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Progetto Karizia: Morena Martini all'attacco

Dopo l'intervento di Michele Boato a Cassola, l'assessore provinciale invia una comunicazione al presidente Schneck e al direttore generale di ARPAV Veneto. "L'impianto è unicamente un gassificatore e non rientra nelle competenze della Provincia"

Pubblicato il 13 apr 2012
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Non ha perso tempo Morena Martini, assessore in Provincia a Vicenza, che dopo aver partecipato all'affollata assemblea del Comitato “No inceneritore” di mercoledì scorso all'Auditorum Vivaldi di Cassola, di cui abbiamo ampiamente riferito di un altro articolo (notizie.bassanonet.it/attualita/10805.html) e a seguito dell'intervento del direttore dell'Ecoistituto del Veneto Michele Boato, ha trasmesso ieri due documenti sulla questione: il primo indirizzato al presidente della Provincia Attilio Schneck, e per conoscenza - tra gli altri - all'assessore provinciale all'Ambiente Antonio Mondardo, e il secondo inviato al direttore generale di ARPAV Veneto Carlo Emanuele Pepe.
Nella comunicazione a Schneck e al collega di giunta, l'assessore Martini informa che “ai fini di una corretta valutazione, da parte della Commissione VIA di questo Ente, della vera entità del progetto di Karizia Tecnology, mi preme evidenziare che la presentazione dello stesso quale “Impianto industriale di recupero di materia da rifiuti non pericolosi e pericolosi” potrebbe non essere la dicitura corretta per la definizione dell'impianto e quindi non corrispondere a verità.
Leggendo la relazione presentata, si evince in realtà che si tratta unicamente di un “gassificatore”, cioè di un termovalorizzatore di nuova generazione che - a questo punto - non rientra nelle competenze della Provincia”.

L'assessore provinciale Morena Martini: due lettere a Provincia e ARPAV per richiedere una rivalutazione del caso gassificatore a seguito dell'assemblea di Cassola (foto Alessandro Tich)

“Tutto ciò - prosegue il documento - si deduce con inequivocabile evidenza:

Nella Relazione Generale a pag. 21: “Finalità del progetto e organizzazione generale dell'impianto”, dove è chiaramente spiegato che le finalità dell'impianto sono solo quelle di trattare rifiuti per produrre Syngas attraverso il processo di gassificazione e che gli eventuali residui di materia saranno inviati ad altri impianti di recupero; le fasi di lavorazione infatti sono due: “preparazione dei rifiuti mediante pretrattamento meccanico” e “gassificazione dei rifiuti pretrattati, da cui si ottiene la materia prima: il Syngas”.

Nel Riassunto non tecnico a pag. 5, “Descrizione del progetto”, dove vengono riportati gli stessi elementi con le medesime parole.

Appare del tutto evidente, inoltre, che il Syngas non è materia recuperabile”.

L'assessore Martini chiede dunque “di valutare la possibilità di rimettere alla Regione Veneto la competenza per la valutazione di quanto in oggetto”.
Dello stesso tenore, e con gli stessi contenuti, è la comunicazione al dirigente dell'ARPAV, nella quale la rappresentante di Palazzo Nievo riporta che “la presentazione del progetto quale “Impianto industriale di recupero di materia da rifiuti non pericolosi e pericolosi” è evidentemente un falso” e auspica “che la Commissione saprà tenere in debito conto quanto sopra esposto”.

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