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Caspita: è sempre colpa di Caino. Proprio lui, il capostipite dei “Breaking Bad” della storia dell'uomo. La prima città costruita di cui si ha notizia, citata nel libro della Genesi della Bibbia, si chiama Nimrod ed è stata fondata da lui. E come il suo fondatore, la città di Nimrod non ha certo brillato per sensibilità civica, solidarietà sociale e convivenza civile: soprusi e sopraffazioni erano all'ordine del giorno.
“Lì inizia l'urbanizzazione del mondo. Il concetto di città nasce sul principio della possibilità di violenza.”
Chi lo dice, aprendo una suggestiva analisi sull'evoluzione della cosiddetta civiltà urbana, è don Andrea Guglielmi, parroco di Santa Maria in Colle e arciprete abate di Bassano del Grappa. Il quale, nonostante l'altisonanza e la responsabilità della sua carica, è un prete molto easy: cordiale, alla mano, disponibile, pronto alla battuta e a darti del tu.
L'incontro con don Andrea al Caffè dei Libri (foto Alessandro Tich)
Don Andrea dà del tu anche alle Sacre Scritture, che fanno ovviamente parte del suo bagaglio “professionale” di pastore di anime.
Ma il bello è che lui le spiega e le fa rendere interessanti con il linguaggio di oggi.
Non siamo a San Francesco o in una sala del Centro Giovanile, ma in un contesto totalmente laico: il Caffè dei Libri in vicolo Gamba a Bassano.
L'arciprete è infatti il primo relatore del corso di formazione politica, aperto a tutti ma in particolare ai giovani, promosso dal movimento politico giovanile GenerAzione Idea e basato sull'informale format dell'“aperitivo con l'ospite”. Niente cattedre o, come in questo caso, niente pulpiti. Ed è lo stesso don Andrea a chiedere che si svolga un incontro “alla pari”, per dare ma anche per ricevere spunti e riflessioni sul tema trattato.
“La città è un organismo da amministrare, ma è anche una comunità di famiglie e di persone che si rapportano tra di loro - esordisce il portavoce di GenerAzione Idea Matteo Bizzotto, affiancato dal fido tesoriere Valerio Jeson Maggi -. Abbiamo chiesto a don Andrea di spiegarci cosa significhi oggi abitare la città.”
Ma “abitare la città”, soprattutto agli inizi, non è mai stata una passeggiata di salute.
Ed è sempre la Bibbia, punto di “provocazione” iniziale della trattazione del sacerdote, a metterci in guardia su questo aspetto.
“Anche Babele e cioè Babilonia - spiega ancora il don - è il racconto del progetto di una città fallimentare, in cui Israele entra in contatto con un “unico discorso” che è quello della tirannia e dei governi totalitari. C'è poi anche Sodoma, incapace di trovare un'alternativa alla violenza e la cui fine tutti conosciamo.”
Per non parlare di Gerusalemme (al netto di Donald Trump): “Una città che nel suo nome contiene la parola “pace”, pure continuamente violata dalle ingiustizie, e che viene contestata dai Profeti.” “La Bibbia è il libro più realista che esista - sottolinea il parroco di Santa Maria in Colle -. Pone un concetto molto problematico di città e anche oggi le città non sono una favola dove è facile trovare soluzioni di convivenza positiva.”
Quindi don Guglielmi arriva al dunque dei problemi contemporanei chiedendosi appunto “come le città possano essere più abitabili oggi”.
“Ogni società - rileva - è contrassegnata da dinamiche che condizionano l'impegno di cittadinanza delle persone.” E tira fuori quella che nel 2016 è stata prescelta dall'Università di Oxford come parola dell'anno: e cioè “post-truth”.
La post-truth, o post-verità, è un nuovo termine (che gioca anche sulla parola “post”, messaggio sui social) che riguarda le circostanze in cui i fatti obiettivi sono meno influenti nel modellare l'opinione pubblica rispetto agli appelli emotivi e alle convinzioni personali. Altro che fatti separati dalle opinioni: sono le opinioni, molto spesso forzate o pilotate, a influenzare la percezione dei fatti.
In altre parole, la notizia viene percepita e accettata come vera dal pubblico sulla base di emozioni e sensazioni, senza alcuna analisi concreta della effettiva veridicità dei fatti reali che diventa anzi una questione di secondaria importanza.
“La post-truth è un dato di fatto dei new media e dei social network - afferma l'arciprete abate -. Ma ne fa parte anche la comunicazione politica e non solo. È un modo di parlare più alla pancia che all'intelligenza delle persone.”
A complicare la nostra capacità di rapportarci alla realtà e alla comunità esterna, come aggiunge l'informatissimo don, ci si mettono anche le “bolle filtro” (“filter bubbles”), ovvero il sistema con il quale il Grande Fratello Internet, e soprattutto il suo figlio prediletto Google, utilizza le informazioni sull'utente per isolarlo da informazioni e contenuti che sono in contrasto con il suo punto di vista, di fatto isolandolo nella sua “bolla” culturale e ideologica.
Il risultato finale? È quello di rapportarci alla realtà in una “echo chamber”: la “camera dell'eco” o “camera degli specchi” nella quale non esiste la verità oggettiva dei fatti, perché ciascuno ha selezionato e riceve solo le notizie e i commenti con i quali concorda a priori. “Sono spazi virtuali - rimarca don Andrea - in cui le persone si scambiano opinioni confermandosi a vicenda. La società post-truth e le camere dell'eco si impongono quando viene a mancare il confronto e l'ascolto dell'altro e non a caso oggi ci troviamo nell'epoca delle cosiddette fake news.”
“Una volta - continua - lo spazio pubblico dove si discutevano le questioni della città era la piazza, l'agorà. Quali sono le agorà oggi, nell'era digitale? È molto utile e importante che ci siano incontri come questo di oggi, dove reimpariamo a confrontarci a tu per tu in modo elegante e dove eleganza vuol dire: “mi prendo il rischio di ascoltare l'altro”. Oggi assistiamo invece a un incontro tra sordi. Anzi: a uno scontro tra assordanti. Tv e internet vogliono azzittirti.”
La realtà virtuale diventa oggi un fattore discrezionale della vita pubblica e anche un consigliere comunale presente tra il pubblico, nella successiva e molto partecipata discussione, riconosce che l'attività amministrativa di questa città è ormai appiattita sulle critiche e le sollecitazioni, molto spesso totalmente post-truth, che sgorgano dai social network.
Come se ne esce? “Uso una parola - dichiara il relatore - che è stata inventata dai Gesuiti, anzi da Sant'Ignazio di Loyola: “discernimento”. Il discernimento è la capacità di non farci rubare la coscienza e la libertà. Sul web ciò che è palesemente falso non può essere eticamente accettabile. Deve essere la prima consapevolezza della vita digitale che tutti abbiamo, io per primo.”
“C'è poi il problema della “disappartenenza” e cioè dell'“io svincolato” dalla comunità, causa di una società sempre più individualizzata dove le scelte non sono più comuni, ma personali - prosegue il parroco -. Un insieme di individui che non hanno debiti con la società, ma che esigono tutto dalla società. Io la sento molto forte questa cosa qua, anche a Bassano.”
Riguardo invece alla gestione pubblica e non solo di questa incertezza e insicurezza sociale, Don Andrea Guglielmi elenca quattro principi generali della Dottrina Sociale della Chiesa: “Il tempo è superiore allo spazio” (“è più importante iniziare processi che occupare spazi”), “L'unità prevale sul conflitto”, “La realtà è più importante dell'idea” e “Il tutto è superiore alla parte”. “La società - spiega - non è una sfera, ma è come un poliedro che riflette e accoglie le diversità. Deve essere un principio anche alla base dell'azione politica.” E sposa il concetto dell'”ecologia integrale” contenuto nell'enciclica di Papa Francesco “Laudato si' sulla cura della casa comune”.
“L'ecologia integrale - precisa - è la cura dell'ambiente anche in relazione alla società che lo abita. È un'ecologia culturale, umana, fisica e sociale che affronta la crisi socio-ambientale e aspira al bene comune e alla pace sociale.”
Tanti spunti per un confronto formativo che ha parlato dell'“abitare la città” dalla Bibbia ai social network e che si conclude con numerosi interventi e riflessioni del pubblico presente: una lezione “alla pari” di nome e di fatto.
A dire il post-vero, è stato anzi un incontro illuminante.
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