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I massi nella scarpa
Conferenza stampa di Giannantonio Vardanega, titolare dell'impresa appaltatrice del Ponte defenestrata dal Comune. “Progetto ineseguibile. Mi sono sentito tradito, spero che qualcuno, in sede istituzionale, fermi questa ingiustizia”
Pubblicato il 05 mag 2018
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È un fiume in piena Giannantonio Vardanega, e non c'è tura che lo possa contenere.
Il titolare dell'impresa di Possagno oramai ex appaltatrice del cantiere del Ponte, privata dell'incarico dalla risoluzione in danno del contratto emessa dal Comune, convoca gli organi di informazione all'hotel Palladio, in città, per puntualizzare alcuni aspetti del passato, del presente e del futuro correlati al provvedimento comunale.
Alla conferenza stampa ci sono tutti e di più: non solo i rappresentanti delle testate bassanesi in blocco ma anche esponenti di quell'universo social che pure contribuisce al racconto quotidiano di questa incredibile vicenda. Affiancato dal direttore tecnico dell'impresa arch. Nico Cunial e dal direttore tecnico di cantiere geom. Massimiliano Simoncello, Vardanega si rivolge ai cronisti per togliersi i classici sassi dalla scarpa: anche se, più che dei sassi, sembra piuttosto che si stia liberando dei massi ciclopici della diga di cantiere.
Da sin.: il direttore tecnico della Vardanega Nico Cunial, il titolare Giannantonio Vardanega e il direttore tecnico di cantiere Massimiliano Simoncello (foto Alessandro Tich)
Gli impegni contrattuali della ditta non sono ancora conclusi: martedì prossimo alle 9.30, presso il cantiere di via Pusterla, è convocato infatti dal Comune l'incontro in contraddittorio per la redazione dello stato di consistenza delle ture in alveo.
Venerdì 25 maggio alle 9.30 è inoltre convocato un analogo incontro per la verifica dello stato di consistenza dei restanti lavori, materiali, macchine e mezzi d'opera.
In questo periodo l'azienda possagnese dovrà provvedere alla rimozione completa delle ture, come da ordine di servizio del direttore dei lavori. Resta ancora aperta, invece, la questione della rimozione delle puntellazioni di sostegno delle prime due stilate, eseguite dalla ditta autonomamente. La Vardanega le rimuoverà, trattandosi di materiale di sua proprietà e dovendo sgombrare il cantiere da ogni struttura provvisionale e mezzo nella propria disponibilità, ma in questo caso le due pile a rischio di ulteriore cedimento rimarranno senza rinforzi di appoggio. Se la Direzione Lavori, pur non avendole autorizzate, riterrà che le puntellazioni provvisorie vengano mantenute per ragioni di sicurezza, il Comune ne dovrà pagare il noleggio all'ex appaltatore.
Ma queste sono le ultime questioni attinenti alla chiusura del rapporto contrattuale. Dopodiché inizierà una nuova, pesante partita: la Nico Vardanega Costruzioni Srl ha infatti già dato mandato ai propri legali di tutelare la propria posizione nelle opportune sedi giudiziarie.
“La situazione è ben chiara - esordisce Giannatonio Vardanega in conferenza stampa -. La Vardanega ha fatto tutto quello che poteva fare per portare avanti il progetto. Già dagli inizi l'impresa si è resa responsabile e per mesi ha cercato una situazione per poter dare una soluzione alle problematiche progettuali. Alla fine ci siamo trovati di fronte a cose che erano insormontabili ed è venuta meno la disponibilità delle aree, indisponibilità che a me è sempre stata tenuta nascosta. A quel punto siamo arrivati in un binario morto.”
Per “indisponibilità delle aree”, come ben sanno i nostri lettori, si intende la non completa cantierabilità dell'area d'intervento, derivante dalla disponibilità non ancora autorizzata delle proprietà Nardini sulla spalla sinistra del Ponte.
“Quel progetto - continua il titolare dell'impresa - ha un vincolo fondamentale che sono le spalle. Mancando quello, il progetto diventa irrealizzabile. Abbiamo cercato di far capire al Comune che quella era la situazione e loro si sono mossi con una risoluzione in danno. C'è stato tutto l'impegno, anche dopo le prime problematiche iniziali, cercando di andare avanti in rapporti buoni con l'ente ma alla fine, ripeto, siamo finiti in un binario morto.”
“Io ho saputo che la spalla sinistra non era disponibile alla costruzione della seconda tura - rivela Vardanega -. La proprietà Nardini mi ha detto di non appoggiare neanche il terreno alla sponda. Ho insistito con la proprietà perché mi lasciasse chiudere la tura e dopo due giorni me lo ha concesso. Dovevamo quindi eseguire un ordine di servizio per il consolidamento della parte bassa della spalla con chiodature ma la proprietà mi ha detto “stop, basta, da due anni aspettiamo la verifica strutturale e non è ancora arrivata”. Là si è fermato tutto.”
“Loro - aggiunge l'imprenditore, riferendosi al Comune - ci hanno chiesto una variante migliorativa per nascondere le lacune progettuali. Abbiamo cercato delle soluzioni con altri ingegneri ma alla fine siamo caduti in questa situazione e mi sono sentito anche tradito, perché ho capito che loro mentivano sapendo di mentire. Non è vero che il puntellamento delle prime due stilate è d'intralcio alla trave di fondazione, avevamo trovato la soluzione anche per quello. Ma mancando le spalle, mancavano le condizioni per lavorare.”
“Nel momento in cui loro volevano rimanere aderenti al progetto si sono create condizioni impossibili - incalza l'imprenditore -. Dovevano essere loro a fare una variante e permettere all'impresa di lavorare. La Vardanega è un esecutore e non uno che risolve progetti. Alla fine il nostro ingegnere mi ha detto che non andiamo da nessuna parte, perché sinceramente si può trovare una soluzione, ma non con questo progetto.”
“In 45 anni - dichiara il direttore tecnico Nico Cunial - non ho mai visto una conduzione di un progetto in questa maniera. Un progetto esecutivo si chiama così perché è eseguibile in tutte le sue parti, così non è stato. Se si chiede all'impresa, come ci è stato chiesto e come abbiamo fatto, di eseguire delle indagini sulla spalla sinistra si dichiara già in partenza la non esecutività del progetto.”
“Le risultanze delle analisi - prosegue Cunial - hanno portato il progettista a dare ulteriori indicazioni progettuali. Era risultato che ai fini dell'intervento la parte bassa della spalla è idonea, la parte intermedia è sufficientemente idonea, la parte finale non è idonea.”
E proprio sulla non idoneità della parte superiore della spalla a reggere l'ancoraggio della trave d'impalcato prevista dal progetto emerge un retroscena non ancora noto al pubblico. “A settembre 2017 - svela Vardanega -, il Comune non mi ha detto che avevano fatto fare a Modena una soluzione migliorativa, con un cordolo che arrivava fino al lavandino della grapperia che cambiava il progetto e che faceva lavorare i rostri. La proposta migliorativa è stata consegnata alla proprietà Nardini, noi invece non siamo stati edotti.”
“Il Ponte - evidenzia Cunial - non è un ponte qualsiasi, è unico al mondo e come tale, da parte dei progettisti e dell'Amministrazione, ci dovrebbe essere stata un'attenzione superiore alla normale esecuzione di opere pubbliche. Questa sensibilità non l'abbiamo vista, abbiamo visto solo una sensibilità a mettere in mora l'impresa.” Il direttore tecnico sottolinea inoltre “la mancata corrispondenza tra stato di fatto e di progetto”.
E cioè: il progetto dice alcune cose, la situazione reale ne dimostra altre.
È il caso dei pilastrini di sostegno della trave reticolare di fondazione (vale a dire le famosissime, e davvero mitologiche, teste di palo) che sono risultati “disallineati” rispetto a quanto previsto e che hanno costretto l'impresa a riprogettare la trave reticolare.
“Questo non è compito dell'impresa ma lo abbiamo fatto - puntualizza il titolare -. E di quanto allineare il Ponte non c'è scritto da nessuna parte, rendendo problematico anche l'inserimento della trave di impalcato. È un paradosso.”
“Questo scenario - osserva il direttore Cunial - si rifletterà adesso sull'impresa che andrà a prendersi in carico una cosa del genere. Che farà l'Amministrazione? Se modifica il progetto darà ragione a noi. Dal punto di vista tecnico c'erano le condizioni per mettere mano alle limitazioni emerse e per quanto ci riguarda c'era una porta aperta per prendere il toro per la testa e riportare il progetto a condizioni di fattibilità.”
“Mi son sentito tradito - ripete Vardanega -. Quando chiedevo di poter parlare con Nardini mi dicevano che era “off limits”. Dopo ho capito perché. Non si poteva parlare e mi dicevano: “vai avanti con le stilate”. Volevano che noi andassimo avanti per arrivare a un punto di dire: “eh, la proprietà non ci lascia. Non è colpa nostra”...”
L'impresa interviene anche sulle contestazioni circa il rapporto di avvalimento col Consorzio Al.Ma di Caserta. “L'Al.Ma ha problemi fiscali in corso di risoluzione con l'Agenzia delle Entrate, e che deve risolvere perché altrimenti non può essere pagato, ma è un problema che non va a inficiare i requisiti tecnici del Consorzio - specifica il titolare -. A Bassano abbiamo un Comune che si preoccupa di mandare lettere all'Ufficio Entrate di Caserta e in due anni non riesce a mandare un tecnico per fare la verifica su 1000 metri quadri di uffici, 6 negozi e 8 appartamenti di proprietà Nardini. Hanno la trave in un occhio e si preoccupano del Consorzio Al.Ma...”.
Come noto e come già più volte scritto, l'articolo 16 del contratto Comune/Nardini impone all'ente pubblico la verifica strutturale sulle proprietà della controparte privata prima di iniziare i lavori sulla spalla. “La nostra impresa - aggiunge l'ex appaltatore - ha già eseguito l'obbligo di una prima perizia sui fabbricati e il nostro ingegnere consulente, oltre al compito richiesto, ci ha detto “attenzione a caricare e scaricare la spalla con la trave reticolare”. Si attende adesso la verifica strutturale del consulente del Comune ing. Rizzo e gli ingegneri di Nardini non vogliono prosa, vogliono numeri.”
A questo punto Giannantonio Vardanega prende il telefonino, apre un file e legge davanti a tutti quella che definisce la sua “dichiarazione finale” in merito all'intera vicenda.
È la dichiarazione di chiusura dei titoli di coda che conclude una lunga storia e ne fa iniziare un'altra.
DICHIARAZIONE FINALE DI GIANNANTONIO VARDANEGA
La Vardanega, io e tutti, ha cercato di fare in ogni modo il progetto che per me avrebbe rappresentato un fiore all'occhiello aziendale e un orgoglio personale.
Purtroppo il progetto ha delle lacune impossibili da risolvere e l'equipe tecnica dell'ente comunale non si è dimostrata all'altezza di seguire una situazione del genere.
La risoluzione in danno che hanno promosso metterà in grossa difficoltà la nostra impresa e solo il nostro ricorso al tribunale ci darà giustizia.
Questa risoluzione è una precisa attività di copertura degli errori progettuali.
Il Comune doveva invece chiedere i danni a chi ne è il responsabile.
È un fatto dimostrato che Modena ha dichiarato di aver consegnato un progetto che non teneva conto dei cedimenti delle pile; è un fatto dimostrato che il legno previsto non è reperibile sul mercato; è un fatto dimostrato che la spalla lato Bassano non è disponibile. Tutti errori progettuali che conosciamo e di cui Vardanega non è certo responsabile. Questo utilizzo quasi personale della risoluzione in danno si trova a coprire le responsabilità di un progetto che è irrealizzabile e rappresenta un gravissimo danno per il Vecchio Ponte e per l'intera cittadinanza.
Spero che qualcuno, in sede istituzionale, fermi questa ingiustizia.
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