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Giocare a “pirla”? Non si può
Il Comune di Bassano fa affiggere nei bar la “Tabella dei Giochi Proibiti” della Questura. Un incredibile elenco di giochi vietati nei pubblici esercizi: dall'“indovinello” al “cucù”, al “pitocchetto”. E guai a fare pari e dispari...
Pubblicato il 15 feb 2014
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Siete al bar a bere un caffè con un vostro amico e volete fare a pari e dispari per decidere chi paga? Non si può. E' tassativamente vietato.
Lo stabilisce la “Tabella dei Giochi Proibiti” della Questura di Vicenza, documento imposto all'affissione obbligatoria, e in modo ben visibile, nei pubblici esercizi - anche quelli che non hanno giochi e macchinette - e vidimato dal Comune di Bassano del Grappa.
E' lo stesso Comune di Bassano che in questi giorni sta interpellando gli esercenti della città non ancora dotati dell'avviso per il pubblico per invitarli a ritirare il foglio da esibire, a prescrizione di legge, nei rispettivi locali.
L'avviso della Questura di Vicenza affisso in un bar di Bassano (foto Alessandro Tich)
E il bello è che si tratta di una “riesumazione”: la comunicazione è infatti datata 2008 e reca le firme dell'allora sindaco Bizzotto e del questore dell'epoca.
“Nei giorni scorsi il Comune mi ha chiamato - mi conferma la titolare di un bar del centro storico, dove da oggi l'avviso è appeso vicino alla vetrina -. Mi hanno detto che dovevo venire a prendere il documento sui “Giochi Proibiti” ed esporlo nel mio locale. Io l'ho fatto, ma non sapevo niente di questa cosa.”
Già: ma quali sono questi “Giochi Proibiti” all'interno dei pubblici esercizi per i quali i trasgressori, se pizzicati dai tutori dell'ordine, vengono “puniti a norma di legge”?
Scorrendo l'elenco dei passatempi interdetti, c'è da non credere ai propri occhi.
Perché più che una tabella indicatrice dei principali giochi di azzardo e scommessa che al di fuori dei circuiti e dei luoghi consentiti fuoriescono anche dalla legalità, la comunicazione della Questura si presenta come un bizzarro bollettino di giochi in buona parte “innocui”, desueti o mai sentiti prima d'ora.
A cominciare dalla prima sezione della lista di proscrizione, e cioè quella dei “giochi con le carte”. Sono più di quaranta, compresi alcuni classici del settore effettivamente a rischio di giocata a soldi (come il “ramino”, il “poker” e la sua evoluzione americana “poker Texas hold'em”). Ma è vietato - solo per fare qualche esempio - giocare anche a “cucù”, a “passa a manca dieci”, a “turchinetto” o a “pitocchetto”. Sarebbe quasi da lanciare una discussione nel nostro forum: li avete mai sentiti nominare? Sorprende l'assenza, nella lista dei giochi di carte banditi, del “rubamazzo”: visto il verbo contenuto nel nome, un minimo di precauzione si poteva pur prendere.
C'è poi una seconda sezione dedicata interamente ai giochi al “bigliardo” (con la “g”) e al “bigliardino”: una dozzina in tutto quelli non più ammessi. Pensando solo ai bar dei patronati, è la fine di un'era.
Ma il più bello deve ancora venire: e cioè la terza e ultima sezione, dedicata agli “altri giochi”. Qui, tra i circa trenta passatempi considerati illegali, c'è di tutto e di più. E assieme ad alcuni giochi che non sfigurerebbero nei peggiori bar di Caracas (“morra”, “dadi”, “riffa”, “lotteria mercantile”) ci sono anche i ben più innocenti “tombola” e “testa o croce”. Di questa categoria fanno parte anche il già citato “pari e dispari” e persino l'“indovinello” (???). Non si può giocare neanche ad “albero imperiale” (e che sarà mai?) ed è inoltre vietato - un gioco, questo, dal nome davvero strepitoso - giocare a “pirla” e a “torneo pirla”.
E' tutto vero, credetemi. E si tratta di una disposizione che affonda le sue radici nel passato ormai remoto: le proibizioni di cui sopra sono infatti stabilite ai sensi dell'art.110 del T.U.L.P.S. (Testo Unico delle Leggi di Pubblica Sicurezza) ovvero del R.D. (Regio Decreto) 773/31: provvedimento emanato dal re d'Italia nel 1931, in piena era mussoliniana, e tutt'oggi ancora in vigore con gli aggiornamenti del caso.
E - si badi bene - non si tratta di “Giochi Proibiti” per contenere il fenomeno della dipendenza da gioco, una delle vere piaghe dell'Italia di oggi, quanto piuttosto di un elenco delle attività ludiche a rischio di “clandestinità”, benché alcune di queste siano persino sparite dal vocabolario italiano.
“Il presente avviso - ammonisce e conferma la Questura - deve essere esposto in tutte le sale da bigliardo o da gioco e negli altri esercizi, compresi i circoli privati, autorizzati alla pratica del gioco o all'installazione di apparecchi da gioco della città e della provincia di Vicenza, a tutela del pubblico interesse.”
Ricapitolando: la “Tabella dei Giochi Proibiti” (obbligatoria su tutto il territorio nazionale) viene affissa anche nei pubblici esercizi autorizzati all'installazione presente o futura di macchinette mangiasoldi, dove comunque chi lo desidera può farsi spennare dal canto delle sirene del gioco d'azzardo legalizzato.
Per cui, per assurdo, nelle sale da gioco e locali affini - e in quanto tali muniti di concessione per le slot machines e altri impianti del genere - non c'è nessun problema a puntare soldi per tentare la fortuna e rischiare il contagio da gioco patologico.
Ma a “pirla” no: a quello non si può giocare.
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