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Teatro Santa Chiara
Cantiere fermo all'ex Cimberle Ferrari: BdG - GenerAzione per il cambiamento chiede all'Amministrazione “maggiore trasparenza” e chiarimenti sull'incalzante ipotesi che al posto del Polo Museale si realizzi il teatro comunale
Pubblicato il 08 gen 2015
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Il fantasma c'è, e si vede. Il cantiere fermo del Polo Museale Santa Chiara all'ex caserma Cimberle-Ferrari di Bassano è un inno all'alea che incombe sempre sui lavori pubblici, mestamente congelato - e in attesa di un nuovo affidamento per la prosecuzione dei lavori - dopo il fallimento dell'impresa appaltatrice Adico Costruzioni di Maser. Un progetto che si trascina da più di un quinquennio, che l'Amministrazione Cimatti aveva ereditato malvolentieri dalla precedente Amministrazione Bizzotto e che l'attuale Amministrazione Poletto ha a sua volta preso in carico con altrettanto scarso entusiasmo.
Al punto che - a fronte di una destinazione d'uso museale per il cui primo stralcio la Fondazione Cariverona ha deliberato un sostanzioso doppio contributo di 10 milioni di euro, di un secondo stralcio la cui finanziabilità è ancora un punto interrogativo e di una sostenibilità economica delle strutture espositive previste che presenta non poche incognite - si starebbe facendo strada la clamorosa ipotesi di abbandonare la destinazione d'uso museale a beneficio di un nuovo teatro comunale da realizzare nella stessa area.
E' quanto segnala - con una serie di domande e di questioni poste direttamente all'Amministrazione comunale - il portavoce del progetto B.d.G. - GenerAzione per il cambiamento Nicola Jacopo Maria Canilli, tramite un corposo comunicato stampa trasmesso in redazione, che pubblichiamo di seguito:
Il cantiere fantasma del Polo Museale Santa Chiara (foto Alessandro Tich)
COMUNICATO
Progetto B.d.G. - GenerAzione per il cambiamento auspica da parte dell’amministrazione, a partire da Sindaco e Vicesindaco, maggiore trasparenza in merito all’area ex Cimberle-Ferrari. Le ricadute economiche dirette o indirette sulla collettività esigono da Poletto e Campagnolo immediata e completa divulgazione e condivisione delle valutazioni e delle scelte che l’amministrazione sta prendendo o ponderando e su che basi ciò avvenga. Sintetizziamo le questioni su cui ci aspettiamo chiarezza da parte loro:
- L’ex Sindaco Cimatti pretese due business plan e i risultati garantivano margini di gestione del nuovo polo museale senza costi per la comunità. Ora tali garanzie paiono smentite o superate se l’aspetto di bilancio emerge tra le motivazioni che portano a vagliare l’ipotesi di un teatro al posto del pianificato polo museale. Non sono solo voci di corridoio: pure il segretario cittadino del PD Reginato già a marzo 2014, durante le primarie, espresse pubblicamente preoccupazioni sui costi di gestione del futuro polo museale Santa Chiara. Negli ultimi anni, mentre il museo di Bassano produceva un passivo annuo di circa un milione e mezzo di Euro, assessore alla Cultura e alle Attività museali era Ferraro, l’attuale Presidente del Consiglio comunale. Pertanto il PD ha cognizione di causa per poter esprimere preoccupazioni di valutazione economica, ma al contempo ha pure corresponsabilità di tali passivi. La realizzazione del nuovo polo museale prevede pure un milione e mezzo di Euro stanziati dal Comune e l’utilizzarli per un’opera dai preventivabili nuovi passivi equivale ad una ricaduta negativa a bilancio sempre più sulle spalle dei cittadini sotto forma di tagli ai servizi e aumenti di tasse. L’amministrazione ha quindi dati per bocciare i precedenti business plan e per presentarne uno nuovo a favore dell’ipotesi di teatro comunale? O su che basi sta procedendo?
- I dieci milioni di finanziamento della Fondazione Cariverona erano vincolati al progetto del polo museale, come detto anni addietro da Cimatti e confermato ora da Poletto. L’ipotesi di un teatro fu tra le opzioni oggetto di discussione al tempo, ma venne scartata a favore del polo museale. Quali analisi pensa ora l’amministrazione di presentare ai cittadini e a Cariverona per sbloccare il vincolo di finanziamento, ribaltando motivazioni, non solo economiche, che hanno portato Cariverona e le compagini politiche in amministrazione comunale a procedere a favore del polo museale e non invece ad un teatro?
- Il polo museale Santa Chiara non compare tra i punti del programma elettorale depositato da Poletto, invece in tale testo due volte viene ribadita l’esigenza e l’opportunità di un teatro. Dato che la bozza iniziale di tale testo è ad opera del PD, l’attuale amministrazione era per caso già a conoscenza della precaria situazione economica della ditta Adico e che a seguito del fallimento forse si sarebbero potute rivedere le decisioni a riguardo dell’area in questione? Oppure, se Adico fosse stata in grado di completare i lavori, Bassano avrebbe avuto un nuovo polo museale, portato a termine seppur consci dei possibili preoccupanti futuri costi di gestione a bilancio?
- Il dieci novembre l’assessore Cunico, intervistato, affermò: “Pensiamo a che potenzialità potrebbe avere un grande teatro a Bassano, non ci sono dei cinema in Centro storico a Bassano…”.
Facciamo notare come Cunico gravemente omise di considerare la sala J. Da Ponte, per di più quella stessa settimana gremita per lo spettacolo di Antonio Albanese. Inoltre in quei giorni nella sala veniva proiettato un film duplice vincitore all’ultima Mostra cinematografica di Venezia, mentre a fianco in sala Martinovich vi era l’ultimo film di Ermanno Olmi, ambientato nelle trincee dell’altopiano di Asiago durante la Grande Guerra, di cui cade il centenario. Ancor senza presentare una relazione a favore di un ipotetico nuovo teatro, come può l’amministrazione palesare una tale assenza di ritegni nel non considerare le strutture atte a cinema e a teatro attualmente a Bassano? La ripresa economica passa innanzitutto per corrette sinergie tra amministrazione pubblica e privati. Le sale del Metropolis, i 592 posti della sala J. Da Ponte, i 450 del Castello degli Ezzelini, i 442 del teatro Remondini, i 128 della sala Martinovich, più tutte le salette pubbliche e private, a partire dall’offerta di numerosi Hotel, sono già un valore per Bassano e ogni ragionamento deve partire dallo sfruttamento maggiore delle opportunità che offrono, non certo aggravare un settore già decisamente saturo. Ci chiediamo per esempio se l’amministrazione abbia preso in considerazione il fatto che proprio la sala J. Da Ponte, se ampliata di una galleria superiore all’interno dell’involucro edilizio esistente - con una spesa quindi molto minore rispetto alla costruzione di un intero nuovo teatro - avrebbe una capienza atta pure agli spettacoli d’opera lirica. Tenendo pure conto della dotazione degli spazi sottostanti già adeguatamente ampi e funzionali a rinfreschi in caso di meeting. Infine l’adiacente parcheggio Il Ponte, interrato sotto piazzale Cadorna e di proprietà del Comune, tramite apposite convenzioni potrebbe finalmente essere sfruttato maggiormente.
- Risulta palese infine che, cambiando l’opera, sarà necessario indire un nuovo bando. Ricordiamo che il progetto attuale del nuovo polo museale è di un architetto affermato, quale Carlo Aymonino fu.
Non trattasi solo di cambiare rapporto urbanistico tra opera architettonica e sito in questione, ma di rivedere pure le relazioni e gli asset cittadini. Innanzitutto le collezioni naturalistiche Brocchi e Parolini non possono stare in naftalina, anziché essere vantaggiosamente valorizzate. Se prendiamo ad esempio le case del lascito Parolini, la precedente amministrazione optò per restaurare e riutilizzare i fabbricati per la maggior parte ad uso residenziale e solo parzialmente ad uso didattico. L’uso didattico e culturale era quanto prevedeva il lascito Parolini, pertanto l’amministrazione - a partire da chi avvallò le scelte del precedente quinquennio - non solo deve chiarire cosa ha intenzione di fare nell’area ex Cimberle-Ferrari, ma anche come utilizzare e valorizzare le collezioni e i fabbricati ottenuti in lascito, innanzitutto sulla base delle prescrizioni inserite nei lasciti stessi, su specifiche di illustri bassanesi che, a differenza degli attuali amministratori, sapevano come valorizzare l’offerta bassanese e i beni in questione, a partire dall’orto botanico.
Progetto B.d.G. - GenerAzione per il cambiamento ritiene che, in assenza di risposta a tali questioni, l’amministrazione - pur certo legittimata - stia comunque procedendo con gravi pecche, sia di trasparenza che ancor più di pianificazione cittadina.
Nicola Jacopo Maria Canilli - portavoce Progetto B.d.G. - GenerAzione per il cambiamento
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