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Gioventù bruciata
Maxi rissa, incendio sotto il municipio, atti vandalici, atteggiamenti minacciosi. Bassano terra di delinquenza e di inquietudine giovanile. È giunto il momento di sottolinearlo
Pubblicato il 05 nov 2017
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Se chiudiamo gli occhi e ci tappiamo le orecchie, probabilmente il problema non sussiste. Ma poiché il buon Dio ci ha dato i cinque sensi, compreso il dono della parola, allora è meglio dire e mostrare le cose come stanno.
Quello che stiamo vivendo a Bassano del Grappa è un periodo inquieto. Nessun allarme sociale, per il momento: solo una preoccupante e diffusa sensazione di disagio. Non sono delle strane fantasie a farcelo dire, ma le notizie di cronaca di tutti i giorni.
Quelle che compaiono sui giornali, mentre altre restano nel limbo del “non riferito”. “Movimentati episodi”, come si dice in gergo giornalistico, che hanno come comune denominatore il coinvolgimento di persone molto giovani: non solo concittadini in gran parte minorenni che sfogano in malo modo le incertezze della loro età, ma anche molti loro coetanei provenienti da fuori.
Vigili del Fuoco all'opera per l'incendio doloso del cumulo di carta sotto il municipio
Un fenomeno “sotterraneo” di cui la città si è accorta all'improvviso non più tardi dello scorso settembre, quando le forze dell'ordine con numerose pattuglie hanno scongiurato una maxi rissa in prato Santa Caterina, dove nel pomeriggio di un sabato si erano dati appuntamento - tramite messaggini e social network - circa 300 minorenni per darsele di santa ragione. Un violento ed affollato consesso di teenager il cui scopo, a quanto sembra, era quello di eleggere i capetti delle rispettive bande ma anche di risolvere altre “questioni” a forza di pugni e calci.
In quella occasione un'ottantina di ragazzi, portati in caserma dai Carabinieri per l'identificazione, erano risultati residenti fuori città tra Vicenza, Castelfranco Veneto e Cittadella. Ma sono tutti studenti iscritti ad istituti superiori di Bassano, scelta pertanto come “terra di nessuno” per iniettare adrenalina, mettendo a rischio l'incolumità propria e soprattutto altrui, nelle ore del doposcuola.
Neanche il tempo di riprendersi dalla Bronxite acuta generata dal clamoroso tafferuglio di massa bloccato sul nascere, e mai accaduto prima in città, ed ecco che è spuntata la “banda del treno”: un gruppetto di giovani facinorosi, in preda ai fumi dell'alcol, che hanno letteralmente preso per quasi un'ora in ostaggio i viaggiatori, tra cui molti bassanesi, e il personale viaggiante di un convoglio serale sulla linea Castelfranco-Bassano.
Sputi, insulti, minacce e spintoni profferiti in libertà prima di darsela a gambe a Castello di Godego con l'arrivo dei Carabinieri. Saliti in treno a Castelfranco Veneto e successivamente identificati dai militari dell'Arma e dalla Polizia, sono tutti giovani tra i 17 e i 27 anni residenti nel Trevigiano: italiani e ragazzi nati in Italia da genitori stranieri, denunciati da Trenitalia per danneggiamenti e da alcuni passeggeri per minacce. Ovviamente a piede libero. L'episodio non riguarda direttamente l'ordine pubblico in città, ma è comunque il sintomo dell'inquietudine che la circonda.
Arriviamo quindi al raid di fine ottobre nel sottoportico del municipio di Bassano, dove un gruppetto di teppisti ha dato fuoco nella notte a un cumulo di carta depositato davanti al Comune per la raccolta differenziata. È notizia di oggi che la Polizia di Stato ha identificato i responsabili dell'insulso atto: sono cinque giovani tra i 17 e i 20 anni, tutti italiani, “inchiodati” dalle riprese delle videocamere di sorveglianza e denunciati per danneggiamento a seguito di incendio. I minorenni non frequentano la scuola con regolarità, i maggiorenni sono invece disoccupati. Alcuni di loro avrebbero preso anche parte alla maxi rissa sventata di prato Santa Caterina: ed ecco che il cerchio continua a chiudersi e a riaprirsi.
Perché queste sono le notizie che compaiono sui media, laddove la presenza di testimoni o di opportuni sistemi di sorveglianza consente se non altro di garantire agli autori delle violenze o dei gesti vandalici qualche grattacapo con la giustizia.
C'è poi quello che non emerge, ma che accade lo stesso.
Poche sere fa, durante il ponte di Ognissanti, nel “corridoio” tra la galleria Tabacchi (via Roma) e la Biblioteca Civica - luogo tanto centrale quanto seminascosto, soprattutto col buio - è avvenuta una scazzottata, a quanto pare anche con bottigliate. Ce lo hanno riferito i negozianti della zona, che la mattina successiva hanno dovuto ripulire i cocci di vetro e le macchie di sangue.
Solo alcune notti prima, sullo stesso punto, sempre ignoti si sono divertiti a sradicare le siepi dall'aiuola sul muretto di delimitazione della Biblioteca Civica, lanciando gli arbusti sopra il tetto delle vetrate, dove le piante divelte si trovano tuttora e dove rimarranno per chissà quanto tempo.
Piccoli e grandi segni di inciviltà, nel mancato rispetto del decoro urbano ma anche nei comportamenti. Ne fa fede l'episodio accaduto sempre poche sere fa accanto ai portici di piazza Libertà nell'angolo con via S. Bassiano, proprio sotto alle finestre della nostra redazione, di cui siamo stati testimoni oculari.
Protagonista un terzetto di ragazzi di apparente origine nordafricana, uno dei quali - per motivi a noi ignoti - si è messo ad inveire ad alta voce, e in mezzo alla gente, contro una famiglia di passaggio. Il giovane scalmanato, che se l'è presa in particolare con il capofamiglia, ha continuato ad offendere con simpatiche frasi del tipo “italiano di m...” e c'è mancato poco perché la discussione non degenerasse in qualcosa di più serio.
Alla fine e per fortuna i “contendenti” si sono allontanati, dopo i ripetuti inviti della parte offesa a placare gli animi, ma resta l'eco di un disagio che in questa città è ormai sempre in agguato.
Non scriviamo queste righe per chiedere o per proporre soluzioni, né tanto meno per analizzare le cause di questa ondata di nervosismo sociale e in particolare giovanile. Spetta alle istituzioni venire incontro alle richieste di sicurezza dei cittadini, alle forze dell'ordine controllare il territorio e reprimere le devianze, alle agenzie educative cercare di prevenirle e ai sociologi tentare di spiegarci perché queste cose accadono.
Ci auguriamo solo che l'Amministrazione comunale, prima depositaria del diritto al “buon vivere” dei propri concittadini, sia cosciente del fatto che questo problema si evidenzia, ormai, alla luce del sole.
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