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Appesi a un filo
Il caso del ristorante “Fil de fer” in città, destinato a essere demolito con la costruzione della futura strada Piano Mar e penalizzato dalla nuova viabilità in via Tabacco. “Abbiamo chiesto noi l'inversione del senso unico in via Miazzi”
Pubblicato il 13 gen 2018
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Per una attività economica essere appesa a un filo, e cioè lavorare con la consapevolezza che la propria impresa è destinata a concludersi per cause indipendenti dalla propria volontà, non è il massimo della vita. E poco importa se il filo è di ferro ed è ancora sufficientemente lungo prima che arrivi al punto di rottura. Prima o poi quel filo si spezzerà e accadrà quando entreranno finalmente in azione le ruspe per la costruzione della nuova strada - annunciata e attesa da anni - del cosiddetto P.P.E. “Area Parolini”, meglio conosciuto al popolo come ex Piano Mar.
Tra gli edifici che si trovano lungo il sedime del tracciato della futura arteria parallela alla ferrovia, che collegherà direttamente largo Parolini con via Ca' Baroncello in città, c'è appunto anche l'osteria-ristorante “Fil de fer”. Il classico locale dove si va perché si mangia bene e non per la sua comodità logistica o per il panorama che si gode dalle sue finestre. Quella che circonda il pubblico esercizio, anagraficamente ubicato in via Tabacco numero 28, è infatti una tipica vista da periferia urbana, resa oltremodo desolante dal degrado che attualmente interessa la zona limitrofa. Da un lato ci sono le transenne della linea ferroviaria, dove in questo punto confluiscono i due binari delle linee Bassano-Venezia e Bassano-Padova, oltre i quali si elevano i palazzoni di largo Perlasca.
Dall'altro si estende il paesaggio lunare dell'area ex Italgas, già demolita e pure inserita sul sedime della futura strada, appena reduce da un interminabile intervento di bonifica che invece dei 365 giorni originariamente previsti a partire da gennaio 2010 si è protratto per otto lunghi anni fino ai giorni nostri.
Il ristorante Fil de fer (foto Alessandro Tich)
Per raggiungere il “Fil de fer” bisogna arrivare da via Miazzi (la laterale di via Tabacco salita in questi giorni agli onori delle cronache per la decisione dell'Amministrazione comunale di invertire a breve il senso unico di marcia) e quindi imboccare una stradina bianca al lato sud dell'ex Italgas.
Il locale è gestito, da 27 anni a questa parte, da Gian Pietro Torresan assieme alla moglie Daniela Marchiori. Ambiente semplice ma curato ed accogliente, dove le tante “robe vecchie” allestite tra un tavolo e l'altro (compresa una poltrona da barbiere d'annata) conferiscono un'atmosfera vintage all'immagine d'insieme. Si tratta di un omaggio alla storia di famiglia: il nome del ristorante è infatti ispirato al magazzino di ferrivecchi che era gestito in questo stesso edificio dai genitori di Torresan e che nel 1991 è stato trasformato in un'impresa di ristorazione. Al piano superiore dell'immobile si trova l'appartamento di famiglia, dove i titolari tuttora abitano. “Sono nato in via Tabacco e sono ancora qui in via Tabacco”, sottolinea Gian Pietro.
Il ristorante vanta una clientela affezionata. Cucina casalinga, italiana e veneta, con menù stagionale. Tra le specialità della casa si annoverano i bigoli “alla Fil de fer” oppure il risotto con broccoli di Bassano e scampi ma anche, in questo periodo, la tagliata di pollo con radicchio tardivo e miele. Diverse pietanze genuine ma anche creative da gustare prima di pagare il conto, anche se in questo locale il vero conto è quello alla rovescia.
Un countdown che è iniziato ancora nel 2012, con la stipula del nuovo accordo Pubblico/Privato per l'edificazione nell'Area Parolini, frutto della revisione urbanistica di questa porzione di città post-Torri di Portoghesi.
Tra le condizioni concordate tra il Comune di Bassano e le società Numeria Sgr e Iniziativa Parolini c'è anche la costruzione a carico dei promotori privati del nuovo asse stradale, il cui tracciato nel tratto centrale passa proprio sul lotto “A5” che corrisponde alla proprietà del “Fil de fer” e alle sue pertinenze.
Ergo: esproprio dell'immobile, indennizzo ai proprietari e abbattimento dello stabile per consentire il passaggio della nuova strada.
“Abbiamo tre espropri da parte del Comune”, riferiscono i due titolari del locale.
Il primo dei quali risalente ancora all'epoca dell'allora assessore comunale all'Urbanistica Rosanna Filippin. Erano altri tempi, quando il P.P.E. “Parolini” sembrava questione di imminente realizzazione. Si dovevano edificare case, secondo le nuove cubature previste, e si doveva costruire contestualmente anche l'arteria. Il tutto in poco tempo.
“Il cantiere della nuova strada - dichiarava in conferenza stampa l'assessore Filippin nel luglio 2012 - partirà già a ottobre. Nella primavera del 2014 la strada sarà finita.”
“L'assessore Filippin - ricorda Daniela Marchiori - ci aveva proposto una permuta con tre beni immobili del nuovo P.P.E. in fondo a via Carducci, perché sembrava che cominciassero a costruire in tempi brevi. In questo modo avremmo potuto pensare a far partire una nuova attività prima ancora che realizzassero la strada.”
Ma le cose non sono andate così, i tempi di partenza dell'intervento urbanistico e edilizio - tra ritardi burocratici e contenziosi legali vari - si sono allungati a dismisura e quella proposta è rimasta solo sulla carta. Il “Fil de fer” è ancora appeso al suo filo, in attesa che la situazione si sblocchi una volta per tutte.
“Al momento è ancora tutto fermo - rimarca la titolare -. Il Comune sta ancora perfezionando le convenzioni con i privati e il piano è tutto in stand-by.”
Una storia infinita che adesso si concentra sul non ancora risolto aspetto degli indennizzi. “Il Comune ha abbassato il valore degli immobili - affermano i titolari -. Abbiamo presentato le osservazioni dei nostri architetti.”
Comunque sia, il destino del locale pubblico è segnato. Mentre il destino dei suoi proprietari, dal momento in cui gli espropri saranno effettivi, non è ancora pienamente definito. “Ho 65 anni - sbotta Torresan -. Cosa vuole che vada a fare? Aprire una nuova attività? No, basta...”. Più possibilista la moglie: “Vediamo, per il momento non ci abbiamo ancora pensato.”
Nel frattempo bisogna pensare alla gestione quotidiana del “Fil de fer” che è tutto, fuorché arrugginito. E che oggi, proprio perché in piena attività, si trova penalizzato dalla novità viabilistica che riguarda la zona: il nuovo senso unico istituito a fine anno dal Comune in via Tabacco. “Ci hanno comunicato che hanno cambiato la viabilità portandoci con un vigile una lettera del sindaco, invece di informarci prima di decidere - riferisce Daniela Marchiori -. Lo abbiamo saputo solamente una settimana prima dei lavori, c'è stato poco rispetto nei nostri confronti.”
“Col nuovo divieto da via Parolini la gente non sa più come raggiungerci - interviene il marito -. Oggi a mezzogiorno il nostro cuoco ha spiegato al telefono a un cliente, che si era perso per strada, dove doveva andare per arrivare fino a qui entrando da viale Venezia.”
Ora, in questo fazzoletto di città, si aggiunge anche l'imminente inversione del senso unico in via Miazzi. “Siamo stati noi a chiedere di cambiare il senso di marcia, perché siamo tagliati fuori - rivela la titolare -. I nostri clienti arrivano soprattutto da via Parolini e non sanno più come arrivare in questo ristorante.”
“Abbiamo interpellato la Confcommercio - conclude la comproprietaria - e quindi, tramite la Confcommercio, ci siamo rivolti al sindaco a cui abbiamo esposto il nostro problema e richiesto di invertire il senso unico in via Miazzi per far entrare le persone da via Parolini. Il sindaco ci ha risposto che si può fare.”
E così sarà fatto. Storie di urbana convivenza e di periodici compromessi tra attività private e piani pubblici, qui in fondo al Mar.
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