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Due drammi e due misure
Lettera al direttore del delegato alle Politiche del Lavoro di Confartigianato Vicenza Sandro Venzo sulle conseguenze degli incidenti sul lavoro
Pubblicato il 04 giu 2018
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Domenica 13 maggio: nello stabilimento delle Acciaierie Venete di Padova un secchione di colata contenente 90 tonnellate di acciaio fuso a 1350 gradi si stacca dalle guide e precipita al suolo infrangendosi. La colata di metallo fuso investe quattro operai bruciando le loro tute protettive e ustionandoli in tutto il corpo. Due di loro, in gravissime condizioni, sono ricoverati nei reparti grandi ustionati degli ospedali di Padova e di Cesena.
Martedì 22 maggio: sull'autostrada A31 Valdastico Sud, poco dopo il casello di Albettone-Barbarano in direzione Vicenza, un camion piomba su una colonna di mezzi fermi per un precedente incidente. Tre auto prendono fuoco e tre persone muoiono carbonizzate.
Una quarta vittima, coinvolta nel primo sinistro, muore dopo il ricovero in ospedale.
La scena dell'incidente alle Acciaierie Venete di Padova (fonte immagine: vvox.it)
Riguardo all'incidente alle Acciaierie Venete, sette persone sono state iscritte nel registro degli indagati: i rappresentanti dell'azienda padovana e della ditta udinese produttrice della traversa che sosteneva la siviera, e cioè il secchione di colata, che ha ceduto.
A carico del camionista sulla A31, un 50enne della provincia di Ancona, è stato invece aperto un fascicolo d'inchiesta per omicidio stradale.
A Padova, tuttavia, si registra un'ulteriore conseguenza: lo stabilimento è stato posto sotto sequestro ed è stata disposta la cassa integrazione per 350 lavoratori su 500.
Ed è questo lo spunto, inserito nel contesto delle due differenti disgrazie, di una lettera al direttore trasmessa in redazione dal presidente del mandamento bassanese di Confartigianato Sandro Venzo, nella sua veste di delegato alle Politiche del Lavoro di Confartigianato Vicenza, che pubblichiamo di seguito:
DUE INCIDENTI, DIVERSE LE CONSEGUENZE
Caro Direttore,
gli incidenti accadono, purtroppo. E se sono di particolare gravità, specie con il coinvolgimento di vittime, la loro risonanza sui mass media è tale da non poterci lasciare indifferenti. Non altrettanta attenzione, però, dedichiamo alle “altre” conseguenze che quegli eventi provocano.
La mia riflessione è ricavata dal parallelismo tra due fatti accaduti di recente nel nostro territorio regionale: fatti diversi, certo, ma che qualche interrogativo comune lo suscitano.
Il primo è un incidente autostradale, dove un camion si schianta su una fila di auto ferme in colonna e l’urto, aggravato da un rogo, provoca morti e feriti. Il secondo è un incidente sul lavoro, quando il getto di una colata in un’acciaieria colpisce alcuni operai.
Nessuno, ovviamente, può dire che non si tratti di due fatti molto gravi, soprattutto per i loro drammatici risvolti umani. Ma è quel che accade “dopo” che genera una differenza, a mio avviso, da non sottovalutare. Nel caso del primo incidente, ultimate le operazioni di soccorso e rimozione, nel giro di poche ore la viabilità autostradale è ripresa, per ovvie ragioni di servizio pubblico.
Nel caso del secondo incidente, invece, l’attività aziendale è stata sospesa in attesa di tutte le complesse indagini procedurali del caso, con la messa in cassa integrazione del personale e il danno economico che ne consegue per l’azienda stessa, i lavoratori e l’indotto.
La mia riflessione è perciò questa: fatta salva la necessaria, doverosa attività di indagine sulle cause e le conseguenti responsabilità, perché non è possibile individuare dei meccanismi giuridici e normativi grazie ai quali, proprio nel caso di un incidente sul lavoro, una volta accertata (il più presto possibile) l’assenza di altri rischi, l’attività possa riprendere in minor tempo, in modo da non aggravare ulteriormente il peso di quanto accaduto?
L’autostrada è un bene pubblico, ma anche il lavoro è un bene comune. E il mio ulteriore pensiero va alle piccole aziende, quelle con diversi ammortizzatori sociali, dove un sinistro può anche essere la causa di una chiusura talmente prolungata da diventare definitiva.
Sandro Venzo
Delegato alle politiche del Lavoro e Formazione
Confartigianato Vicenza
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