 4”, aveva deliberato i lavori sommamente urgenti da realizzarsi “prima dell’arrivo della stagione idrologica autunnale” e quindi la puntellazione di sicurezza, come da dichiarazioni degli amministratori comunali, doveva essere completata entro e non oltre la fine di ottobre per il rischio statistico delle piene del fiume.
Poi il Comune ha avuto difficoltà a reperire la ditta esecutrice e alla fine la Zara Costruzioni Metalmeccaniche di Dolo (Ve) ha comunicato la propria disponibilità ad eseguire i lavori appena il 27 settembre. Poi è arrivata la brentana, per la quale i lavori di somma urgenza sono stati decisi e finanziati, che ha interrotto le operazioni per oltre due settimane e che non ha smosso il Ponte Vecchio di un millimetro grazie non solo alla sua concezione architettonica, ma anche alle puntellazioni sulle stilate 1 e 2 e ai tiranti di sicurezza sui quattro rostri, che hanno svolto egregiamente il loro compito.
Ora siamo quasi a metà novembre, e il grosso del lavoro sulle stilate 3 e 4 deve essere ancora svolto. E a meno di nuove brentane in tempi stretti, la Putrella di Bassano rischia di passare alla storia come il simbolo dell'utilità a posteriori: vale a dire dell'inutilità.
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