Pubblicato il 22-02-2011 07:17
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L’Italia del Risorgimento a Cenacolo

Il primo appuntamento 2011 dell’Associazione culturale bassanese venerdì 25 febbraio in Galleria Scrimin

L’Italia del Risorgimento a Cenacolo

foto L. Vicenzi

Viene inaugurato con il primo incontro venerdì 25 febbraio il programma 2011 del Cenacolo degli Scrittori Bassanesi, l’associazione culturale presieduta da Chiara Ferronato. L’appuntamento è dedicato a Federico Garcìa Lorca e al suo Llanto por la muerte de Ignacio Sànchez Mejìas con introduzione, lettura e commento di Plinio Marotta. Il 18 marzo in Galleria Scrimin verrà presentata l’edizione de l’Illustre Bassanese dedicato a Guglielmina Bernardi, l’incontro è intitolato a tre poeti, con Mimma, Antonella Roversi Monaco e Paolo Stefanini, interverranno gli Attori del Cenacolo. Venerdì 15 aprile per onorare il 150° dell’Unità d’Italia il Cenacolo si fa patriottico e dedica l’incontro a poesie e canti del Risorgimento. Gennaro Simioli interpreterà l’Inno all’Albero della libertà e Addio, mia bella addio!. L’Inno, noto fra i canti giacobini italiani, era nato probabilmente a Genova, da autori ignoti, intorno al 1796, e fu molto amato da Giuseppe Mazzini che lo cantava, in esilio, accompagnandosi con la chitarra. La Rivoluzione francese aveva portato in Italia un’aria che sapeva di primavera e di possibilità, e che dava nuovo slancio al desiderio di libertà dalla dominazione straniera e all’idea dell’unificazione. La cerimonia dell’Albero della Rivoluzione si svolgeva con l’innalzare nelle piazze di un grande albero che, ornato con nastri tricolori e decorato dagli emblemi rivoluzionari, diventava l’albero della Libertà: intorno, i patrioti, “l’aria solenne e piena di religiosa dolcezza”, intrecciavano danze e festa. L’albero era il simbolo tangibile dei tempi nuovi. Il carattere dell'Inno, nel testo letterario come in quello musicale, non è popolare, ma borghese, come borghese, soprattutto da noi, è stata la spinta che ha infiammato il movimento rivoluzionario popolare. La rivoluzione parte dal popolo ma le scintille sono mosse dalla cultura, dalle idee. Ecco il testo, il parallelo con la Passione, con la P maiuscola, del Mediterraneo in fiamme di questi giorni, sorge spontaneo:

Un dolce amor di patria
s'accenda in questi lidi,
formiam comuni i gridi
- Viva la libertà -

L'indegno aristocratico
non osi alzar la testa;
se l'alza, allor la festa
tragica si farà.
Un dolce amor di patria, ecc.

Già reso uguale e libero,
ma suddito alla legge,
è il popolo che regge,
sovrano ei sol sarà.
Un dolce amor di patria, ecc.

Giuri ìmplacabil odio
ai feudi, alle corone
e sempre la nazione
libera resterà.
Un dolce amor di patria, ecc.

Sul torbido Danubio
penda l'austriaca spada,
nell'itala contrada
mai più lampeggerà.
Un dolce amor di patria, ecc

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