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Se il turismo perde la guerra
E' giusto che l'immagine turistica di Bassano continui a puntare quasi esclusivamente sul legame tra la nostra città e le vicende belliche del secolo scorso? A proposito dell'intervento postato da un nostro utente nel forum di Bassanonet
Pubblicato il 04 set 2013
Visto 3.627 volte
Ho letto con molta attenzione l'intervento postato oggi dal nostro utente michelebrunelli nel forum di Bassanonet, e intitolato “Calo turisti a Bassano dovuto premesse sbagliate”.
Perché il nostro lettore - prendendo spunto dalla notizia, da noi riportata la scorsa settimana e pubblicata oggi anche nel “Gazzettino”, del calo stazionario di presenze turistiche a Bassano dopo il boom dell'Adunata degli Alpini nel 2008 - osa toccare un tema intoccabile: quello del richiamo turistico della nostra città legato, in modo preponderante, ai luoghi, ai simboli e alle memorie della guerra.
“A mio modo di vedere - scrive michelebrunelli a riguardo dei numeri turistici in ribasso dopo la sfilata delle penne nere - la cosa è una conseguenza abbastanza ovvia delle premesse sbagliate su cui fino ad oggi si è fondato il turismo a Bassano. La nostra Città deve ripensare veramente la propria strategia economica. Le categorie economiche devono ripensare il ruolo del turismo. Se un fruttivendolo lega il suo nome ad un solo frutto, quando quel prodotto non tira, calano tutte le sue entrate. Finise i pèrseghi, finio tuto.”
Foto Alessandro Tich
“Se una città turistica - sostiene ancora il nostro utente - lega il suo turismo quasi esclusivamente alla guerra (prima o seconda che sia) ed ai suoi simboli, quando quel prodotto non tira più, calano le sue entrate turistiche. Lo dico nel massimo rispetto per l'ANA e le varie associazioni: il turismo non può dipendere da una sola "tematica". Pasai i alpini, xe ndà zo el turismo.”
“La Città di Bassano, con i suoi 22 (ventidue) quartieri - è ancora un passo dell'intervento -, ha una varietà incredibile di luoghi, climi, percorsi cicloturistici, iniziative artistiche, spazi socio-culturali. Queste (anche se alla maggior parte dei miei concittadini sembrano risorse non monetizzabili), sono una vasta riserva di risorse per una città che, come Bassano, è nata e cresciuta in un luogo di passaggio praticamente “obbligato” fra Europa e pianura veneta. Una città che si estende dal fiume fino a 1276 metri di altitudine ha molto da offrire, ben più del turismo stereotipato con cui riusciamo a trattenere solo alcuni turisti e solo un paio di giorni.”
Ovvero: come sfatare, con poche parole, un inossidabile tabù. E' giusto quindi puntare ancora turisticamente, in vista anche del Centenario della Prima Guerra Mondiale, su Bassano “città degli Alpini” e “città del Grappa”?
E' pur vero che la gente arriva a Bassano per ammirare il Ponte (che della simbologia delle vicende belliche è la massima espressione), che il Museo degli Alpini è il museo più visitato della città e che ancora oggi diverse comitive di turisti di passaggio - soprattutto anziani - dopo essere scese dal pullman in viale De Gasperi fanno la prima tappa del loro giro della città al vicino Tempio Ossario, scoprendo loro malgrado che la chiesa che conserva le spoglie di oltre 5000 caduti della Grande Guerra è tristemente chiusa.
Ma bastano le memorie di questo drammatico e al contempo glorioso passato per rimpinguare l'economia turistica della Bassano del presente e del futuro, e soprattutto per trasformare i turisti di passaggio in presenze turistiche e quindi in pernottamenti alberghieri?
E quanto il “turismo di guerra” si sposa con le attuali tendenze in tema di villeggiature, sempre più attente in Europa ai nuovi stili dell'escursionismo paesaggistico, enogastronomico e ambientale?
Possiamo anche paragonare, come fa qualcuno, il Bassanese (e con esso l'Altopiano, il Pasubio e la fascia pedemontana che si distende fino al Piave) alla Normandia. Un esteso territorio, legato ad alcune tra le più tragiche pagine di storia del '900, dove risuonano ancora idealmente gli echi dei cannoni.
Ma è lecito interrogarsi, dicendola brutalmente, se la ancora fortissima correlazione del nostro comprensorio all'epopea delle Guerre Mondiali, con relativa associazione di promozione di immagine e di souvenir, non cominci a puzzare - turisticamente - di vecchio.
“I tedischi - conclude, in efficace dialetto, michelebrunelli - i ga da pasar de cuà: démoghe calcosa de vario. Il nostro petrolio è la Valbrenta e il nostro oro la varietà territoriale di Bassano. Ma bisogna avere la VOGLIA, la FANTASIA e la COORDINAZIONE per sfruttarli. Se movémoi?”.
Ergo: può il turismo bassanese permettersi il lusso di perdere la guerra, per cercare nuove forme alternative di richiamo e di permanenza nel territorio?
Una volta gli stranieri giravano da queste parti in camionetta militare, oggi preferiscono la bicicletta. Cannoni e piste cicloturistiche non sono di per sé incompatibili: sempre che i primi, sotto il profilo della capacità di attirare arrivi e presenze alberghiere, siano ancora in grado di sparare.
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