Alessandro Tich
bassanonet.it
Pubblicato il 07-02-2016 00:19
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L'Astra nascente

Un “Teatro-Transformer” per tutte le esigenze. La proprietà Zetafilm ha presentato all'Amministrazione comunale il progetto di restauro e riuso polifunzionale del Teatro Astra

L'Astra nascente

Uno schema del progetto della sala teatrale, con tre livelli di gallerie a ferro di cavallo e platea con poltrone rimovibili

“Quando ho incontrato per la prima volta il sindaco gli ho detto che mi presentavo per il 50% come proprietà e per il 50% come bassanese. Oggi sono più sbilanciato come cittadino di Bassano. Questo edificio appartiene ai bassanesi, come storia e come futuro.”
Livio Todesco, rappresentante della Zetafilm Srl, società proprietaria dell'immobile del Teatro Astra, riassume con queste parole la filosofia del progetto di restauro e riuso polifunzionale dello storico edificio di viale dei Martiri, presentato poco prima al sindaco e all'Amministrazione comunale in municipio e quindi, nel foyer dell'ex cinema teatro attualmente dismesso (già Teatro Accademico e quindi Teatro Sociale, con 205 anni di storia alle spalle) agli organi di informazione.
“Con questo progetto - continua Todesco - non tocchiamo l'impianto urbanistico della città, la volumetria resterà la stessa e Bassano resta come è adesso.”
Le volumetrie non cambiano, ma in realtà quella che viene rivelata dal professionista incaricato - l'architetto Antonio Guglielmini, affiancato dall'ing. Mario Zocca per gli aspetti strutturali e impiantistici - è una articolata e ambiziosa sfida progettuale per dare alla città qualcosa di strettamente legato al prestigio della storia del teatro bassanese, e insieme rivoluzionario.
E' l'atteso momento dell'illustrazione, a carte scoperte, del “nuovo” Teatro Astra dopo che la parrocchia di Santa Maria in Colle, lo scorso dicembre, aveva già presentato la propria proposta di vendita al Comune della sala Da Ponte del Centro Giovanile, corredata di progetto di riqualificazione e trasformazione del cinema parrocchiale in un teatro moderno.
Tra queste due opzioni economiche e progettuali l'Amministrazione pubblica dovrà scegliere il nuovo teatro della città. Dopodiché - tramontata l'ipotesi di dirottare allo scopo il contributo residuo di Fondazione Cariverona per il Polo Museale Santa Chiara - si aprirà il capitolo del reperimento delle risorse per acquistare l'immobile e ristrutturarlo. Ma questa è un'altra storia, che si prenota per la cronaca del futuro.
“Quello presentato oggi - afferma Guglielmini - non è uno studio di fattibilità, ma un progetto vero e proprio, con numeri economici aderenti alla realtà. Questo teatro è nato nel 1811, all'epoca era considerato il miglior teatro del Veneto e proprio 200 anni fa, nel 1816, qui si esibì nientemeno che Niccolò Paganini.”
“E' un edificio carico di storia ed è vincolato dalla Soprintendenza come monumento artistico - continua il progettista -. Abbiamo compiuto una verifica storica sul fabbricato, di cui esiste anche una rara foto di come era strutturato prima che nel 1949, per i nuovi gusti del dopoguerra, venisse trasformato in cinematografo. C'erano tre ordini di gallerie, con 130 palchetti, più il loggione e la platea, con la caratteristica forma a ferro di cavallo.”
E anche l'Astra 2.0, se venisse scelto come teatro della città, ritornerà alla forma di ferro di cavallo, in onore al suo glorioso passato. Ma all'interno di quelle linee - citazione architettonica dei tempi che furono - si sviluppa una concezione dell'utilizzo degli spazi a dir poco innovativa.

Il Teatro-Transformer

Lo potremmo definire un Teatro-Transformer: un moderno contenitore in grado di cambiare sé stesso a seconda delle esigenze e dei programmi culturali e di spettacolo e degli eventi civici della città.
Le poltrone della platea, innanzitutto, sono rimovibili: possono essere tolte, rimesse o ridistribuite a seconda delle necessità. Gli altri posti a sedere - questa volta fissi - sono invece collocati su tre livelli di gallerie, che seguono la linea a ferro di cavallo, in leggera pendenza, e a cui si aggiungono 4 palchi. Capienza totale: 710 posti, di cui 462 in platea.
“E' inutile avere 1200 posti come il teatro di Vicenza - viene detto in conferenza stampa - quando poi ne riempie la metà. Piuttosto, per spettacoli di grande richiamo, si potranno aumentare le date.”
Anche il palcoscenico (135 metri quadri) è una piattaforma mobile, ad altezza e inclinazione variabile, con palco motorizzato. Viene concepito in livelli diversi, divisi in cinque settori. Gli altri due spazi tecnici - la fossa mistica per l'orchestra e il proscenio - non sono visibili dalla platea.
Grazie alla sua “trasformabilità”, il teatro può essere così destinato a diverse configurazioni d'uso. Con la normale collocazione delle poltrone in platea, viene soddisfatto il classico utilizzo di una sala teatrale: concerti, spettacoli, ma anche meeting e teleconferenze. E' in dotazione sul palco una “cella acustica”, con pannelli orientabili e rimovibili, per le esibizioni musicali unplugged.
Lo stesso palcoscenico, grazie alle pedane mobili, può strutturarsi in settori a gradoni per il concerto di una grande orchestra.
Tra i vari setting alternativi previsti, c'è anche il rovesciamento della prospettiva: poltrone della platea in parte al loro posto e in parte messe sul palcoscenico, e spettacolo al centro della platea. L'artista che si esibisce viene in questo modo “circondato” dal pubblico e il teatro, in questo caso, si trasforma in arena.
C'è poi la possibilità di collocare un “palco lungo” o una passerella al centro della platea, orientando di conseguenza le poltrone: una soluzione fattibile, ad esempio, per presentazioni aziendali e sfilate di moda. Infine i posti in platea possono essere tutti rimossi: viene ricavato in questo modo un unico spazio vuoto di 640 metri quadri, per eventi danzanti e grandi feste musicate.

Cinque piani multifunzione

Fin qui le caratteristiche della sala teatrale vera e propria.
Ma un'altra parte qualificante del progetto riguarda la ridistribuzione in verticale degli altri locali dell'edificio, che garantiscono un utilizzo polivalente della struttura non solo per la parte del teatro, ma su tutto il sedime dell'immobile suddiviso in cinque piani nella parte di edificio sopra e sotto il foyer ovvero sei, considerando i tre livelli delle gallerie in sala.
L'attuale foyer, al piano 0 del teatro, mantiene la sua funzione di ingresso principale da viale dei Martiri, con biglietteria e bar.
Sotto il foyer e sotto la sala, negli attuali sotterranei dell'edificio, vengono invece ricavati due piani interrati. Al piano -1 sono previsti il guardaroba e i servizi e, sotto la platea, il magazzino a servizio del palcoscenico, mentre sotto il palco è situato il locale macchine per la movimentazione delle pedane.
Al piano -2 il progetto colloca una sala di registrazione e regia, spazi per gli artisti (2 camerini comuni e 7 camerini singoli) e per il personale, più due sale prove isolate acusticamente.
Altre importanti novità sono previste nei livelli superiori al foyer.
Al primo piano viene recuperata la già esistente sala, che guarda su viale dei Martiri, inutilizzata ai tempi del cinema-teatro. Diventa la “Sala Accademica”: nome scelto in onore e a ricordo dell'Accademia i cui 29 soci, il 25 gennaio 1802, si riunirono in una caffetteria di Bassano dove presero la storica decisione di costruire un teatro in città. La sala è destinata ad ospitare conferenze, convegni, incontri e riunioni, con 91 posti a sedere e un locale bar a proprio servizio.
Al secondo piano, sotto il tetto, viene infine prevista una Mediateca, a libero ingresso, più uno spazio per i box degli interpreti simultanei in occasione di conferenze e meeting. Allo stesso livello, in corrispondenza della terza galleria del teatro, è situato il piano regia luci e audio del palcoscenico.
Completano il progetto le varie dotazioni impiantistiche e tecnologiche di un teatro del tutto accessibile alle persone disabili, con ingressi indipendenti per gli artisti e per il personale e con soluzioni logistiche previste anche per il carico-scarico degli automezzi di servizio.
Tutto quanto - tra la sala teatro e gli altri locali - sviluppato esclusivamente nei volumi interni all'edificio, pari a 22mila metri cubi. Nessun volume è esterno all'immobile e viene quindi esclusa per il Comune - come da “voci”, anche di Palazzo, circolanti in questi mesi in città - la necessità di dover acquisire anche altri edifici contermini.

Costi e confronti

Il lavoro progettuale ha previsto anche una analisi comparativa con gli standard e le dotazioni degli altri principali teatri del Veneto. Da cui è emerso che il “nuovo Astra”, per importanza, sarebbe il 4° teatro della nostra regione.
Ma a questo punto - anche perché si tratta di un aspetto fondamentale per la “scelta di campo” dell'Amministrazione - la domanda, all'incontro con la stampa, sorge spontanea e inevitabile: quanto costa tutto ciò?
“I costi reali si possono avere solo con un progetto esecutivo in mano - risponde l'arch. Guglielmini - Ma la stima del costo di intervento, senza cioè il costo per l'acquisto dell'immobile, è di 7 milioni e 395mila euro.”
Morale della favola: la ristrutturazione del Teatro Astra - con tutto quanto sopra descritto - verrebbe a costare meno dell'intervento previsto per la ristrutturazione della sala-cinema parrocchiale Da Ponte, quantificato dal progetto della parrocchia in 7 milioni e 800mila euro.
Sul computo complessivo dell'operazione si aggiunge, per il Comune, anche il costo dell'acquisto dell'immobile. La parrocchia, dal canto suo, ha già fissato il prezzo per la Da Ponte a 1,7 milioni di euro. Mentre la Zetafilm Srl presenterà a breve un'offerta scritta all'Amministrazione per l'acquisizione dell'Astra.
Comunque sia - ponendo anche l'ipotetico caso che i muri dell'Astra costino il doppio di quelli della sala parrocchiale - la spesa complessiva per l'opzione del Teatro di viale dei Martiri sarà nettamente inferiore, se non persino dimezzata, rispetto alle previsioni del sindaco Poletto, che ancora lo scorso ottobre dichiarava: “Per l’Astra servirebbero dai 18 ai 20 milioni di euro”.
Ora la palla - quando entrambi i quadri economici e progettuali delle due opzioni saranno totalmente disponibili e confrontabili - passerà ai cosiddetti “decisori eletti”. Ma una richiesta si eleva sempre più forte dalla città: che non decidano da soli. Ovvero senza aver prima messo i cittadini in condizione di essere informati e di potersi esprimere, tramite iniziative di partecipazione civica, su una questione di tale importanza.
Se ne fa portavoce la stessa proprietà dell'Astra: “Sul teatro è opportuno coinvolgere Bassano - afferma Livio Todesco -. Saranno i bassanesi a decidere il loro futuro.”