Alessandro Tich
Direttore responsabile
Bassanonet.it
Pubblicato il 24-04-2016 13:49
in Attualità | Visto 3.361 volte

Bernardi senza censura

Intervista a ruota libera a Marco Bernardi, inventore e organizzatore degli Incontri senza censura a Bassano. Sulla sua rassegna. Ma anche su amministratori locali, commercianti e centro storico

Bernardi senza censura

Marco Bernardi (foto Alessandro Tich)

Marco Bernardi, libraio di Bassano del Grappa, non è una persona che si tira indietro dalle interviste a ruota libera. Se lo facesse, del resto, non sarebbe coerente con il fatto di essere l'inventore e l'organizzatore degli Incontri senza censura: la rassegna e il format di incontri alla libreria La Bassanese dove vengono affrontati, appunto a ruota libera, argomenti spesso controversi e controcorrente, scavando nei meandri più scomodi dell'attualità.
In passato qualcuno lo ha criticato (nessuno, del resto, può accontentare tutti) per qualche ripetuta concessione ai temi del mistero e dell'ignoto, ospitando celebri personaggi che devono agli enigmi o al soprannaturale la loro celebrità in campo librario, nonché televisivo: come ad esempio Roberto Giacobbo che ha parlato dell'“aldilà”, Paolo Brosio che ha raccontato Medjugorje o l'“esperto degli angeli” Craig Warwick. Ma sono anche le serate in cui la gente fa maggiormente la ressa per entrare. E - dal punto di vista antropologico - una spiegazione ci dovrà pur essere. Ma la maggior parte dei temi trattati nell'ormai decennale rassegna rientrano nella sempre sorprendente sfera della vita e della cronaca di tutti i giorni, scandali compresi. Con domande libere all'autore del libro di turno, anche da parte del pubblico presente. Senza censura, appunto: come l'intervista che Bernardi ha concesso a Bassanonet.

Quest’anno gli Incontri senza censura compiono 10 anni. Com’è nata l’idea?
“Essendo una libreria indipendente e di “lungo corso” (nel 2019 saranno 80 anni di attività culturale della famiglia Bernardi) mi sono sentito libero di trattare argomenti a volte “border-line”, non sempre approfonditi dal dibattito locale e nazionale. Una volta scelti gli argomenti, spesso suggeriti dal pubblico, si sono cercati autori, ricercatori, scienziati, medici o esperti, costruendone un format, oggi multimediale, con contenuti interessanti per un pubblico curioso. Ho sempre pensato che aumentare la capacità critica di chi mi sta vicino, migliora anche la mia. Oggi altre realtà hanno perseguito questa strada e sono fiero di aver fatto l’apripista.”

Molti argomenti non sono però proprio tipici di una libreria. Siamo abituati più a presentazioni di romanzi, non di trattare la pandemia del virus Ebola con Medici senza frontiere, il crac azionario delle banche del Nordest o il rapporto Stato-Chiesa con l’astrofisica Margherita Hack…
“Tra gli argomenti che abbiamo trattato in questi anni durante la manifestazione ce sono alcuni che abbiamo “anticipato” nel dibattito nazionale o locale e altri che, come si dice in gergo, erano “sul pezzo”, nonostante la programmazione di una stagione avvenga molti mesi prima. Ricordo quando dieci anni fa parlavamo di OGM, cibi industriali, acqua pubblica, energia verde o nucleare, riforma della magistratura, evasione fiscale, de-crescita economica e gruppi di acquisto solidale. Quando nessuno ne comprendeva i pericoli, molti anni fa abbiamo ospitato esperti per lanciare l’allarme dell’invasione delle slot machine e delle malattie legate al gioco d’azzardo che hanno distrutto famiglie intere. Parlavamo di bolla immobiliare 2 prima che scoppiasse, del rapporto apparso inscindibile tra sesso e politica. Già nel 2010 parlavamo del business dei rifiuti tossici e dei problemi di aree come la terra dei fuochi, nel 2009 fornivamo indicazioni sulle class-action a favore dei cittadini. In pieno allarme mondiale della febbre suina abbiamo organizzato incontri per capire se le vaccinazioni per il virus H1N1 erano reali o solo business di Big Pharma. Molte anche le serate organizzate a difesa dei cittadini contro le ingiustizie di Equitalia, i soprusi delle banche con mutui e interessi da usura o su come leggere e interpretare le trappole delle etichette sui cibi confezionati.”

Insomma: da Vatileaks e dagli scandali delle banche, fino ai temi dedicati alla cura e alla prevenzione delle malattie. Questi ultimi, peraltro, sono gli argomenti più delicati da trattare...
“Da sempre abbiamo interpretato gli incontri a carattere sanitario sia da un punto prettamente medico-scientifico con medici e ricercatori, che dando spazio alle cure alternative (ad esempio il caso Di Bella), proprio per informare a 360° i partecipanti. Il punto di vista da più parti aumenta la capacità critica degli individui, allontanandosi così dal “pensiero unico” al quale spesso ci induce il marketing politico. Per molti argomenti controversi sia medici sia religiosi abbiamo invitato sia esponenti del CICAP, sia esponenti che interpretano le soluzioni in modo differente, con percorsi di fede personali o ritenendo che ci sia anche materia “invisibile” agli occhi attuali degli scienziati. Anche gli aspetti sociali come alcool e giovani, varie riforme della scuola, l’infiltrazione della malavita al Nord, la massoneria occulta, il doping nello sport, la violenza sulle donne, la pedofilia in Vaticano. Ricordo di aver organizzato serate legate a importanti avvenimenti come il Giubileo o l’ostensione in contemporanea mondiale della Sindone, o eventi che meritavano attenzione come la guerra in Iraq, in Siria o il terremoto all’Aquila.”

Dal 2006, debutto della manifestazione in libreria, lei ha incontrato più Amministrazioni comunali. La politica locale ha mai partecipato attivamente alle serate?
“Essendo un’iniziativa privata, non ho mai chiesto patrocini o supporti economici o di visibilità di nessun tipo alle Istituzioni perché l’idea dei “senza censura” è nata per rimanere libera, liberi fino al punto di rifiutare una sponsorizzazione bancaria che avrebbe potuto concretizzarsi solo se avessi tolto dal programma un incontro con un economista che “sparava a zero” sull’anatocismo bancario. Ho tirato dritto, rinunciando allo sponsor ma facendo un servizio alla comunità e trattando quell’argomento ancora nel lontano 2008. Per quanto riguarda la partecipazione attiva, è raro vedere in sala politici locali, o hanno tanti impegni istituzionali o forse sanno già tutto o pensano di aver poco da imparare. Forse è per quello che le cose cambiano con tempi biblici e non sempre cambiano in meglio. Pensi che non si è mai presentato l’attuale assessore alla Cultura. Faccio questo esempio perché secondo me la politica locale dovrebbe innanzitutto presentarsi personalmente ai vari operatori dell’ambito in cui opera.”

Quindi secondo lei i decisori eletti, come li chiama qualcuno, dovrebbero uscire dal “Palazzo” per presentarsi di persona ai cittadini?
“Sì, ma ai gruppi di cittadini, appunto, che rientrano nell'ambito del loro referato. All'inizio di ogni mandato, secondo me, ogni assessore deve investire il proprio tempo per presentarsi e ascoltare gli operatori, i gruppi, gli sportivi, le associazioni, le imprese eccetera. E’ sempre stato il contrario. Io ad esempio non ho mai ricevuto in negozio l’assessore alle Attività Economiche, che non è mai venuto a presentarsi. La politica pensa sempre che debbano essere i cittadini a informarsi o a conoscere il referente, secondo me non dovrebbe essere così. Pensano di essere arrivati, ma io li voglio guardare dritti negli occhi, non leggerne solo le dichiarazione nei media o nei social. Il mio assessore ideale è quello che, all’inizio del mandato, muove le chiappe e va a conoscere di sua spontanea volontà (e non aspetta nei giorni di ricevimento) non dico tutti i cittadini ma almeno gruppi, associazioni, operatori economici di ogni ambito che gli compete. Idem il sindaco, anche dopo le campagne elettorali.”

Lei è un commerciante e, in precedenza, anche con incarichi di portavoce di categoria. Com’è cambiato il commercio in centro storico?
“Ricordo battaglie impegnative con le Amministrazioni, a volte con scontri frontali ma sempre partendo da esigenze reali, non da interessi lobbistici perché chi commercia è prima di tutto un cittadino, portando alla luce idee ma anche statistiche alla mano. In realtà i commercianti vivono il quartiere centro storico molto di più di chi lo abita o di chi lo frequenta saltuariamente. Negli anni il centro storico ha perso appeal infrasettimanalmente, non solo per le “cinture commerciali” costruite agli ingressi della città che spesso creano imbuti alla viabilità, ma anche per la delocalizzazione o la sparizione di molti servizi sociali e culturali come il teatro, il cinema, alcuni servizi come il Tribunale e a volte anche l’uniformità dell’offerta commerciale. A proposito di Teatro, io penso che si debba recuperare l’Astra. Vedrei molto bene anche il ritorno di un cinema d'essai all'ex Grotta. Dobbiamo offrire occasioni di frequentazione culturale del centro storico. E' inutile lamentarsi degli eccessi del fine settimana, se in centro si offre solamente da bere.”

E in quanto a parcheggi, viabilità, ZTL e via dicendo?
“Sono spariti tutti i pochi parcheggi blu ad alta rotazione in centro. Io ripristinerei 50 posti solo nei giorni feriali, quando non c’è la ZTL, con alti costi orari nelle poche vie d’accesso rimaste come via Museo, via Barbieri, via Marinali e Matteotti. Inoltre chiederei all’Amministrazione di restituire un po’ delle altissime tasse locali che vengono prelevate a tutti i cittadini, esercenti, artigiani che abitano e vivono il centro storico, con un piccolo servizio: la prima ora di parcheggio gratis dal lunedì al venerdì in tutti i parcheggi del centro. E’ crisi per tutti, quindi un piccolissimo risparmio/investimento anche per il quartiere del centro penso sia dovuto. E’ l’unico quartiere bassanese dove i parcheggi sono a pagamento, penso che una sola ora al giorno di free-park, e ben pubblicizzata, possa incentivare a far rivivere meglio il cuore della città. Ma ci sono tante altre idee da fare assieme.”

Quali, ad esempio?
“L’abbattimento della burocrazia per molti piccoli negozi è un’altra strada da percorrere. Ma anche premiare con sconti fiscali sulle tasse locali negozi e esercizi pubblici che raggiungono un livello medio-alto sull’accoglienza turistica: dovranno dimostrare ad esempio attestati in lingue straniere del personale o menù in più lingue. Il turismo è il futuro di Bassano, ma dobbiamo tutti dotarci degli strumenti giusti per l’accoglienza. L’attuale ottimo gruppo di lavoro dei commercianti del centro da tempo si sta focalizzando su nuove idee, guardando spesso fuori dalle mura di Bassano e confrontandosi con altre realtà venete o altoatesine. Ma siamo sicuri, direttore, che la politica è allenata all’ascolto?”

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