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Raffaello verso Bassano
Gli effetti di una sinergia mancata: a proposito di “Raffaello verso Picasso” e “Novecento Italiano”, le due mostre in contemporanea a Vicenza e a Bassano del Grappa
Pubblicato il 05 gen 2013
Visto 4.538 volte
Sgombriamo immediatamente il campo da ogni possibile malinteso: non è possibile, e non è logico, fare un confronto diretto tra “Raffaello verso Picasso” e “Novecento Italiano - Passione e Collezionismo”, le due mostre d'arte in corso rispettivamente a Vicenza e a Bassano del Grappa e che il 20 gennaio chiuderanno entrambe i battenti.
Troppo diversi i progetti espositivi e i target a cui si rivolgono, e soprattutto troppo palese la differenza di investimento economico, di sponsorizzazioni, di budget promozionale e di richiamo mediatico della mostra-evento di Vicenza - organizzata da una macchina da guerra chiamata Marco Goldin - rispetto alla mostra bassanese.
Quest'ultima, a dire il vero, si sta difendendo sufficientemente bene sotto il profilo del numero dei visitatori, in ripresa in questi giorni di festività di inizio anno. Ma è purtroppo inesorabile il paragone con le quotidiane code di pubblico in attesa di staccare il biglietto in piazza dei Signori a Vicenza, quasi fossimo in piazza Tienanmen a Pechino davanti al Mausoleo di Mao.
Raffaello, "Ritratto di giovane uomo" - Budapest, Szépművészeti Múzeum (particolare). In mostra a Vicenza
E di fronte alla mostra vicentina, che nei giorni scorsi ha superato i 200mila visitatori, l'appuntamento bassanese appare inevitabilmente “schiacciato”. Per la gioia della nomenklatura del capoluogo berico, a cui Bassano, storicamente e notoriamente, sta sulle scatole.
E allora, in vista della chiusura delle due esposizioni d'arte e prima della fase dei bilanci ufficiali, alcune considerazioni - dal punto di vista strettamente organizzativo - vanno fatte. Perché ci sono almeno due fattori che richiamano la nostra attenzione sugli effetti del vero problema che emerge ai nostri occhi: la mancata sinergia tra i due eventi in calendario, e tra le istituzioni che li hanno promossi.
Il primo fattore è la contemporaneità. Allestire un'esposizione impegnativa e importante come “Novecento Italiano” nello stesso identico periodo di apertura della corazzata Raffaello-Picasso poteva essere un suicidio.
Così non è stato, fortunatamente: ma è fuor di dubbio che un consistente flusso di potenziali visitatori al Museo Civico sia stato deviato, grazie agli “effetti speciali” dei capolavori di Vicenza, in esclusiva direzione della Basilica Palladiana.
Avrebbe avuto un senso cercare di approfittare dell'evento spectacular vicentino creando una sorta di skipass culturale tra Bassano e Vicenza: con percorsi comuni, promozioni reciproche e agevolazioni concordate che permettessero a molti visitatori in coda per Raffaello (e per Botticelli, Caravaggio, Cézanne, Gauguin, Van Gogh, Modigliani ecc. ecc...) di fare un salto anche a Bassano del Grappa, per scoprire i “volti” dell'arte italiana nel collezionismo del '900, prima di tornare a casa.
Ma questa cosa, per alchimie istituzionali a noi sconosciute, non si è verificata.
Il secondo fattore è il rapporto “di collaborazione” tra l'evento organizzato e la città che lo ospita, dal punto di vista degli eventi collaterali, dei pacchetti promozionali e dell'indotto turistico.
Anche in questo caso, sono troppo differenti le forze in campo. Ma è opportuno notare come a Vicenza sia stato predisposto per l'occasione un pacchetto turistico-base che con 38 euro comprende la visita alla mostra, un pranzo leggero, la card per i musei di Vicenza e il servizio soundtouring. Più altri quattro pacchetti per la visita a Vicenza e provincia: compreso l'itinerario “Vicenza, Marostica, Bassano e le ville” dove la mostra al Museo Civico non viene menzionata.
Non pensiamo che per l'evento di Bassano occorresse un'analoga organizzazione da tour operator, ma - al di là delle lodevoli iniziative riservate alle famiglie e alle scolaresche - un po' più di “animazione territoriale”, in ottica di richiamo turistico, ce la saremmo aspettata.
Nel frattempo abbiamo appreso - da un post pubblicato su Bassanonet dal presidente di ConfCommercio Bassano Luca Maria Chenet - che “per la mostra “Novecento Italiano” Confcommercio e il gruppo ristoratori bassanesi aveva proposto alla Direzione del Museo (in data 14 agosto) di proporre una iniziativa dal titolo “Cena al Museo” prendendo spunto dal film “Notte al Museo” …”. Risultato? Scrive Chenet: “Siamo ancora in attesa della risposta!”.
Raffaello verso Bassano? Dove la parola “verso” va intesa nell'accezione di versus e cioè “contro, in contrapposizione”? Purtroppo sì: anche se la mostra al Museo Civico, come più volte ribadito dall'assessore alla Cultura Ferraro, non è stata concepita in “concorrenza” con l'evento vicentino.
Dispiace constatarlo, perché la mostra bassanese - a nostro modo di vedere - è davvero bella e interessante, e merita di essere vista ed apprezzata come ogni “grande mostra” che si rispetti.
E intanto Marco Goldin ci scuserà se prendiamo in prestito il nome della sua organizzazione. Perché Bassano del Grappa è davvero una piccola capitale della cultura e dell'arte, e ha un territorio di eccellenza europea, ma negli ultimi tempi è sovrastata da una impercettibile “linea d'ombra” che le impedisce di risplendere come merita.
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