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Sul Carroccio dei vincitori
La sfrenata corsa alla paternità politica della difesa del Tribunale di Bassano. Il rush finale del tentativo del suo recupero coincide col prolungato inizio della stagione elettorale. E la Lega Nord, prima degli altri, si mette in vetrina
Pubblicato il 23 nov 2013
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E alla fine - sapendo bene come vanno le cose in Italia - siamo arrivati dove prima o poi si doveva arrivare. La questione del Tribunale di Bassano del Grappa, sottovalutata per anni dagli addetti ai lavori e soprattutto dal mondo della politica, che ha permesso che si arrivasse alla situazione di oggi, è diventata all'improvviso il leit motiv degli interessi dichiarati della politica locale, alla spasmodica ricerca di consenso popolare.
Ed è ovvio che sia così: il rush finale dell'incrollabile tentativo di ripristinare la sede di giustizia in città - tramite Commissione di studio ministeriale sull'attuazione della riforma della geografia giudiziaria, Commissione Giustizia del Senato, decreti correttivi e via dicendo - coincide infatti con il prolungato inizio della stagione elettorale. L'anno prossimo si andrà a votare per il Comune di Bassano del Grappa e si voterà anche per il Parlamento Europeo: una congiunzione astrale che spinge le truppe degli aspiranti concorrenti alle poltrone in palio a cominciare già da adesso a mettersi in vetrina nelle situazioni pubbliche che fanno notizia.
La Lega Nord, protagonista assoluta delle presenze politiche sul palco della manifestazione di ieri sul Ponte a favore del Tribunale, sta per il momento anticipando gli altri. Trovando proprio nel Tribunale di Bassano un argomento - locale ma con risvolti nazionali, e quindi buono per tutte le stagioni - a cui appigliarsi per rinfocolare le tematiche nordiste e populiste, ultimamente passate di moda con l'exploit dei 5 Stelle, da sempre presenti nel Dna della retorica padana.
Tris di dame leghiste ieri sul Ponte di Bassano, durante l'intervento dell'avv. Francesco Savio: Tamara Bizzotto, Mara Bizzotto e Erika Stefani (foto Alessandro Tich)
Non a caso, la dichiarazione diffusa ieri alle redazioni al termine della manifestazione dalla senatrice leghista Erika Stefani sembrava quasi un comunicato stampa da via Bellerio, se non addirittura da Pontida.
Che ha motivato la presenza di ben quattro senatrici della Lega Nord sul Ponte di Bassano con “gli obiettivi fissati dal nostro segretario Maroni”, e cioè “una battagliera rappresentanza a Roma e il Governo del Nord”.
Affermazioni - condite da frasi perfettamente corrispondenti al cliché del Carroccio come “la nostra gente sul Ponte di Bassano” e “noi siamo leghisti e per noi prima di tutto viene il Nord” - che più che la questione oggettiva del Tribunale mettono in evidenza la matrice politica, fortemente sottolineata, della partecipazione all'evento sul Ponte.
Come dire: cari bassanesi, l'anno prossimo ritornerete alle urne per votare i vostri rappresentanti in municipio e al parlamento di Strasburgo. Ricordatevi chi ha preso a cuore le sorti del vostro Tribunale.
L'anno prossimo invece non si voterà (almeno oggi diciamo così, perché tutto può succedere) per il parlamento italiano. Deputati e senatori non hanno pertanto bisogno in questo momento di visibilità.
Da qui la generale latitanza dei cosiddetti onorevoli, eletti in Veneto, all'appuntamento al quale erano stati tutti invitati. Venire fino a Bassano del Grappa, sciropparsi chilometri di strada o di autostrada per mescolarsi tra le prime file della mobilitazione, riservate alle autorità? Tempo sprecato.
E riguardo ai senatori: siamo sicuri che se anche non ci fosse stata la concomitanza con la discussione in Senato sulla Legge di Stabilità, all'“adunata” di ieri sul Ponte degli Alpini i veneti eletti a Palazzo Madama li avremmo comunque contati sulle dita di una mano.
Tra questi, sul fronte centrosinistra, c'è anche la super-governativa Rosanna Filippin, trattenuta ieri a Roma dai suoi improrogabili impegni (seduta del Senato sulla Legge di Stabilità). La quale continua a dichiarare il suo “personale impegno” per la salvaguardia del Tribunale di Bassano del Grappa, annunciando il raggiungimento “di una bozza di accordo condivisa tra le forze politiche che prevede la salvaguardia della sede di Bassano assieme ad altri sette tribunali”.
La qual cosa sembra disturbare la collega senatrice, nonché collega anche in Commissione Giustizia del Senato, Erika Stefani - sempre lei - che ieri dal palco di Bassano ha liquidato la notizia dell'annunciato accordo con un “Vediamo come andrà”. Sintomo della sfrenata corsa alla paternità politica della difesa del Tribunale di Bassano, da mettere in cascina come il fieno e da sfoderare agli elettori e agli avversari al momento opportuno, e cioè nel momento in cui - possibilità ancora non tramontata - la sede di giustizia bassanese venisse ripristinata dai decreti correttivi della riforma.
Sul fronte leghista, è una battaglia che tuttavia fa leva sulla scarsa memoria del popolo italiano. L'argomento posto sui social network dall'esponente bassanese del MoVimento 5 Stelle Francesco Celotto - e del quale ci occupiamo nell'articolo precedente - non è infatti una questione di lana caprina.
Celotto sostiene che la Lega Nord, attuale paladina della giustizia bassanese, è in realtà un soggetto politico corresponsabile “delle condizioni oggi maturate per arrivare a questa situazione”. In altre parole: la Lega, nell'era della maggioranza Berlusconi, ha politicamente favorito il processo di riorganizzazione della giustizia che, con i governi successivi, è sfociato nella contestata riforma della geografia giudiziaria e quindi nell'accorpamento di Bassano con Vicenza.
In realtà Celotto afferma cose già note. Solo che le dice - strategicamente, e probabilmente anche lui in ottica pre-elettorale - nel momento di maggiore esposizione del tentativo della Lega Nord di ricostruirsi una verginità politica sul tema dei tribunali.
Ma noi lo avevamo già scritto ancora in tempi non sospetti, e cioè lo scorso settembre (notizie.bassanonet.it/politica/14139.html): il decreto del governo Monti, poi convertito in decreto legislativo dal parlamento, sul taglio e l'accorpamento dei tribunali altro non è stato che l'obbligata applicazione della Legge Delega al governo - n. 148 del 14 settembre 2011 (“Manovra bis”) - approvata dalla Camera e dal Senato e recante “misure urgenti per la stabilizzazione finanziaria”.
Tra le quali misure spiccava “la riduzione degli uffici giudiziari sul territorio”, con il criterio direttivo non derogabile di “ridurre gli uffici giudiziari di primo grado, ferma la necessità di garantire la permanenza del tribunale ordinario nei circondari di comuni capoluogo di provincia”. Quella Legge Delega, all'origine di tutto, è stata approvata dalla coalizione di maggioranza del governo Berlusconi IV, e quindi anche dalla Lega Nord.
Questi sono fatti, e non chiacchiere, registrati a futura memoria negli archivi parlamentari e consultabili da tutti con una semplice ricerca sul web.
Solo che in tanti, appunto, non se lo ricordano. E non se lo ricordano (ma va?) neppure coloro che sul palco di Bassano, nel nome di un Nord che aborre gli sprechi di Roma, oggi gridano allo scandalo per una delle più sconquassate riforme della recente storia repubblicana.
Intanto la Lega approfitta delle assenze e delle titubanze altrui autoproclamando la sua salita, riguardo al successo della manifestazione di ieri, sul Carroccio dei vincitori.
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