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Diconsi 76 milioni

A tanto ammonta il valore aggiunto (differenza tra ricavi e costi di produzione) dell'esercizio 2013 di Etra. Oltre 34 milioni reinvestiti in opere sul territorio. Alla riduzione delle bollette preferito il sostegno alle situazioni di disagio sociale

Pubblicato il 27 ago 2014
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Parliamo nuovamente di Etra. Ovvero del “valore aggiunto” - e cioè la differenza tra ricavi e costi di produzione - dell'esercizio 2013 della società multiutility: 76 milioni di euro. Una cifra che per quasi la metà è stata reinvestita in immobilizzazioni, e cioè in opere stabili sul territorio, soprattutto nel settore idrico e acquedottistico ma anche nel ciclo dei rifiuti.
Ne dà notizia un comunicato stampa trasmesso da Etra in redazione, che pubblichiamo di seguito:

I due presidenti di Etra Stefano Svegliado (Consiglio di gestione) e Manuela Lanzarin (Consiglio di sorveglianza). Foto: archivio Bassanonet

COMUNICATO

Etra, azienda sana in grado di generare valore aggiunto per 76 milioni di euro
Risorse reinvestite a beneficio dei Comuni, della collettività, delle imprese e dei lavoratori locali

La capacità di generare ricchezza rappresenta la cartina al tornasole della qualità dei processi produttivi di Etra e contribuisce alla crescita economica del territorio con la sua redistribuzione.
“Nell’esercizio 2013 il valore aggiunto creato da Etra, ovvero la differenza tra ricavi e costi della produzione, si è attestato a 75,8 milioni di euro, con un aumento del 9,7% rispetto al 2012 - spiega Stefano Svegliado, presidente del Consiglio di gestione -. Questo risultato è frutto, in particolare, dell’ottimizzazione dei costi. Oltre a permetterci di mantenere un bilancio in attivo, che non pesa sui Comuni e sui cittadini, ha generato risorse da reinvestire in loco.”
Gli investimenti di Etra in immobilizzazioni, cioè opere che restano sul territorio, si attestano a 34,5 milioni di euro, importo per la maggior parte disponibile proprio grazie al valore aggiunto derivato dalla buona gestione. Queste risorse sono state utilizzate per finanziare lo sviluppo delle attività e potenziare i servizi: in particolare l’idrico, che richiede forti impegni economici per ottimizzare il sistema acquedottistico, ma anche il ciclo dei rifiuti, con un graduale rinnovamento della flotta mezzi e la realizzazione e sistemazione dei Centri di raccolta. Si tratta di soldi che impattano positivamente anche sull’economia locale. “Etra lo scorso anno ha acquistato beni e servizi per oltre 107 milioni di euro, da fornitori che per il 48% hanno sede nelle Province di Padova e Vicenza e nel 66% dei casi sono in Veneto - informa Svegliado -. La quasi totalità del personale dipendente e dei collaboratori esterni appartiene alla comunità.”
Ciò che un’azienda a proprietà privata vede esclusivamente come profitto, per Etra si traduce in risorsa da restituire al territorio per aumentare il livello di benessere della collettività. È il caso del “Progetto lavoro”, lanciato con lo scopo di assicurare occasioni di impiego a cittadini in condizioni economiche disagiate, residenti nei Comuni soci.
“Avremmo potuto destinare queste cifre alla riduzione delle bollette - spiega Manuela Lanzarin, presidente del Consiglio di sorveglianza - ma un milione di euro in un anno, spalmato fra gli oltre 600 mila utenti serviti, avrebbe inciso in modo impercettibile sui bilanci familiari. Abbiamo preferito concentrarci su situazioni di disagio e nel contempo agire per mantenere basse le tariffe, già tra le più contenute di tutta Italia.”
Secondo Cittadinanzattiva, per il servizio idrico integrato il costo veneto 2013 di una famiglia-tipo è di 326 €/anno e quello italiano di 333 euro, a fronte dei 320 euro delle utenze Etra. Ancora più significativo lo scarto nel servizio rifiuti: il costo pro capite è 157 euro in Italia, 130 in Veneto e 91 nel territorio di Etra.
“Questi dati rafforzano il ruolo dell’azienda come traino dell’economia locale e garanzia di continuità occupazionale, anche in periodi critici - conclude Svegliado -. Non solo. Etra si configura come un pilastro della cosiddetta green economy, poiché opera in uno dei settori-chiave per il rilancio dell’attività economica e per il disaccoppiamento, auspicato da tutti gli organismi internazionali, tra sviluppo economico e impatto ambientale negativo.”

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